“Italiani, siciliani o napoletani?” Bufera sul questionario delle scuole inglesi

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“Abbiamo fatto l’Italia, adesso facciamo gli italiani”. Nel 2016, sembra che ancora di strada ne abbiamo da fare, almeno per la Gran Bretagna, che ancora distingue tra italiani, napoletani e siciliani.

Sta facendo clamore un questionario che alcune scuole del Regno Unito hanno inviato alle famiglie dei nuovi alunni per il nuovo anno scolastico, con l’obiettivo di stabilire la provenienza etnica dei figli di immigrati per capire se fosse necessaria l’assistenza linguistica per l’apprendimento dell’inglese agli studenti. Nell’iniziativa non ci sarebbe niente di discriminatorio, anzi; tuttavia, il risultato è stato di far sentire gli italiani “discriminati” in base alla regione d’origine.

In particolare, nel formulario si trovavano tre tipi di cittadino italiano: italiano-italiano, italiano-napoletano e italiano-siciliano. Alcune famiglie hanno segnalato il fatto all’Ambasciata Italiana a Londra che è subito intervenuta per chiedere chiarimenti in merito alle autorità competenti.

L’Ambasciata d’Italia nel Regno Unito è intervenuta per richiedere la modifica di talune categorizzazioni regionali riferite all’Italia comparse sui moduli online per l’iscrizione scolastica in alcune circoscrizioni in Inghilterra e nel Galles”, si legge nella nota pubblicata dall’ufficio stampa della sede diplomatica. “I codici presentati per la selezione dell’appartenenza etnica, utilizzati sui siti di alcune circoscrizioni scolastiche, indicavano infatti una scelta fra ‘italiano’, ‘italiano – napoletano’ e ‘italiano-siciliano’”.

“L’Ambasciata ha protestato con le autorità britanniche, richiedendo la rimozione immediata di categorizzazioni”. Nella note verbale si ricorda anche che “l’Italia è dal 17 marzo 1861 un Paese unificato”.

Il Foreign Office britannico è comunque subito intervenuto “deplorando l’accaduto” e assicurando “un intervento affinché vengano subito rimosse queste categorizzazioni non giustificate e non giustificabili”. Il Ministero degli Esteri ha anche aggiunto che “verificherà per quale motivo, in pochi e isolati distretti scolastici, siano state introdotte queste categorizzazioni, che peraltro non avevano alcune volontà discriminatoria, ma semplicemente miravano all’accertamento di qualche ulteriore difficoltà linguistica per i bambini da inserire nel sistema scolastico inglese e scozzese”.

Sulla questione è intervenuto anche l’ambasciatore Pasquale Terracciano. “Si tratta di iniziative locali motivate probabilmente dall’intenzione d’identificare inesistenti esigenze linguistiche particolari e garantire un ipotetico sostegno. Ma di buone intenzioni è lastricata la strada dell’inferno, specie quando diventano involontariamente discriminatorie, oltre che offensive per i meridionali”, ha detto.

Duro anche il commento da parte del sottosegretario al ministero dell’Istruzione italiano, Davide Faraone, che ha dichiarato: “Incredibile che ancora oggi siamo costretti ad affrontare pregiudizi di questo tipo. La scuola italiana ha superato da tempo questi stereotipi e in Italia, come nel Regno Unito, si deve lavorare per l’integrazione e la formazione delle generazioni future”.  

Secondo alcuni, la distinzione tra italiani, siciliani e napoletani potrebbe essere ricercata nel fatto che il siciliano e il napoletano possano essere considerate come “lingue” (almeno dall’UNESCO) e non semplicemente come dialetti. Tuttavia, in Italia la lingua nazionale è una e tutti la studiano a scuola e la parlano, quindi non ci sarebbe motivo di distinguere la provenienza.

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