Sì o No? Ecco come votano gli italiani di Londra al referendum costituzionale

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Sì o No? In Italia non si parla d’altro: la riforma costituzionale proposta dal governo Renzi sta spaccando il Paese in vista del referendum di domenica 4 dicembre. Molto discusso è stato anche il voto dall’estero, in seguito anche all’invio delle lettere da parte del Primo Ministro per invitare gli elettori italiani che abitano al di fuori dei confini nazionali a votare “sì”.

Londra vanta la più grande comunità d’italiani all’estero al mondo: siamo 250mila (stando alle cifre ufficiali) – o più realisticamente quasi mezzo milione (contando chi non si è iscritto all’AIRE). È indubbio che il voto degli elettori italo-londinesi sia importante, tanto che sia Maria Elena Boschi, per il fronte del sì, sia Luigi Di Maio, per il no, sono venuti a Londra per tenere i loro comizi sul referendum.

Come votano gli italiani a Londra? Molti hanno già espresso il loro voto, altri lo faranno nei prossimi giorni. Enrico Franceschini di Repubblica ha provato a fare un’indagine, raccogliendo alcuni punti di vista di italiani che vivono nella capitale britannica. Riportiamo le indicazioni di voto, interessanti anche per fare capire come il referendum viene percepito dalla comunità italiana all’estero.

Tra gli intervistati (che non rappresentano un campione sufficiente a fini statistici) prevale il sì: la cosa interessante da notare è che si sono espresse a favore della riforma per lo più persone benestanti. A favore è ad esempio Livia Giuggioli Firth, moglie dell’attore Colin Firth e fondatrice di Eco-Agem (società di consulenze sullo sviluppo sostenibile).

“Voterò sì per due motivi. A livello geopolitico, la vittoria del no rappresenterebbe un successo dei populismi e ciò non è nell’interesse né dell’Italia né dell’Europa. E a livello nazionale perché da 30 anni si parla di una modifica del bicameralismo e questa riforma, per quanto imperfetta, va in quella direzione”, ha detto Firth a Repubblica.

Il timore di un voto di “pancia”, dell’avanzare di populismi e un’eventuale ascesa di Grillo in caso di vittoria del no è uno dei motivi espressi da molti degli intervistati a favore del sì, come Alessandro Gallanzi (editore), Rosso Franco (avvocato) o Bruno Amendola (medico chirurgo estetico).

Molta preoccupazione, tra i sostenitori del sì a Londra, c’è anche per l’immagine internazionale dell’Italia, la stabilità e la credibilità del Paese. “Abito a Londra da 21 anni e percepisco molto fortemente la sensazione che hanno qui dell’Italia: un paese in cui nulla cambia e dove la politica è impantanata e chi fa politica scalda la sedia. Io so che non è così, ma la vittoria del sì sarebbe un bel segnale per tutti nel mondo”, ha detto Davide Serra (presidente e fondatore del fondo investimenti Algebris).

“Da economista, sono anche preoccupato per gli effetti che una vittoria del no potrebbe avere sul futuro politico e economico del paese. Abbiamo già abbastanza instabilità e movimenti populisti in Europa e nel mondo in questo periodo storico”, ha invece dichiarato Antonio Guarino, docente alla UCL.

C’è anche chi vota sì senza convinzione, riconoscendo che la riforma è scritta male. “Visto il livello della discussione politica, e visto che esce di nuovo ‘Palombella Rossa’ e le parole, come insegna Nanni Moretti, sono importanti, avrei voglia di stare zitta e di buttare via la scheda! Ma non si fa. E allora voto sì, soprattutto perché non ce la faccio a votare come votano Salvini e Berlusconi. Proprio non ce la faccio. Forse non è un’analisi accurata, forse è superficiale, ma proprio non posso”, ha dichiarato Ornella Tarantola, libraia e direttrice di Italian Bookshop.

A favore del no invece Giandomenico Ianetti, docente di neuroscienze alla University College London. “Voterò no, per ragioni sia di principio che di merito. Quelle di principio sono almeno due. Primo, qualunque modifica della costituzione dovrebbe essere ampiamente condivisa e non certo approvata a stretta maggioranza. Secondo, il governo in carica dovrebbe essere assolutamente estraneo alla campagna referendaria, particolarmente in materia di riforma costituzionale”.

“Le ragioni di merito sono numerose: ritengo pericoloso sostenere che l’Italia abbia bisogno di governi forti, che possano fare. L’Italia ha bisogno di legittimità politica, che si ottiene aumentando la rappresentanza e la partecipazione popolare, e non certo con la concentrazione dei poteri in mano a governi che sono espressione di una minoranza degli elettori, e usano con disinvoltura l’istituto del decreto legge, soprattutto nell’epoca dei Trump”.

Dello stesso avviso anche Camilla Grimaldi, consulente per arte e fotografia: “Voto no, perché questa riforma è un pasticcio e non mi fido per niente dei risultati. Penso che la Costituzione è stata scritta dai padri fondatori del nostro Paese, leader politici del calibro di De Gasperi, Pertini, Togliatti, mentre questa riforma è stata scritta da Maria Elena Boschi, secondo quel che si dice con l’aiuto di Verdini. No, grazie, mi tengo la Costituzione che abbiamo“.

C’è anche chi, come Paolo, di mestiere cameriere, non voterà. “Mi sento un anarchico, non ho mai votato a un’elezione politica, soltanto a un referendum, contro le trivelle, e naturalmente ho perso perché il sistema vince sempre”.

Ebbene, se votassi stavolta voterei no perché a questo sistema vorrei dare una spallata, perché non mi sento rappresentato da chi ci governa, perché se mio padre deve aspettare chissà quanto per andare in pensione io la pensione neanche me la sogno e anche per questo preferisco girare il mondo”, ha detto a Repubblica.

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