Arrivano le spille per socializzare in metro a Londra: funzioneranno?

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La metropolitana di Londra è senz’altro una degli elementi iconici della capitale e i londinesi trascorrono buona parte delle loro vita viaggiando sui mezzi pubblici. Se vi eravate immaginati, però, di riuscire a incontrare nuove persone, fare amicizia o magari incontrare l’uomo/donna della vostra vita tra una chiacchera e l’altra durante il tragitto verso il lavoro, vi accorgerete ben presto che le cose, nella realtà, vanno diversamente: la prima regola non scritta della tube è quella di non rivolgere parola (se non per un “sorry” o “thank you”) a un altro pendolare che non conosci.

Per porre fine a questa abitudine poco “social”, un americano, Jonathan Dunne, ha deciso di creare una copia delle famose spille create dal Transport for London per invitare i pendolari a socializzare in metro. Le spille, date gratuitamente, hanno la scritta “Tube chat?” e dovrebbero essere indossate da chi vuole dimostrarsi disponibile a conoscere nuove persone o quantomeno a conversare con gli estranei durante il tragitto.

L’idea, molto carina, è venuta al ragazzo dopo il fallimento di un’iniziativa informale tra colleghi al fine di socializzare. “Le persone sono molto a disagio con le interazioni sociali di base e non capisco se sia solamente una caratteristica di Londra”, ha detto Dunne.

L’iniziativa sta funzionando? Per quanto sembri un’occasione da cogliere al volo, la maggioranza dei londinesi è rimasta terrorizzata all’idea e non indosserebbe la spilla per nessun motivo al mondo. “Il 20 % dei passeggeri ha pensato che Tube chat sia una buona idea, mentre l’80 per cento crede che sia un’idea terribile, anzi la peggiore di sempre”, ha aggiunto il creatore del badge.

Dopotutto, si sa, gli inglesi tengono alle loro tradizioni e il non interagire sulla metro con altri è qualcosa di cui vanno molto fieri. Per questo, non solo il Transport for London si è dissociato dall’iniziativa, ma in rete hanno iniziato a circolare proposte di spille alternative che i londinesi accetterebbero molto più di buon grado: “Non pensare di poter rivolgermi la parola”, “No.”, “Nope”, “Non disturbatemi”.

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In ogni caso Jonathan Dunne non ha intenzione di mollare: è in arrivo una seconda spilla, sempre per tentare di migliorare la socializzazione tra passeggeri. Riuscirà in quest’ardua impresa?

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