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Passaporto britannico: cos’è il “good character” richiesto per ottenerlo

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EU Network

Con l’entrata in vigore della Brexit la questione dell’immigrazione verso la Gran Bretagna è diventata inevitabilmente più complessa. Tra i vari fattori coinvolti da questo nuovo stato di cose c’è anche quello del rilascio del documento di identità. Infatti già negli ultimi anni, a partire dal 2012, il numero di passaporti concessi dalle autorità è sensibilmente diminuito, passando da circa 190mila unità a 120mila.

In sostanza quasi un terzo in meno, e questa differenza è dovuta anche a regole e criteri più stringenti, attuati anche per diminuire il numero degli arrivi ed effettuare una cernita razionale. Tra i nuovi criteri adottati dal Regno Unito per il rilascio del passaporto c’è anche quella del cosiddetto “good character”, che un po’ impropriamente potremmo tradurre in italiano come “moralità, onorabilità, reputazione”, pur riferendosi ad aspetti prettamente legali.

Non esistendo una definizione esatta di “good character” nel British Nationality Act, il governo britannico ha diffuso un documento di circa una trentina di pagine in cui vengono descritti i parametri da tenere in considerazione al momento della naturalizzazione o della registrazione di persone al di sopra dei 10 anni d’età.

Per determinare tali caratteristiche, chi richiede il passaporto viene sottoposto a una serie di domande tese proprio a verificarne l’eleggibilità. In sostanza chi si occupa di questo compito dovrà capire se il richiedente è solito rispettare la legge e se l’ha violata in passato (precedenti penali o civili, dunque) o se è stato sospettato in un crimine; nello specifico sono particolarmente gravi i crimini di guerra, contro l’umanità, di terrorismo.

Viene poi esaminata la situazione finanziaria, dal punto di vista di eventuali more o penali in atto o passate, ma anche i rapporti precedenti con il governo britannico. Molti scrupoli riguardano anche l’evasione di controlli sull’immigrazione (anche in qualità di complici) e la revoca della cittadinanza.

Non si tratta però di decisioni autonome prese dall’esaminatore, in quanto il documento in questione riporta tabelle e cifre piuttosto stringenti: per esempio 4 anni o più di carcere alle spalle precludono in modo quasi assoluto l’ottenimento del passaporto, ma le casistiche sono affrontate in modo particolareggiato, a seconda delle tipologie di crimini e delle sentenze. Lo stesso si può dire per quanto riguarda dichiarazioni di bancarotta o di liquidazione di una società, oppure di debiti ancora in corso.

Allo stesso tempo viene anche stabilito che certi aspetti della vita privata di una persona non possono essere consideranti rilevanti per la determinazione del “good character”: tra questi lo stato civili (divorzi alle spalle o problemi domestici), alcolismo, dipendenza da gioco d’azzardo, fede religiosa, eccentricità dello stile di vita, preferenze sessuali o particolari riguardanti il modo in cui ci si guadagna da vivere.

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