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“Vivere a Londra”: la storia di Giuseppe Spitaleri, in coppia per darsi forza!

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Quella di trasferirsi in un altro Paese non sempre è una soluzione di ripiego, oppure la logica conseguenza degli studi o della carriera intrapresi. A volte infatti si tratta di un sogno attivamente perseguito, il traguardo di un tragitto che ha portato all’avverarsi di un desiderio a lungo covato.

È questo il caso di Giuseppe, il nuovo protagonista delle storie di Londra da Vivere. 30enne catanese, si è stabilito nella capitale britannica insieme alla moglie Irene nel 2015. “Con un volo di sola andata”, specifica.

Quella della coppia è stata infatti una scelta molto precisa, frutto di differenti pensieri, arrivata a piccolissima distanza dalla laurea (in Ingegneria Gestionale, la sua, in Chimica farmaceutica, quella di lei). “Per ambizione e per non avere rimpianti nel non aver avuto il coraggio di averci almeno provato”, riassume Giuseppe, che racconta di una fascinazione per la metropoli londinese di vecchia data.

Giuseppe racconta di essere stato per ben tre volte a Londra, prima di compiere il grande passo, definendo quasi una dipendenza il suo continuo salire sull’aereo: “Avevo bisogno di trascorrere del tempo in questo mondo per sentirmi vivo, per avere nuove idee, vedere il futuro in anteprima. Tutto qui riusciva a trasmettermi energia, fiducia, la mente mi si apriva e tutto ciò mi faceva sognare ad occhi aperti. Avevo trovato una realtà che mi apparteneva, avevo trovato il mondo che avevo sempre e solo immaginato e che non pensavo esistesse davvero”.

Un sogno a portata di aereo, condiviso dalla moglie, amante della cultura british. Per i due c’era anche il desiderio di imparare meglio l’inglese, mai davvero interiorizzato, e di dare un senso al sacrificio di tanti anni di studio. “Le prospettive in Italia per lei erano pressoché nulle”, puntualizza Giuseppe, il quale invece avrebbe potuto proseguire l’attività di famiglia. Non è un caso che i genitori, nonostante non abbiano mai posto problemi, non siano riusciti a capire inizialmente il motivo della partenza: “Ogni volta che ci rincontravamo era sempre come se stessi partendo in guerra e non ci saremmo mai più rivisti.”, ricorda il 30enne.

Un atteggiamento condiviso anche da amici e parenti che continuavano a considerare il trasferimento come un’esperienza temporanea, anche a causa di una certa sfiducia meteorologica nei confronti di Londra. “Le giornate uggiose, la neve, le nuvole, ci hanno da sempre ad entrambi trasmesso un senso di serenità e di pace interiore”, confida Giuseppe, che proviene da un luogo in cui il sole e le belle giornate fanno da padrone per 350 giorni all’anno.

I due giovani però non potevano negare le criticità della Sicilia, dove “era un continuo lamentarsi per tutto ciò che non funzionava e tutto ciò che non mi andava giù: […] in Sicilia puoi stare bene se sei davvero ricco o se conosci tanta gente. Noi non avevamo nessuno di questi presupposti per cui non ci andava di scendere a compromessi per avere ciò che sarebbe dovuto essere garantito di base: un lavoro, uno stipendio regolare, il rispetto della persona e uno stile di vita sereno.

Tuttavia, come spesso accade in questi casi, il primo periodo è stato molto difficile, all’insegna della confusione, dell’ansia e della solitudine. Fortunatamente essere una coppia ha attutito il colpo, e oltre agli aspetti negativi – la frenesia, la scarsa efficienza della sanità locale, la problematicità della ricerca di una casa – sono emersi quelli positivi. Giuseppe ricorda che oltre alla carica iniziale per la novità, ha notato sin da subito la puntualità e l’efficienza dei mezzi di trasporto, indispensabili per la scoperta dei vari quartieri della città, dei mercatini, dei vari negozi e degli infiniti ristoranti.

Tutti stimoli che hanno permesso ai due di vincere i momenti di sconforto. Vi sono state le naturali difficoltà inerenti l’inserimento nella cultura londinese – “tutto è nuovo e non si sa mai come affrontare qualsiasi cosa, dall’aprire un conto in banca al cercare un barbiere e spiegare come vuoi tagliati i capelli” – ma a emergere con prepotenza è stato il problema della casa: molta disponibilità, prezzi altissimi e standard qualitativi al ribasso.

intervista a giuseppe

Un percorso molto faticoso che è durato circa un anno: “Noi siamo dovuti partire da una stanza condivisa con altre sei persone, per poi spostarci dopo tre mesi in uno studio flat e dopo un mese ancora in un altro, finché non siamo riusciti a trovare una CASA come la intendiamo noi, con qualche comfort in più.”

Ma la messa in discussione della propria vita non poteva avere senso senza un’ambizione di tipo professionale. Londra per Giuseppe costituiva il luogo ideale per dare una spinta decisiva alla carriera: “Il lavoro dei mie sogni era sempre stato quello di lavorare nella City, in giacca e cravatta. Così iniziai a mandare dei CV candidandomi a circa 20 posizioni diverse in una settimana. Ricevetti sin da subito chiamate e appuntamenti per colloqui e in 2 settimane riuscì a firmare un nuovo contratto con la multinazionale tedesca Henkel per lavorare come Demand Planner per UK nell’area Supply Chain.”

In precedenza Giuseppe lavorava all’Ikea, azienda presso la quale è stato impiegato per 5 anni, due dei quali in Italia. La voglia di rimettersi in gioco, nonostante la buona posizione ottenuta, lo ha così spinto a dare il meglio. La moglie Irene invece è arrivata a Londra appena ottenuta la laurea: inizialmente impegnata nel settore della ristorazione, è poi riuscita a trovare un lavoro nel suo settore e ora è microbiologa in un’azienda che si occupa del controllo di qualità nel settore alimentare.

Le soddisfazioni in questo campo non sono allora mancate, e oggi i due possono raccontare di aver potuto negoziare lo stipendio, pretendere un aumento, ottenere il giusto rispetto a lavoro anche dai propri capi, e in generale ricevere quel riconoscimento che non avevano ottenuto in Italia – dove le decine di curriculum inviate in un momento di sconforto non avevano avuto risposta alcuna.

Ora i due possono godersi la città. Giuseppe confida di amare “la city, la sua frenesia durante la settimana, la gente in giacca e cravatta, i rumori delle sirene, lo street food, i grattacieli, la finanza e l’insieme dell’arte moderna e l’arte gotica che s’intrecciano”. Tra le attività preferite ci sono le passeggiate tra le rive del Tamigi a Southbank, le visite a Greenwich, la ricerca di nuovi quartieri, locali e ristoranti.

In generale, riconosce l’italiano, a Londra si presta maggiormente attenzione ai beni immateriali e alle esperienze: “Viaggi, cene in ristoranti stellati, concerti, party, feste in maschera al 36° piano di un grattacielo, locali, caffetterie, strade con addobbi natalizi … i beni si deteriorano, diventano obsoleti, gli oggetti ci fanno preoccupare e il possederne quanti più possibile ci rende spesso ansiosi.” Più che accumulare oggetti Giuseppe preferisce costruire ricordi, beni che difficilmente verranno deprezzati o saranno soggetti all’insicurezza imperante.

Infine Giuseppe fornisce una sua interpretazione di Londra e dei londinesi, troppo spesso definite come città e persone fredde e insensibili. Si tratta solo di punti di vista, a sua parere, frutto di esperienze superficiali: “La gente qui non è fredda, è solo timida e rispettosa di chiunque abbia davanti a sé, ti sorride se incroci per un momento il loro sguardo mentre cammini, ti fa spazio in metro, […] ti tratta con rispetto e ti ascolta attivamente se hai un problema.” Rispetto all’Italia, solitamente dipinta come eccessivamente legata al passato, sono gli inglesi a emozionarsi di più e a seguire le tradizioni, ma anche a sfoggiare cortesia e affidabilità: “Tutto funziona perché a tutti viene data una possibilità.”

Tra i progetti futuri di Giuseppe e Irene c’è la possibilità di avere un figlio, in attesa che la ragazza possa farsi strada nel settore scientifico, non ancora troppo sviluppato nel Regno Unito.

Se avete una storia da raccontare, che sia di ispirazione ad altri italiani che sono già a Londra o che sognano di partire per la capitale inglese, contattate la nostra redazione, scrivendoci a press@londradavivere.com

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