Intervista ai Sud Sound System, il gruppo salentino con il cuore raggae

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I Sud Sound System hanno riempito il Dingwalls di Camden Town con la loro musica reggae, ragamuffin e dance hall grintosa e festosa, facendo ballare e battere le mani ad un pubblico numeroso e attento, che comprendeva anche tantissimi giovani. Ciò conferma che lo stile unico intriso di sonorità mediterranee e il messaggio di questa band salentina, che ha ormai alle spalle una carriera più che ventennale, sono sempre attuali e si trasmettono di generazione in generazione.

L’evento organizzato da TIJ EVENS, ha fatto scatenare il pubblico del Dingwalls ai ritmi delle canzoni dell’ultimo album “Sta Tornu”, ma anche di pezzi classici come “Le Radici Ca Tieni”. Il concerto è stato una bellissima festa e abbiamo intervistato i Sud Sound System per voi.

Il nuovo tour dei Sud Sound System prevede alcuni concerti in giro per l’Europa, tra cui Londra. Cosa contraddistingue questo nuovo tour rispetto a quelli precedenti?

Il Tour europeo ci permette di andare a trovare le nostre sorelle e i nostri fratelli che per varie vicende sono stati costretti ad abbandonare la loro terra. La nostra musica è l’evoluzione della Taranta, una danza che aveva come scopo la cura di un intero popolo vessato e sfruttato dai padroni e chi ha origini in queste terre non può far a meno di curarsi con la danza. Per questo giriamo l’Europa: per distribuire la “Medicina”.

Avete suonato spesso in Europa (e in Australia), anche in festival importanti. Vi piace esibirvi all’estero? Come trovate il pubblico straniero rispetto a quello italiano?

Suonare all’estero, per noi che cantiamo in dialetto salentino, è stata sempre una grossa scommessa. Sin dalle prime date fuori confine ci siamo sempre posti il problema della lingua e della comprensione. Tuttavia con il tempo ci siamo convinti che la musica è un vero linguaggio che riesce a tradurre i nostri testi in emozioni comprensibili direttamente dal corpo, attraverso la danza.
Cosa vi ha ispirato maggiormente nella realizzazione del nuovo album “Sta Tornu”?

“Sta Tornu” arriva dopo quattro anni di riflessioni intorno ad un mondo schiacciato da una crisi economica che sta tentando di deprimere le generazioni più giovani e i luoghi più esposti a speculazioni come appunto il Sud. Sta tornando il Sud con il suo modo di intendere la vita, votandosi ad una vita più spensierata, slegata dalla fretta e dall’ansia di produrre. Vivere al Sud significa godersi la natura e non devastarla; godersi il sole ed il vento, significa anche produrre energia con la loro potenza; cantare e danzare sono il collante della società e corroborano le intenzioni comuni di un popolo. Il Sud sta tornando con il suo stile di vita tranquillo, gioioso e fecondo.

Il suono dei Sud Sound System è considerato un cross-over tra musica reggae, raggamuffin, funk, hip hop, dance hall, dubstep e sonorità mediterranee tradizionali, come pizzica e tarantella. Quali sono le vostre maggiori influenze musicali?
Siamo innamorati della black music: abitiamo sulle rive del Mediterraneo e da sempre le nostre coste hanno mischiato gli stili delle terre che vi si affacciano.

I Sud Sound System provengono dal Salento, bellissima terra che negli ultimi anni ha avuto un notevole boom turistico. Cosa ne pensate?

Il turismo è un business importante per la nostra terra perché permette di tamponare l’emigrazione e allo stesso tempo sta rivalutando luoghi e abitudini che erano state abbandonate. Le masserie non sono più vecchi ruderi ma stanno tornando ad essere luoghi produttivi, il barocco incuriosisce visitatori da tutto il mondo, il mare fa innamorare tutti e a tutto ciò aggiungiamo il cibo ed il vino salentino.
Bisogna migliorare questi settori e proteggerli dalle speculazioni delle multinazionali che potrebbero rubarci le nostre risorse, impedendoci di essere padroni del nostro business.

Avete sempre continuato a cantare in dialetto salentino, perché questa scelta?

Cantiamo in dialetto perché ci piace. È la nostra lingua e riesce a renderci più sinceri ed incisivi. Non disdegniamo di cantare e comporre in italiano anche perché in una canzone la lingua diventa uno strumento a disposizione della musica, tuttavia il dialetto contribuisce a valorizzare un messaggio che arriva da un luogo in cui l’identità della sua gente è stata cancellata. Per questo cantare in dialetto diventa anche un gesto rivoluzionario contro il sistema che lo voleva cancellare.

Ci potete parlare del vostro impegno nel sociale, ad esempio nella difesa dell’ambiente e del diritto alla salute?

Il nostro impegno deriva dall’amore per la nostra terra. Chi ama la propria terra deve dimostrare il suo amore con i fatti e non con le sole parole. È chiaro poi, che un artista deve approfittare della sua notorietà per amplificare le istanze e le proteste della sua gente.
Negli anni ad esempio, abbiamo partecipato (e continuiamo a partecipare) alle lotte dei tarantini contro il ricatto occupazionale dell’Ilva, dei brindisini contro la centrale a carbone killer di Cerano, contro la Tap, le speculazioni edilizie sulle coste di Porto Miggiano, la truffa delle biomasse e più in generale contro quella mentalità che ha scambiato il Sud Italia per una discarica o un luogo in cui è normale perpetrare soprusi. Quest’anno invece stiamo portando avanti la battaglia contro la truffa-xylella e la protesta dei contadini salentini che stanno rischiando di vedersi privati degli ulivi: alcuni professoroni (dei miei stivali) dicono in giro che gli ulivi stanno morendo, mentre noi sappiamo per certo che le nostre piante stanno benissimo; è vero, qualche uliveto versa in condizioni pietose, ma ciò accade per colpa dell’incuria, dell’abuso di sostanze chimiche e soprattutto perché lo stato ha abbandonato il settore dell’olivicoltura, rendendo poco remunerativa la produzione ed il commercio dell’extravergine salentino, soppiantato da strani mix di olii che vengono venduti a prezzi stracciati.

Cosa pensate del fatto che tanti italiani di talento lascino l’Italia per trasferirsi all’estero?

L’Italia, purtroppo, è una “Nazione Strana” che sfrutta i suoi cittadini e impedisce ogni loro forma di espressione creativa. I cervelli in fuga sono una risposta vitale a questa nazione che proibisce l’onestà e che in modi più o meno espliciti favorisce il dilagare della mentalità mafiosa.

Come conciliate l’essere internazionali con l’attaccamento alle proprie radici?

In una sola frase: “Simu salentini dellu munnu cittadini!”

E per finire, per favore, potremmo avere un saluto speciale per i nostri lettori e per tutti gli italiani a Londra?

Sorelle e fratelli… fuecu!!!

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