INTERVISTE

La Londra di… Antonio Losciale, un pianoforte e un sogno realizzato!

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“Sono approdato a Londra nell’Aprile del 2014, con tanta delusione nel cuore mista a senso di disfatta. Volo di sola andata. Mi ero dato giusto una settimana per cercare una stanza. Ricordo che piansi per tutta la durata del viaggio, perché sapevo che non avrei mai più rimesso piede in Italia. Il pensiero di allontanarmi dagli amici, dal mio pianoforte, dal mio gatto, dai miei familiari mi buttava giù, sebbene avessi la certezza che avrei fatto qualcosa di buono, presto o tardi. L’Italia mi aveva deluso, pesantemente. Il conservatorio nel quale all’epoca stavo frequentando il biennio specialistico di II livello, ad Ancona, aveva chiuso i battenti per mancanza di fondi e sovvenzionamenti da parte del comune.

 

Così, da un giorno all’altro, noi studenti ci ritrovammo a pagare avvocati per delle petizioni che mai avrebbero sortito alcun effetto. Tra me e me continuavo a ripete che un Paese che negava il diritto allo studio non poteva essere un Paese civile. Sentivo che il denaro investito dalla mia famiglia per la mia istruzione era stato ingiustamente speso, per una ragione o per l’altra. Non ero felice e non stavo ricevendo quello che mi sarei aspettato, ossia serietà. Da adolescente, parallelamente al liceo classico, avevo frequentato il Conservatorio e poi l’università. Ho sempre fatto entrambe le cose, sacrificando buona parte della mia spensieratezza giovanile e dicendo no a quasi tutto e tutti. Credevo in quello che facevo, forse troppo”.

 

Era un sabato sera di inizio Giugno quando strinsi la mano ad Antonio per la prima volta, in un Prèt à Manger semi-deserto di una Leicester Square più affollata che mai: Antonio arrivò e mi strinse la mano. L’alchimia fra due persone del Sud Italia si creò da quel momento e più sorseggiavamo vino insieme ad altri amici in un balcone di Covent Garden più pensavo a come e cosa avrei voluto chiedergli.

 

Antonio arriva dalla provincia di Foggia: è una di quelle persone che si porta dietro, per tutta la vita, il legame con il mare. Una di quelle persone legate ai propri luoghi, che difficilmente vorrebbe abbandonare. Ma la vita là, in quel di casa sua, lo ha tradito che era appena un ragazzino quando a 18 anni decise di emigrare al Nord Italia. E allora come mai, questo giovane uomo poco più che trentenne ha deciso, poi, che Londra dovesse esser casa sua?

 

“Ad onor del vero, Londra non fu la mia prima scelta. New York era troppo costosa e mio padre mi disse chiaramente che non avrebbe mai potuto far fronte a quelle cifre da capogiro. L’Inghilterra non mi era mai andata a genio e poi non conoscevo assolutamente nulla di questo Paese. Nel mio immaginario ed in quel particolare momento della mia vita, il sogno americano rappresentava la svolta, nonché uno slancio irresistibile verso la libertà. Non avendo abbastanza denaro, ripiegai su Leeds e scartata anche quella, ecco Londra: la città in cui mai avrei pensato di finire, ma il Trinity Laban Conservatoire of Music and Dance mi offrì un posto nella classe del Maestro Gabriele Baldocci dopo un’audizione; così non persi l’occasione di scrollarmi di dosso l’Italia”.

 

Sembra che una serie di coincidenze e segni del destino abbiano portato Antonio e Londra ad incontrarsi in una relazione che dura ormai da alcuni anni.

“Da subito mi ha affascinato il suo caos, la gente stramba, le distanze immense, i suoi colori e gli angoli inaspettati. Londra è una città che sorprende e che offre tutto ciò di cui una persona ha bisogno. Parafrasando Samuel Johnson: <<Quando un uomo è stanco di Londra, è stanco della vita, perché a Londra si trova tutto ciò che la vita può offrire>>.

 

Come non essere d’accordo? La credenza comune vuole che Londra sia una città che o si odia o si ama; nel mio caso, questo aut aut non ha attecchito. Ammetto di avere odiato fortemente questa città nei miei primi mesi di permanenza. Non ero ancora in grado di esprimermi come volevo, nonostante dovessi sostenere esami in viva voce al College; ma non era esattamente questo. Mi sentivo fuori luogo, completamente spiazzato, in un ambiente che non sentivo mio. Quella lingua non era la mia lingua ed io non riuscivo a comunicare le mie sensazioni ed emozioni quando dialogavo con la gente. Gradualmente ho imparato ad apprezzare la cultura inglese ed oggi sono fiero della mia scelta. Gli inglesi possono piacere o non piacere; resta il fatto che io riconosca di aver imparato tanto da una cultura distante anni luce dalla mia. Ho dovuto mettermi completamente in discussione per sopravvivere in questa città; un duro lavoro con me stesso, un viaggio inaspettato dentro me stesso. Ho scoperto tanti lati di me che prima ignoravo, belli e brutti. Londra ti mette a nudo, nel bene e nel male. Londra è uno specchio, lo specchio di te stesso“.

 

In un alternarsi continuo di alti e bassi, Antonio ha pian piano costruito la sua vita: rapporti stabili e duraturi, un lavoro che gli piace, una città che gli offre tanto e ormai poca voglia di far ritorno in Italia. Lo ascolto e un po’ mi rivedo in lui…

 

“Ho pensato di mollare mille volte, perché ero tremendamente spaventato dalla differenza abissale tra Università italiane ed estere. Innanzitutto, qui in Inghilterra non c’è la figura del fuori corso e non puoi sostenere esami quando e come vuoi. Esiste una sessione unica, uguale per tutti, perché nessuno mai si permetterebbe di sprecare del tempo prezioso. In caso di fallimento, puoi ritentare l’esame, pagando una fee, previa compilazione del modulo “mitigating circumstances” e riunione apposita di un panel che valuterà il tuo caso nel dettaglio. Il Trinity Laban era molto diverso dai tre conservatori che avevo frequentato in Italia, dato il livello molto alto e la convergenza di ben 60 Nazioni al suo interno.

 

Preparare il Secondo Concerto di Rachmaninoff fu la prima delle mie nuove sfide. Ero terrorizzato ed eccitato allo stesso tempo. In Italia avevo perso la motivazione e le mie mani, ad un certo punto, si rifiutarono di suonare. A Londra avevo scadenze su scadenze e non potevo permettermi il lusso di fallire. Quel Master costava un botto: dopotutto erano soldi della mia famiglia. Ero agguerrito e deciso, sebbene i momenti di sconforto in cui non nutrivo abbastanza fiducia in me stesso. Ricordo che quando feci una seconda audizione di conferma, subito dopo l’induction week nel mio College, l’allora capo Dipartimento di pianoforte mi elogiò con parole meravigliose:<<tu sei un artista!>>.

 

Io timidamente abbassai il capo e non dissi nulla. Fu allora che compresi quanto occorresse lavorare sulla mia autostima. Era giunto il momento. Decisi così di intraprendere una terapia psicologica che di lì a qualche mese avrebbe dato i suoi primi frutti. Mi stavo rafforzando, lontano da casa e senza più le mie vecchie certezze. Non ho mai pensato di avercela fatta, anzi. Sono ancora alla ricerca di me stesso e di un futuro che sia il più appagante possibile. Dopo il Master ho iniziato subito a lavorare e da qualche mese insegno pianoforte e teoria musicale in un Conservatorio privato, il Blackheath Conservatoire. Piccoli traguardi che in Italia sarebbe stato impensabile raggiungere. In Italia non vivi facendo lezione di pianoforte. In Italia non esiste la figura del freelance e essere un musicista non è equiparato ad una professione reale. A Londra la domanda, almeno nel mio campo, è alta e puoi vivere della tua passione -se ci sai fare- data la concorrenza spietata. Incredibile ma vero!”.

 

È semplice e quasi automatico ritrovare se stessi nelle parole e nella storia di Antonio, ma cosa gli hanno insegnato gli inglesi e quali sono i posti di Londra a cui non potrebbe mai rinunciare?

 

“La mia vita prima di Londra era incerta, difficile, non appagante. Non ho mai amato particolarmente la mentalità italiana e qui sto trovando la mia dimensione, a piccoli passi. Gli inglesi mi hanno insegnato come essere professionale. Non c’è spazio per i cialtroni qui. Se hai lacune, di qualsiasi tipo e nel tuo campo, devi colmarle e renderti competitivo per non partire svantaggiato. Londra offre tanto, sebbene sia estremamente competitiva. Ma se ho bisogno di un rifugio che mi dia pace e serenità… beh, senza dubbio Greenwich, il posto in cui ho vissuto per tre anni e mezzo. Non dico di essere felice qui, ma sono sereno. E colgo l’occasione per ribadire a gran voce il mio progetto: lavorare di musica, magari con una scuola tutta mia: un artista ed un insegnante, un professionista… ma finalmente indipendente”.

 

Londra scorre sulle note di una melodia suonata al pianoforte: fra quelli nei veri centri commerciali o nelle principali stazioni, c’è sempre qualcuno che compone le nostre giornate di freschezza e serenità. Antonio è certamente una di quelle mani sul pianoforte che, durante la rush hour, rallenta il nostro passo, ci fa alzare lo sguardo e scoprire cosa c’è intorno a noi: Londra… ritrovando finalmente pace.

 


Se avete una storia da raccontare, che sia di ispirazione ad altri italiani che sono già a Londra o che sognano di partire per la capitale inglese, contattate la nostra redazione, scrivendoci a press@londradavivere.com

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