INTERVISTE

La Londra di… Marco Diodato: Londra come scelta di vita

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TELC

“Quello che mi ha fatto prendere la decisione di spostarmi è stato il mercato del lavoro italiano. Troppe tasse, troppo lavoro in nero, troppi clienti che pagano poco, in ritardo o non pagano affatto, scarso riconoscimento professionale. Mi sono chiesto chi me lo facesse fare, e la risposta è stata: nessuno.”

 

Marco arriva da Verona, è atterrato a Londra quattro anni fa nonostante in Italia non gli mancasse nulla. Col supporto della sua famiglia, della sua ragazza (con cui ora convive) e di una coppia di amici che gli ha offerto ospitalità per il primo periodo di assestamento, Marco ha deciso che Londra era il posto da cui ricominciare.

 

“Londra sembrava offrire le migliori opportunità lavorative nel mio campo di specializzazione, avevo una conoscenza sufficiente dell’inglese tecnico che mi serviva. Certo, il primo impatto è stato abbastanza traumatico: l’inglese parlato impossibile da comprendere, il traffico ed il rumore impressionanti e la cultura in fatto di case, cibo e rapporti sociali completamente diversa da quella a cui ero abituato.

 

Risolte le prime necessità pratiche (telefono, NIN e casa) mi sono fiondato alla ricerca di lavoro. Ho impiegato quasi otto mesi e 300 CV prima di trovarlo: una volta assunto, però, ho avuto un’altra batosta perché i miei sette anni di esperienza in Italia contavano quasi niente per i ruoli senior qui. Allo stesso tempo, tuttavia, mi rendevano over-qualified per i ruoli junior. La gente è strana in tutto il mondo, facciamocene una ragione!”

 

Marco lavora per ASOS, un grosso e-commerce, in qualità di Retouching Technical Lead. “In buona sostanza, mi occupo di risolvere i problemi tecnici di ritoccatori e studi fotografici, migliorare l’automazione e il flusso di lavoro e investigare le nuove tecnologie che potrebbero risultarci utili. È un lavoro che mi ha dato molte soddisfazioni finora, e il mio team è semplicemente fantastico. Ho cominciato poco più di tre anni fa con un contratto a tempo determinato di tre mesi come Junior Retoucher. Pare che la meritocrazia qui funzioni meglio!

 

Prima di trasferirmi, invece, lavoravo da libero professionista come formatore, foto ritoccatore e saltuariamente fotografo. Mi piaceva tantissimo vedere come i miei studenti progredivano e apprezzavano il mio insegnamento, ed onestamente non mi pesava nemmeno viaggiare in lungo e in largo a fare corsi e consulenze. Nonostante ciò, e per via di tutte le motivazione che vi ho già accennato, non potevo più restare in Italia. Certo, io appartengo a quella privilegiata classe di italiani che parte per scelta, anche sapendo di avere in qualche modo le spalle coperte come CV, supporto economico e morale. Ma penso che sarebbe stata allo stesso modo facile/difficile anche se fossi andato da qualche altra parte. Di sicuro se potessi cambiare di nuovo, la prenderei con più serenità e credo mi risulterebbe più facile lasciare il nido.”

 

Marco contagia positività, ma si fa un po’ nostalgico pensando a quanto sia distante dai suoi nipoti che crescono senza che lui possa goderne.

“Ho pensato diverse volte di spostarmi da Londra e tutt’ora non credo che invecchierò qui, ma direi che non ho mai pensato di mollare. Piuttosto mi piace pensare che tengo gli occhi aperti alla ricerca di miglioramento, che sia a Londra o da qualche altra parte. Per ora rimango qui, fra una passeggiata a Richmond Park, il progetto di imparare un’altra lingua, di viaggiare, vedere il mondo e… continuare ad essere felice!”

 

Se avete una storia da raccontare, che sia di ispirazione ad altri italiani che sono già a Londra o che sognano di partire per la capitale inglese, contattate la nostra redazione, scrivendoci a press@londradavivere.com

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