“La Londra di…”Martina Finocchiaro: la vita di una ragazza alla pari alla conquista della città

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Siamo ancora una volta in Friuli, stavolta vicino al mare e la storia che stiamo per raccontarvi ha un che di affascinante, a tratti vintage, come fosse un prezioso maglione della zia che ritroviamo nell’armadio quando tutto sembra perduto, lo stringiamo fra le mani respirandone il familiare profumo e realizzando che tutte le debolezze che ci hanno accompagnato fino a quel momento non sono altro che frutto della nostra immaginazione: la forza arriva, si sposta fino a Londra e porta il nome di Martina Finocchiaro.

“Londra? Se ancora cammino per le sue strade o mi perdo fra i suoi ponti, alzo lo sguardo al cielo e mi chiedo se sono proprio io, proprio qui. Londra e me: chi l’avrebbe mai detto? Probabilmente non realizzerò tutto ciò che è successo in questi ultimi anni finche’ questo capitolo della mia vita non si sarà chiuso.”

Martina è una giovane ragazza di 22 anni, il suo aspetto dolce nasconde un animo nobile ed una grinta contagiosa. Quando le chiediamo di rispondere a qualche nostra domanda, si lascia andare in un generoso flusso di coscienza.

“Londra è capitata per caso nel Novembre 2015 per iniziare una nuova avventura come ragazza alla pari. Appena alcuni mesi prima, ero volata a Manchester per lo stesso lavoro terminato poco dopo, in un brutto modo. Il mio rientro in Italia, allora, fu disastroso: impiegai due settimane per rialzarmi dalla delusione che nulla aveva funzionato, ma fu in quel preciso momento che realizzai di non voler ancora rimanere ferma nel mio piccolo paese. C’erano così tante cose da vedere là fuori ed io avevo appena iniziato a conoscerne la più minuscola delle parti. Così tornai una seconda volta sul sito dell’organizzazione Au Pair World e dopo pochi giorni ricevetti un’offerta da quella che sarebbe diventata la mia seconda famiglia. A ferragosto avevo un nuovo contratto, un biglietto aereo di sola andata ed una famiglia con quattro bambini che mi aspettava a Londra.

<<E così vai a Londra?>>, mi chiedevano famiglia e amici. <<Io? A Londra?>>, pensavo. Io che questa città l’avevo studiata a scuola ed il pensiero di viverci non mi aveva neanche mai sfiorato. Mi limitavo a sognare guardando le foto di mio fratello viaggiare e vivere in altri Paesi, mentre un atipico ed apparente ma quasi forzato immobilismo mi tratteneva ancora lì da dove sarei dovuta, invece, partire.

I miei genitori, alla notizia di un’altra partenza, non fecero salti di gioia e la loro riluttanza, col tempo, si trasformava in accettazione. Mia madre era un po’ più speranzosa, o forse cercava solo di farmi coraggio visto che la mia voglia di ripartire era grande tanto quanto la mia paura; fu lei che la notte prima di quel volo passò ore a rassicurarmi: <<Questa volta sarà la volta buona, vedrai>>, mi diceva e così è stato.

Ho avuto l’occasione di vivere in una famiglia meravigliosa che mi ha insegnato moltissime cose, dato spunti e consigli su come scoprire e vivere al meglio questa città. Il contratto con cui sono partita sarebbe durato fino a Maggio del 2016 ma, dopo una pausa estiva di lavoro in Italia, sono ritornata ancora qui, nella stessa host family. Il mio impegno, anche in questa occasione, termina a Maggio ma questa volta ho deciso di non ritornare. Sento il bisogno di iniziare qualcosa di nuovo, altrove. Non so ancora cosa. Faccio parte di quel gruppo di persone che non sa cosa fare della propria vita, non sogno una carriera precisa; mi piace aiutare la gente, cucinare dolci per gli amici e viaggiare“.

Cosa significa esattamente essere, o fare, la ragazza alla pari? “È un lavoro che consiste nel do ut des e nel facio ut facias. La famiglia ospitante fornisce vitto e alloggio in cambio di un aiuto completo o parziale nella gestione dei figli e della casa, con una paghetta settimanale che varia al variare di alcune condizioni. E no, non è così conveniente ed appetibile come potrebbe sembrare da fuori. La mia host family ha origini filippine: una chicca in più che mi ha permesso di scoprire ed apprezzare una cultura diversa, amandone usi e costumi… e cibi, ormai i miei preferiti. Io vivo in zona 6, distante circa venti minuti di treno da Victoria Station.

Mi alzo ogni mattina molto presto ed insieme alla zia, che vive con noi, prepariamo colazione e pranzo per i bambini. School run e poi ho la mattinata libera fino alle 15, tempo che di solito impiego sbrigando faccende domestiche, rifugiandomi in un libro al Cafè vicino casa o esplorando i dintorni. I miei pomeriggi sono sempre molto occupati: tutti e quattro i bambini svolgono moltissime attività extra-scolastiche e praticano parecchio sport, di solito non finisco prima delle 20.30 – 21.

Nonostante sia una famiglia numerosa, la buona educazione impartita dai genitori ai bambini fa sì che io venga ascoltata e vista come una guida, non ci si annoia mai ma è divertente stare con loro e vederli crescere. La difficoltà iniziale del conoscere i loro singoli caratteri è stata superata dalla complicità differente instaurata con ciascuno di loro. Le persone tendono a sorridere prima di sapere che mi occupo di quattro bambini; a quel punto il loro sorriso lascia spazio alla disperazione ed alla compassione”.

Con gli occhi fieri ed il sorriso genuino, Martina ci racconta come è, invece, la sua Londra.

“Uno dei miei posti preferiti è St. Dunstan in the East. Un tempo era una Chiesa ma, dopo essere stata distrutta durante la Seconda Guerra Mondiale, è stata trasformata in giardino pubblico. Quando sono libera e non piove, mi rifugio lì dentro. Molto spesso mi ci ritrovo da sola e questo mi permette di poter dimenticare la gente che sta là fuori.
Una cosa che adoro di Londra sono gli artisti di strada: non passa giorno in cui io non mi fermi ad ascoltarne almeno uno. In particolare un signore dai capelli bianchi e chitarra in mano: lo vidi per la prima volta a Southbank lo scorso marzo. Cantò tre delle mie canzoni preferite ed io rimasi incantata ad ascoltarlo. Da quel giorno, ogni volta che lo ritrovo mi fermo per parlarci.

La cosa che mi manca di più di casa è il fatto di poter prendere la macchina e raggiungere il mare in una ventina di minuti; non ne sono mai stata una grande amante ma negli ultimi tempi ho realizzato che, in realtà, mi manca un sacco potermi sedere per terra, chiudere gli occhi e sentire il rumore delle onde“.

Martina è una fantastica sognatrice, oltre che un’eccezionale lavoratrice. Quel che lei definisce insicurezza è, al contrario, determinazione, grinta e forza d’animo. Chiacchierare con lei ci ha ricongiunto con lo spirito più puro di questa città, con la ragione primaria che ha guidato qui tutti noi. Auguroni per il tuo futuro Martina e torna a trovarci quando vuoi… a Londra, ovviamente.

 

Se avete una storia particolare ed avvincente da raccontare, che sia di ispirazione ad altri italiani che sono già a Londra o che sognano di partire per la capitale inglese, contattate la nostra redazione, scrivendoci ad info@londradavivere.com

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