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Lavorare come ragazza alla pari (o au pair) a Londra: ecco come fare!

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Londra ancora il paese dei balocchi? Inutile dire che è stata invasa da italiani ma non solo quelli, purtroppo o per fortuna, dato che se così non fosse, lo splendore che in se conserva questa città non sarebbe così illuminante per le aspettative di molti ragazzi che la considerano come prossima meta lavorativa o come città di stabilizzazione.

Il multietnico, infatti, fa di Londra una risorsa di opportunità, sia in termini di lavoro che di scambi interculturali per studenti o per i cosidetti “au pair”, termine bizzarremente coniato dal francese per definire la moderna figura di Mary Poppins. Sembra infatti intramontabile il ruolo di nanny in tutta l’Inghilterra che, apparentemente percepito come tappabuchi in mancanza di altre posizioni offerte, apre moltissime porte.

Ma diventare un au pair non sembra però essere così easy. Ne sono prova tutte le domande che i miei amici mi fanno a riguardo. Come trovo la famiglia ospitante? Come avviene la selezione? Quanto si guadagna? Che responsabilità ci sono? Come faccio a scegliere tra due risposte positive?

Il primo quesito prevede una risposta ovvia ma evidentemente anche il mondo di internet è piuttosto confuso se tutti continuano a chiedermelo. Siamo ormai tutti esclusivi utilizzatori dei motori di ricerca che, se usati da meri esploratori, forniscono solo un mucchio di informazioni che riportano al punto di partenza. Il sito web più idoneo alla ricerca di famiglie ospitanti in tutto il mondo è www.aupair-world.com.

Ci si registra al sito scrivendo una descrizione personale del proprio profilo (cara famiglia, chi sono, perché au-pair). Suggerirei di basarsi su ciò che le famiglie cercano piuttosto che su quello che si sta cercando. D’altronde è come candidarsi ad un’offerta di lavoro: bisognerebbe sempre chiedersi “perché me invece di un altro?”. Ebbene si, molta competizione anche per fare l’au pair, dovuta al fatto che siamo tutti un po’ in fuga e coloro che rimangono sono alla ricerca di non troppi sbattimenti per apprendere la lingua, ormai richiesta ovunque per ottenere un posto di lavoro.

Il portale invia la candidatura alla famiglia ospitante con una risposta automatica. Se credi di non essere omologato, leggi attentamente le esigenze della famiglia per la quale ti stai candidando e rispondi con una risposta personalizzata, facendo domande di curiosità o riguardo punti che vuoi approfondire.

Esiste inoltre un easy find che permette di fare un filtro delle famiglie con le caratteristiche di tuo interesse (numero di figli, città di soggiorno, disponibilità e tempo di permanenza ecc.). Il sito salva le ricerche di interesse ed invia un daily per email. Per esperienza, mi preme ricordarvi di accedere almeno una volta a settimana in quanto, a distanza da circa un mese di non utilizzo, il profilo viene disattivato e cancellato in automatico! Se vuoi diventare un au-pair, non sottovalutare questo primo step di ricerca.

– Ma come avviene davvero la selezione? Mi sono sempre chiesta, tutte le volte che ne ho avuto occasione, sulla base di cosa sarei stata valutata. La risposta è sempre la stessa: sulla base di ciò che all’altro serve. Questo principio vale per qualsiasi offerta di lavoro e quella in questione può essere riconosciuta come tale.

Un lavoro che è abbastanza delicato aggiungerei, poiché l’attività principale è quella di gestire i bambini di altre persone. E i bambini in Inghilterra sono trattati con i guanti gialli, bene che lo sappiate.

È illegale schiaffeggiarli e di pessimo gusto sgridarli, soprattutto in strada. Detto ciò, dovrete dimostrate un amore spassionato per i bambini, far crederlo a loro e convincervene voi visto che, avendo i londinesi una vita full, li affideranno completamente a voi senza curarsene. La ragazza alla pari o, più raramente, il ragazzo alla pari, diventa un educatore per i bambini, poichè sarà più il tempo che loro passeranno con voi che quello che passano normalmente con i genitori.

Se non doveste ricevere alcuna risposta alle candidature, provate a scrivere che amate farvi rincorrere per tutta la casa tra le 8.00 e le 8.30pm, pare che sia una delle attività extracurriculari preferite dai tutti i bimbi inglesi che usano come scusa per non andare a letto. E ci credo, come possono avere sonno alle 7.30 di sera!?!

– Quanto si guadagna? Pare che la paga legale riconosciuta ad un au pair sia tra i 60 e gli 80 pounds. La cifra però, a quanto sembra, cambierebbe dalla zona in cui l’au pair è allocato. A volte anche dalle ore lavorate ma, in genere, la famosa paghetta settimanale sarebbe un forfait stabilito con eventuali extra di babysitting notturni già inclusi.

È comunque a discrezione della famiglia ospitante riconoscere una paga maggiore, qualora l’attività puramente di au pair diventi un’attività più impegnativa. Questo genere di prestazioni, come ad esempio può essere quella di cleaner, in UK possono essere pagate cash legalmente.

Mi piace sempre pensare che il guadagno, in tutto quello che si fa, non è sempre e solo percepito in formula di denaro ma soprattutto di arricchimento culturale, relazionale, curriculare. La camera ad uso personale viene sempre riconosciuta for free, così come il vitto, per il quale nella maggior parte dei casi il ragazzo alla pari dovrà adeguarsi alla cultura di destinazione. Niente paura, la pasta è diventata una moda e nei supermercati si trova di tutto.

In casi eccezionali ho sentito parlare di condivisione della room con i bambini ma, ripeto, casi del tutto eccezionali! Il bagno è sicuramente condiviso e, nella maggior parte dei casi, non ha il bidet, eccetto in qualche casa di recente costruzione.

Questa quasi indipendenza permette benissimo di “vivere altrove a spese degli altri”, imparando la lingua, visitando la città, facendo nuove amicizie multietniche e imparare a muoversi in un territorio diverso dal proprio. Credo fortemente che la vita sia fatta, prima di tutto, di relazioni. Ecco perché penso che stia alle nostre capacitàtrovare quelle giuste per rispondere alla fatidica domanda “quanto si guadagna?”.

Che responsabilità ci sono? Come direbbe mia madre “non pensare di andarde là a dormire fino a mezzogiorno! Tre bambini sono una responsabilità!” Sante parole. Bisognerebbe pensare al ruolo di au pair come un’opportunità piuttosto che come un’avventura da diciottenni alla ricerca del proprio futuro trascinandosi dietro marmocchi che percorrono irrequieti le strade di Londra.

Stare con loro, con il corpo e con la mente, senza distrazioni, aiuta ad entrare nella loro cultura, sbloccando quella sindrome di risposta automatica dal cervello meno che dalla bocca, e soprattutto insegnano quello che a scuola nessuno ti dirà mai! Probabilmente, al tuo spalancare gli occhi davanti ad una nuova parola appresa, il bambino farà cenno di no con la testa, bisbigliando tra sé “you don’t understand”.

E qui, vi consiglio di mantenere la calma, farvi passare l’ulcera stamparvi un sorriso sulle labbra e dirgli in italiano “nemmeno tu conosci l’italiano, baby”. Nel giro di una settimana vi chiederà di insegnargli un’altra lingua, la vostra! Le responsabilità che concernono l’au pair vanno al di là di una forma contrattuale di lavoro che, come abbiamo ben compreso, non c’è. Si tratta infatti di una questione morale che è propria del teritorio British e si va a conformare con i valori dell’au pair stesso.

Partirei dalle prime ansie mattutine scaturite dall’utilizzo di quello che loro chiamano scooter (il nostro monopattino), con lo scopo di velocizzare il drop off. Fin quando il bambino da curare è uno sembra un’invenzione geniale ma, trattandosi di famiglie tra i 2 e i 5 figli, converrà chiederne uno per voi se vorrete stare a passo!

Due occhi davanti e due dietro. Attenzione alle automobili, taxi e bus per primi vanno velocissimi e i drivers rispettano i semafori per secondo. Per cui se sta per scattare il verde e voi pensate di fare in tempo per attraversare rischierete di tornare a casa con un bambino in meno. Inoltre, se i bambini di tutto il mondo non guardano prima di attraversare, devo ammettere che loro sembrano essere abbastanza addestrati. Lasciategli la libertà sana al saper crescere, i marciapiedi sono abbastanza grandi e sicuri ma non toglietegli gli occhi di dosso, tanto ci sarà sempre qualcuno pronto a chiedere “sono con te, vero?”.

Come faccio a scegliere tra due risposte positive? I colloqui face to face avvengono esclusivamente su Skype, qualora non vi trovaste già sul territorio. Il mio personale consiglio è di richiederlo sempre, anche se temete di non capirci un’ h di inglese. Questo permette, a voi, di confermare tutte le informazioni che vi hanno scritto per email; a loro, di conoscervi e farvi vedere in cam ai bambini. E si, loro avranno l’ultima parola nel processo di selezione.

La maggior parte delle famiglie inglesi hanno l’au pair e quelle che ce l’hanno sono spesso ricche/benestanti. Di conseguenza i bambini sono, seppur rispettosi (perché così educati) un po’ viziati (marci, aggiungerei). Pertanto, se vi sentite forti e sicuri di poter piacere a qualsiasi bambino, proponete voi una videocall premettendo (qualora vi sentiste deboli nell’inglese) che state per andare lì per imparare/migliorare la lingua e la chiamata non sarà perfetta.

In alcuni casi, vi verrà richiesto un colloquio conoscitivo con i vostri genitori. Questo viene fatto più che altro se siete minori o 18enni e da famiglie rigide mentalmente o da quelle alla ricerca di maggiore sicurezza (ricordate che vi stanno per affidare i loro bambini). Inutile dirvi che, trattandosi di scegliere un nuovo ambiente dove trascorrere un vostro pezzo di vita, concentrerei la mia scelta sul tipo di famiglia e ognuno di noi ne ha uno in testa. Non tutte le famiglie inglesi, per esempio, sono open mind.

Mi è capitato di conoscere au pair che vivevanano in famiglie dove si cena tassativamente tutti insieme alle 6.30pm, si va a letto alle 9.00pm e alla mezza il sabato sera. Il numero dei bambini, in questo processo è importantissimo, specialmente se è la vostra prima esperienza. Meno bambini da gestire avrete, meglio sarà.

La zona è un altro elemento distintivo, Londra è grande, ad oggi 13 linee metropolitanee e, come in tutte le città, si compone di zone meno “carine” sia in termini di popolazione che di servizi pubblici. Per ultimo, dipende il vostro livello di sopportazione, il bagaglio di cultura e gli obiettivi che volete raggiungere, domandatevi se vale la pena scegliere la famiglia bilingua!

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