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Brexit, lunedì Theresa May in Parlamento con il piano B: ecco lo scenario

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EU Network

Il Regno Unito ha tempo due mesi per decidere del suo destino. Dopo che il Parlamento ha rifiutato l’accordo ideato da Theresa May, ecco che ora il paese è nel caos più che mai. Il gruppo di conservatori che, a tradimento, si è opposto all’accordo di Theresa May, adesso è diviso in minimo sei fazioni.

Ma anche il partito laburista, guidato da Jeremy Corbyn, ha l’animo lacerato fra gli europeisti e gli scettici. In questo clima difficile, lunedì Theresa May dovrà tornare a Westminster e presentare il cosiddetto piano B. Theresa May non torna indietro: il piano è quello di uscire dall’Europa con un accordo, niente secondo referendum.

In questo scenario così frammentato, persino la Regina Elisabetta II ha ritenuto opportuno richiamare il paese all’unità. Durante il discorso per il centenario del Women’s Institute, la sovrana ha chiesto che venga trovato un “terreno comune”. Elisabetta II ha voluto ricordare a tutti di percorrere la via dell’unità, di superare le divisioni e la necessità di un maggior dialogo.

Martedì 29 gennaio, poi, toccherà al Parlamento decidere se accettare o meno il piano B (molto simile al piano A). Chi aspetta qualche indicazione da parte dell’Europa, è destinato a ottenere ben poco. Dal Belgio chiedono che venga presa una posizione definitiva.

Anche se l’Europa potrebbe essere più comprensiva se solo da Londra smettessero di trincerarsi dietro il “Brexit means Brexit”: basterebbe che il Regno Unito ammettesse che la scelta di uscire dall’Europa non è facile per nessuno. In fin dei conti neanche l’UE vuole una “hard Brexit”.

Nel caso in cui Westminster approvasse i piani di uscita, ecco che a marzo il Regno Unito uscirà ufficialmente dall’Europa. Ma cosa succederà se il Parlamento non approverà nuovamente la proposta? Potrebbe accadere di tutto, nessuno può prevedere il destino del Regno Unito: ci potrebbe essere una proroga per la decisione, ma questo solo se la UE la accorderà (ma preferibilmente non dopo le elezioni europee del 26 maggio).

Oppure potrebbe esserci un secondo referendum. Non è esclusa neanche l’ipotesi di un voto di sfiducia per Theresa May (ma chi vorrebbe prendere il suo posto in un momento simile?).

A rendere la situazione ancora più difficile, c’è anche il ritorno di Nigel Farage, il politico che maggiormente aveva voluto il referendum nel 2016. Farage si oppone ad un nuovo referendum e, dopo tre anni di basso profilo, sarebbe in procinto di ritornare, per promuovere di nuovo la Brexit. Non resta che attendere lunedì per vedere se il Parlamento accetterà o meno il piano B.

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