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Nuove regole sull’immigrazione in UK: il NIN non basta più

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AGGIORNAMENTO: Complimenti a tutti quelli che hanno capito che si trattava di un pesce d’aprile. E per tutti gli altri… paura, eh?

C’era da aspettarselo. Tra la Brexit, l’UKIP e i controlli alle frontiere qualcosa di concreto doveva succedere. Non più solo chiacchiere: il governo inglese ha deciso davvero di cominciare una serie di manovre per arginare la costante immigrazione che negli ultimi anni è cresciuta in maniera sempre più esponenziale.

Ecco perché ad aprile verrà varata una proposta di legge per cambiare la procedura di richiesta del NIN. Per ottenere il National Insurance Number, necessario tra le altre cose per lavorare, non basterà più solo una richiesta formale ma occorrerà fare un test.

Ma un test di che tipo? Una sorta di questionario sulla nostra conoscenza del Regno Unito. Simile a quelli che si svolgono per ottenere la cittadinanza, ma meno difficili. Vi saranno domande strettamente inerenti alla nostra conoscenza del sistema politico e legislativo, del tipo “com’è composto il Parlamento”. Altri di carattere storico, che spazieranno dal Medio Evo ai giorni nostri. Ma anche quesiti di cultura generale: e da questo punto di vista potrebbero essere tirate in ballo anche le Spice Girls.

L’obiettivo sarebbe duplice. Da un lato assicurarsi che chi fa domanda per il NIN mostri un genuino interesse nei confronti del paese in cui sta chiedendo di poter lavorare, e di voler dare un contributo all’intero sistema socio-economico. Dall’altro attuare una sostanziale scrematura: perché chi non passa l’esame non potrà ripeterlo per i successivi due anni. Un tale lasso di tempo è stato considerato immaginando che nessuno rimarrebbe così a lungo in un paese senza poter lavorare, e di conseguenza rivolgerebbe il suo sguardo altrove. In pratica: non siamo noi che ti cacciamo, sei tu che te ne vai.

Ma chi abbia già il NIN non stia tanto tranquillo, perché la legge ha una sorta di retroattività: entro due anni dalla sua approvazione, infatti, anche chi ha già il numerino dovrà eseguire il test.

Naturalmente le polemiche non sono mancate. C’è chi accusa una tale proposta di legge discriminatoria, e per niente in accordo con le leggi sulla libera circolazione nella UE. Altri invece paventano un aumento del lavoro nero: chi non supererebbe il test, pur di non lasciare il paese, lavorerebbe clandestinamente.

“Abbiamo vagliato tutte le ipotesi” sostiene Tony Johnson, leader del partito federalista che ha proposto la legge “e si tratta della soluzione migliore. Siamo sicuri che la legge verrà votata dalla maggioranza del Parlamento, perché abbiamo già ottenuto numerosi riscontri di approvazione. Occorre fare qualcosa per fermare il flusso di stranieri che si recano nel nostro paese solo per approfittare dei benefit: chi vuole davvero contribuire alla nostra economia lo dovrà dimostrare”, riporta un’intervista del quotidiano inglese The Daily Gullible.

Tempi duri per noi immigrati.

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