LAVORO

Visto di soggiorno, passaporto e diritto di circolazione: i documenti che servono davvero per vivere e lavorare a Londra

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Per lavorare a Londra o comunque nel Regno Unito non serve alcun visto lavorativo.

Nonostante il Regno Unito e l’Irlanda non abbiamo aderito al c.d. “spazio Schengen” (che prevede l’abolizione dei controlli alle frontiere interne tra i 26 paesi europei che vi aderiscono – 22 paesi UE più Norvegia, Islanda, Liechtenstein e Svizzera), sono comunque tenuti a rispettare la normativa europea in materia di libera circolazione.

Il diritto di ogni cittadino UE (ovvero di ogni cittadino di uno Stato membro dell’Unione Europea) a muoversi e soggiornare in un altro Stato membro deriva direttamente dai Trattati istitutivi (art. 21 TFUE+ art.45 della Carta dei diritti fondamentali dell’UE) e viene disciplinato dalla direttiva 2004/38 riguardante appunto la libera circolazione dei cittadini UE e dei loro familiari.

La direttiva (che ha ricevuto applicazione nel Regno Unito con la EEA Regulations 2006) prevede che insieme al cittadino UE che esercita la libertà di circolazione (vale a dire quindi che si sposta in un altro Stato membro) abbiano diritto di seguito e al ricongiungimento i “familiari” siano essi cittadini UE che provenienti da Stati Terzi. Nella nozione di “familiare” rientrano:

  • Il coniuge/il partner con cui si sia contratto un’unione registrata equiparata al matrimonio secondo la legge dello stato ospite;

  • I figli minori di 21 anni o a carico del cittadino e del coniuge/partner;

  • Gli ascendenti a carico e quelli del coniuge/partner.

Detto questo, la direttiva individua tre tipi di diritto di soggiorno per i beneficiari della libertà di circolazione:

  1. Ingresso e soggiorno fino a tre mesi: il cittadino UE ha diritto di entrare e soggiornare liberamente in un altro Stato Membro per un periodo di 3 mesi con l’unico obbligo di possedere un documento d’identità valido (carta d’identità o passaporto). Può quindi entrarvi e soggiornarvi sia per cercare un lavoro, per fare visita a qualcuno, per turismo o per qualsiasi motivo si voglia senza aver bisogno di nessun visto. Unico limite è quello di “non diventare un peso eccessivo per il sistema di assistenza sociale dello Stato ospite”, motivo che giustificherebbe l’allontanamento.

  2. Ingresso e soggiorno per periodi superiori ai 3 mesi: il soggiorno per periodi superiori ai tre mesi è previsto per le seguenti categorie di cittadini UE:

  • Lavoratori (subordinati o indipendenti);

  • Persone alla ricerca di lavoro purché dimostrino di star cercando lavoro e che abbiano una possibilità concreta di trovarlo;

  • Persone che si possono mantenere economicamente e che hanno l’assicurazione medica che copra tutti i rischi nello Stato ospitante;

  • Studenti purché dispongano di risorse economiche sufficienti per non diventare un onere eccessivo per lo Stato e di un’assicurazione medica;

  • Familiari che accompagnano o raggiungono il cittadino UE il quale deve avere le risorse sufficienti a mantenere il nucleo familiare riunito.

  1. Soggiorno permanente: dopo 5 anni di residenza continuativa e legale nello Stato ospite si ha il diritto di soggiorno permanente, che si attesta tramite un documento rilasciato dalle autorità dello Stato ospite (lo stesso vale per i familiari che non siano cittadini).

Da sottolineare che, a difesa dello Stato ospite, l’allontanamento di un cittadino UE dal proprio territorio, oltre al citato “diventare un onere eccessivo per il sistema sociale dello stato ospite” (ricordiamo che accessi episodici a prestazioni assistenziali non possono costituire onere eccessivo e che, nei periodi di soggiorno superiori a tre mesi, la conclusione di un rapporto di lavoro non significa allontanamento dallo Stato), può essere previsto per motivi di sanità pubblica (se il cittadino ha malattie con potenziale epidemico o pericolose secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità), motivi di ordine pubblico e pubblica sicurezza, vale a dire nel caso in cui lo straniero rappresenti “una minaccia reale, attuale e sufficientemente grave” tale da ledere “un interesse fondamentale della società”. Dopo un periodo di residenza superiore ai dieci anni nello Stato ospite, si può essere allontanati esclusivamente per motivi “imperativi di pubblica sicurezza”, cioè per condotte particolarmente gravi che attentino alla preservazione dello Stato, alle sue istituzioni e alla democrazia.

In ogni caso, ogni provvedimento di allontanamento deve essere notificato per scritto e contenere le motivazioni (tranne casi eccezionali in cui i motivi facciano riferimento alla sicurezza dello Stato); inoltre, la persona interessata ha il diritto d’impugnazione giurisdizionale potendo quindi fare ricorso al giudice affinché riveda il provvedimento stesso.

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