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Italiani a Londra, Boris Johnson ci richiama: “Tornate, siete i benvenuti”

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Siete i benvenuti”. Certo, l’italiano è stentato e il messaggio è pronunciato con qualche incertezza, ma la dichiarazione di Boris Johnson pronunciata in sede di conferenza stampa non lascia dubbi. I nostri connazionali che lavorano e risiedono in Gran Bretagna verranno accolti a braccia aperte, ovviamente con qualche accortezza legata alla situazione di pandemia in cui viviamo.

Come sa chi ha seguito le vicissitudini delle disposizioni governative riguardo le misure da adottare per contrastare il Coronavirus, dall’8 giugno, infatti, è previsto un periodo di auto-isolamento di due settimane per tutti coloro che arrivano nel Regno Unito da altri Paesi (fanno eccezione solo l’Irlanda, le Isole del Canale e l’Isola di Man). La pena prevista, almeno per quanto riguarda l’Inghilterra, è una multa di 100 sterline nel caso di mancato invio dei propri dettagli di contatto e di 1000 pound se si rifiutasse la misura della quarantena.

Lo stesso Johnson ha riconosciuto che il comitato di benvenuto previsto non è dei migliori, ma nel suo breve discorso ha parlato di provvedimenti necessari, per quanto adottati a malincuore: “Siamo tutti stati in lockdown per tanto tempo, è un’imposizione ma dobbiamo davvero sconfiggere questo virus. Tuttavia vi vogliamo indietro”.

In qualche modo quello del Primo Ministro è anche un tentativo di pacificazione degli animi, dopo che il documentario Dispatches andato in onda su Channel 4 ha riportato in auge la pericolosa decisione di non procedere al lockdown se non dopo il 16 marzo (con entrata in vigore una settimana dopo) e dopo il ricovero ospedaliero dello stesso Johnson. Nell’inchiesta si sottopongono varie prove allo spettatore riguardanti l’adozione consapevole della strategia dell’immunità di gregge nel Regno Unito.

D’altro canto una curiosa coincidenza vuole che l’Italia sia al centro delle polemiche scaturite dalle dichiarazioni del professor Neil Ferguson, epidemiologo presso l’Imperial College ed ex consulente del governo, dimessosi dal Sage dopo aver violato la quarantena per incontrarsi con la propria amante. Lo studioso, che con i propri modelli predittivi aveva convinto Johnson ad adottare la misura del lockdown, ha infatti asserito che Italia e Spagna sarebbero stati fondamentali nella propagazione del contagio in Gran Bretagna.

Le migliaia di persone potenzialmente infette provenienti dai due Paesi sarebbero state tra le cause decisive della crisi epidemica, ha asserito lo scienziato durante un’audizione alla Camera dei Lord: “A preoccuparci erano la Cina e altri Paesi asiatici ma ora è chiaro che centinaia se non migliaia di persone infette stavano entrando nel Regno Unito dalla Spagna, e in una certa misura dall’Italia, tra fine febbraio e inizio marzo, prima che fosse stato previsto un sistema di sorveglianza”.

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