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Brexit, Boris Johnson: “Non abbiamo intenzione di introdurre visti”

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Si torna a parlare di Brexit: sebbene non formalmente, il governo britannico ha iniziato a muoversi per elaborare una strategia da seguire per ottenere i maggior vantaggi possibili sulle condizioni d’uscita dall’UE, ma allo stesso tempo ha anche iniziato ad avviare intese commerciali con i singoli Stati. Mossa, quest’ultima, che non è molto piaciuta alla Commissione dell’Unione Europea.

Londra ha dichiarato di voler attivare l’art. 50 del Trattato (che disciplina la procedura di uscita di uno Stato Membro dall’UE) non prima dell’inizio del 2017, ma è chiaro che abbia iniziato a muoversi per trovare consensi e appoggi negli altri 27 stati che fanno parte dell’Unione Europea, i quali potrebbero far sentire la loro voce e influire sulle linee guida che il Consiglio europeo dovrà formulare per esprimere la posizione dell’Unione sulle condizioni di uscita del Regno Unito.

David Davis, ministro per la Brexit, ha detto che la permanenza del Paese nel mercato unico europeo sarà “molto improbabile”, anche se il premier Theresa May non ha voluto confermare questa posizione, spiegando invece che il suo obiettivo è di ottenere dall’UE il controllo sugli ingressi degli immigrati comunitari nel Regno Unito e un accordo “giusto” sugli scambi commerciali.

Un’uscita soft è insomma auspicata dal governo britannico, che però ha deciso di non svelare la sua strategia fino a quando sarà il momento di mettere le carte in tavola. Tuttavia, i massimi esperti legali del Regno Unito sono arrivati alla conclusione che le “probabilità che i cittadini europei residenti in Gran Bretagna continuino a mantenere tutti i loro diritti a vivere, lavorare e andare in pensione nel Regno Unito dopo la Brexit stanno a zero”.

Convocati alla House of Lord, gli avvocati hanno escluso che sia possibile dare rassicurazioni ai cittadini che già vivono in UK, così come ai britannici che vivono in un altro Paese UE. “Penso che non ci siano possibilità che il sistema giuridico esistente che riguarda i cittadini europei in questo stato rimanga così com’è”.

Il problema, appunto, è che al momento non c’è trasparenza nelle negoziazioni britanniche ed è difficile capire quali interessi il governo cercherà di proteggere, se quelli dei cittadini UE già in UK: se quelli dei cittadini britannici che vivono in UK, entrambe o nessuno dei due.

Diverso però sembra essere il parere di Borish Johnson, Ministro degli Esteri, giunto in Italia nelle ultime ore. Non potremmo mai contemplare l’idea di introdurre un sistema di visti. Vogliamo avere il maggior numero di accordi di viaggio senza visto in tutto il mondo, ed è un tema molto diverso dall’immigrazione”, ha detto l’ex sindaco di Londra a Firenze, durante una conferenza stampa con il Ministro italiano Paolo Gentiloni.

“Non ci sono motivi per cui non ci possa essere reciprocità, nel Regno Unito ci sono italiani pieni di talento, sono 600 mila. Io ero sindaco di una delle più grandi città nel mondo, sono molto orgoglioso di questo fatto e chiaramente credo che le posizioni del nostro governo sui diritti di quelle persone devono essere rispettate sulla base della reciprocità. Ci sono 20mila britannici che vivono nel Chianti, e credo che anche i loro diritti devono essere protetti”, ha continuato.

Tuttavia, anche Boris Johnson non ha saputo fornire tempi precisi e ulteriori dettagli sulla posizione del Regno Unito.

Secondo gli esperti, un modello su cui si potrebbe basare il governo di Londra è il trattato concluso dalla Groenlandia per disciplinare la sua uscita dall’UE dopo il referendum del 1982. Altri modelli da cui partire e presi in considerazione sono gli accordi già in essere tra l’Unione europea e altri Paesi, come la Svizzera, la Norvegia o il Canada, che hanno caratteristiche diverse l’un dall’altro. Tuttavia, potrebbe essere percorsa anche la strada di un accordo speciale, completamente nuovo e quindi molto complicato da creare.

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