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Brexit: cosa significa, le cause e le conseguenze per gli italiani

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Alla fine, il giorno tanto atteso (o temuto, a seconda dei punti di vista) è arrivato: il 29 marzo 2017 il Regno Unito ha comunicato all’Unione Europea la sua volontà di uscire dall’organizzazione sovranazionale. Theresa May, primo ministro britannico, ha scritto una lettera di sei pagine con cui annuncia la decisione del suo Paese di lasciare l’UE, secondo quanto previsto dall’articolo 50 TUE, dettando anche alcuni punti sui motivi e sulle sue aspettative sull’accordo che verrà negoziato con Bruxelles.

La lettera è stata consegnata dall’ambasciatore britannico presso la UE, Tim Barrow, a Donald Tusk, presidente del Consiglio UE. “Non c’è ragione di pensare che oggi sia un giorno felice”, ha detto Tusk, “La prima priorità sarà quella di minimizzare le incertezze provocate dalla decisione del Regno Unito”. Il presidente ha poi concluso con una nota malinconica: “Ci mancate già”.

Theresa May, invece, durante la discussione di oggi in Parlamento, a Westminster, ha dichiarato: “È un momento storico, non si torna indietro, Lasciare la Ue ci metterà davanti a opportunità uniche. Ma resteremo sempre alleati dell’Europa”. “I giorni migliori sono davanti a noi, dopo la Brexit. Ho scelto di credere nella Gran Bretagna. Tuttavia, ora più che mai il mondo ha bisogno dei valori democratici dell’Europa”.

Scendendo più nei dettagli, vediamo però insieme cosa accadrà adesso sia a livello di negoziazioni sia a livello pratico per i cittadini italiani in UK e per l’Italia, analizzando anche la lettera inviata da Theresa May all’Unione Europea.

Brexit: le fasi e cosa succede ora

Perché dal 29 marzo si parla ufficialmente di Brexit? Come sappiamo, il 23 giugno 2016 il popolo britannico ha deciso, tramite referendum, di uscire dal Regno Unito. Tuttavia, secondo i trattati europei, in particolare l’articolo 50 TUE, è compito del Paese che intende uscire dall’UE comunicare la sua volontà di lasciare l’organizzazione all’Unione Europea. Fino ad oggi, quindi, il Regno Unito non aveva palesato la sua volontà di lasciare l’UE. Dopo avere ottenuto il parere positivo del Parlamento britannico, e secondo i piani originari del governo, Theresa May ha scritto il 29 marzo la lettera a Bruxelles per attivare l’art. 50.

Da questa data, quindi, si avvia ufficialmente l’iter per la Brexit che durerà, sempre secondo quanto stabilito dall’art. 50 TUE, massimo due anni. In questo periodo, Londra e Bruxelles negozieranno un accordo che disciplini le condizioni di uscita del Regno Unito dall’UE. Finché l’accordo non sarà firmato e ratificato, il Regno Unito resterà parte dell’Unione Europea. Eccezioni a parte, quindi, fino a marzo 2019, data in cui la Brexit diventerà realtà, si continueranno ad applicare i trattati europei in toto.

“Noi continueremo a rispettare le nostre responsabilità come Stato Membro fino a quando faremo parte dell’Unione Europea, e la legislazione che proporremo entrerà in vigore solo quando usciremo”, ha confermato Theresa May nella lettera inviata all’UE.

Brexit: cosa cambierà per i turisti?

State pensando di fare un viaggio a Londra nei prossimi mesi e avete dubbi su quali sono i documenti richiesti?

Come era la situazione fino ad ora

Per entrare nel Regno Unito, i cittadini UE sono soggetti a controllo dei documenti (la Gran Bretagna non aderisce a Schengen), ma non hanno bisogno di nessun visto. I documenti d’identità accettati sono la carta d’identità valida per l’espatrio e il passaporto. Alla frontiera, inoltre, non possono essere richiesti ai cittadini UE i motivi del viaggio, l’itinerario, i soldi a disposizione o un biglietto di ritorno.

Cosa cambia dal 29 marzo 2017

Niente. Si continuano ad applicare i trattati europei, come sempre.

Cosa cambierà da marzo 2019 (o da quando la Brexit diventerà realtà)

Non è ancora possibile saperlo con certezza. Theresa May ha palesato la volontà di mantenere delle relazioni buone e forti con l’UE, quindi molto dipenderà dall’andamento delle negoziazioni. Probabilmente i cittadini UE avranno tutti bisogno del passaporto, mentre non possiamo sapere se Londra deciderà di reintrodurre visti anche per motivi turistici o se applicherà dei programmi di viaggio “senza visto” come ad esempio succede per i cittadini italiani che viaggiano negli Stati Uniti.

Secondo un documento del Governo britannico, datato agosto 2017, e leakato al The Guardian, il progetto del Regno Unito è quello di permettere l’entrata libera, senza visto (ma con passaporto)., per 3-6 mesi di permanenza.

Brexit: cosa cambierà per chi già vive in UK?

I più preoccupati sono i 3 milioni di cittadini europei che vivono nel Regno Unito, così come il milione di cittadini UK che vivono negli altri Stati Membri dell’UE. Cosa accadrà?

Come era la situazione fino ad ora

Qualsiasi cittadino UE può trasferirsi in un altro Stato Membro e restare, per un periodo superiore ai tre mesi, se è:

  • uno studente;
  • un lavoratore (dipendente o autonomo);
  • una persona che ha le risorse per mantenersi;
  • disoccupato in cerca di lavoro (con alcune restrizioni);
  • familiare di un cittadino UE con i requisiti sopraelencati.

Per lavorare non è richiesto nessun visto (basta richiedere il NIN) e si può accedere alla sanità gratuitamente nella maggior parte dei casi così come ai sussidi pubblici, anche se sono previste delle limitazioni per i cittadini UE (in particolare per i disoccupati).

Cosa cambia dal 29 marzo 2017

Niente. Si continuano ad applicare i trattati europei, come sempre. Tip. Vista l’incertezza del domani, iniziate a raccogliere tutti i documenti che possono provare la vostra permanenza nel Regno Unito: biglietti aerei (conservate A/R), contratti d’affitto, buste paga e contratti di lavoro, bollette, iscrizione al GP, conto in banca inglese, iscrizione all’AIRE etc. Chi vive in UK da cinque anni può fare domanda per la permanent residence card, mentre chi ha già da 1 anno la residenza permanente può eventualmente richiedere la cittadinanza britannica.

Cosa cambia da marzo 2019

Theresa May ha garantito che i diritti dei cittadini UE già in UK saranno mantenuti, ma ha rifiutato di mettere per scritto questa clausola (tanto che i Lord l’avevano inserita nel Brexit Bill, ma poi è stata tolta). Questo perché il governo britannico vuole assicurarsi di proteggere anche i diritti dei cittadini britannici in UE.

“Noi dovremmo sempre mettere i nostri cittadini per primi”, ha scritto Theresa May nella sua lettera, stabilendo che questa deve essere una priorità nelle negoziazioni con l’UE.

“La discussione è complessa, ma dobbiamo ricordarci che al centro delle nostre negoziazioni ci sono gli interessi di tutti i nostri cittadini. Ci sono cittadini UE che vivono nel Regno Unito, e cittadini britannici che vivono nell’Unione Europea, e dovremmo avere l’obiettivo di raggiungere un accordo prioritario sui loro diritti”.

Ai cittadini europei in UK probabilmente verrà garantita la possibilità di restare e mantenere la maggior parte dei loro diritti. Restano però delle incognite riguardo a quali procedure i cittadini UE dovranno seguire per ottenere un riconoscimento del loro status, se cambierà qualcosa a livello di accesso alla sanità pubblica e/o ai sussidi pubblici.

AGGIORNAMENTO 28 GIUGNO 2017: Theresa May ha presentato a Bruxelles un documento ufficiale di 15 pagine contenente le proposte elaborate dall’Home Office per i cittadini UE che vivono nel Regno Unito. Tutti coloro che vivono già in UK o che arriveranno a Londra entro una data ancora da stabilire potranno restare nel Paese dopo la Brexit fino a quando avranno totalizzato cinque anni di residenza nel Regno Unito e potranno così fare domanda per iscriversi in un particolare registro che permetterà l’acquisizione del “settled status”, con cui avranno il diritto di risiedere in modo permanente nel Regno Unito. Trovate in questo articolo tutti i dettagli.

Brexit: cosa cambierà per chi si trasferisce ora o in futuro a Londra?

Se vi trasferite a Londra tra il 2017 e marzo 2019, le condizioni e i diritti che avete sono quelli elencati in precedenza in base alle direttive UE, ma con tutte le incertezze già espresse nel paragrafo precedente.

E se ci si trasferisce in UK dopo Brexit? Anche questo verrà stabilito in fase di negoziazione. Non sappiamo se si tornerà ad applicare il sistema di visti che attualmente è in vigore per i cittadini extra-comunitari o se verranno stabilite delle condizioni comunque privilegiate per i cittadini UE. Quasi sicuramente sarà limitato l’accesso ai sussidi e alla sanità gratuita (sarà probabilmente richiesta un’assicurazione privata), così come per gli studenti potrebbero duplicare le tasse universitarie e non essere concesse le borse di studio oggi garantite anche ai cittadini UE.

AGGIORNAMENTO 6 SETTEMBRE 2017. Secondo un documento del Governo britannico, datato agosto 2017, e leakato al The Guardian, l’obiettivo di Londra è l’introduzione di misure per limitare il numero di migranti europei non o poco qualificati, offrendo loro la residenza per un periodo massimo di due anni; coloro che invece saranno considerati migranti altamente qualificati otterranno permessi di lavoro per un periodo più esteso, compreso tra i 3 e i 5 anni. Leggi l’articolo con tutte le novità spiegate nei dettagli.

Brexit: mercato unico e nuova partnership con l’UE

Theresa May ha confermato che il Regno Unito non resterà nel mercato unico, in quanto questa decisione sarebbe contraria alla volontà popolare che si è espressa a giugno 2016. Tuttavia, il primo ministro ha ribadito più volte l’importanza del legame con l’Unione Europea sia in termini di valori che economici. “Vogliamo che il Regno Unito, attraverso una nuova partnership speciale e profonda con una forte Unione Europea, agisca attivamente nel raggiungere gli obiettivi di un’Europa forte e prosperosa, capace di difendere i suoi valori, essere leader nel mondo e difendersi da minacce alla sua sicurezza”, ha scritto la May.

Inoltre, si auspica che la nuova legislazione si applichi gradualmente sia nell’interesse delle attività economiche britanniche che hanno interessi commerciali in UE, sia per le aziende degli altri Stati membri che hanno interessi in UK. Anzi, il Regno Unito vorrebbe che si discutesse nei prossimi due anni non solo l’accordo che detta le condizioni d’uscita del Paese dall’UE, ma anche in parallelo l’accordo con il quale si definiscono le future relazioni commerciali con l’Unione. Tuttavia, Angela Merkel ha già espresso il suo parere contrario a questo punto, sostenendo che l’accordo sulle future relazioni UK-UE saranno discusse solo quando il Regno Unito avrà lasciato definitivamente l’organizzazione.

Brexit: e se non si raggiunge un accordo?

Se nei prossimi due anni non si raggiungesse un accordo, le negoziazioni tra Londra e Bruxelles potrebbero continuare a tempo indefinito solo se tutti e 27 Stati Membri dell’UE (quindi Regno Unito escluso) fossero unanimi nell’accettare il proseguo delle trattative. Se così non fosse, il Regno Unito non farebbe più parte dell’Unione da quel momento, senza quindi essere arrivati a un accordo.

Theresa May ha comunque parlato della possibilità che ciò accada, sperando che questa eventualità sia remota. In ogni caso, il primo ministro ha fatto sapere che in tal caso l’accordo che si applicherebbe nei rapporti UE-UK sarebbe quello commerciale stabilito dall’Organizzazione Mondiale del Commercio. Tuttavia, ciò indebolirebbe, secondo lei, la cooperazione europea nel combattere il crimine e il terrorismo.

“Nei negoziati per la Brexit avremo un approccio costruttivo e faremo di tutto per trovare un accordo. In futuro speriamo di avere il Regno Unito come partner vicino. Ma se il negoziato fallisce, faremo in modo che l’Unione Europea sia comunque pronta ad un esito del genere, anche se non lo desideriamo”, ha risposto Donald Tusk.

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