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Brexit: quali saranno i danni economici ma, soprattutto le nuove opportunità grazie alla Cina

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EU Network
AEMORGAN

Non c’è solo l’incertezza politica – interna ed estera – intorno alla Brexit a preoccupare i cittadini del Regno Unito. Come ampiamente prevedibile, infatti, il mancato accordo del Parlamento britannico sull’uscita dall’Unione Europea ha generato anche seri contraccolpi dal punto di vista economico. E il Paese, per ovviare a una situazione commerciale che sembra ormai compromessa, sembra dirigere le proprie speranze dall’Europa verso la Cina.

Ma andiamo con ordine. Gli analisti economici hanno ormai raccolto una mole di dati sufficienti a sostenere il grave danno causato dall’esito del referendum, o per meglio dire la sua mancata attuazione. A parlare sono gli esperti della Goldman Sachs, i quali hanno descritto una serie di sintomi di malessere finanziario che si sono intensificati con il protrarsi di rinvii e ritardi.

Secondo questi dati, il PIL della Gran Bretagna è sceso del 2,5% dalla metà del 2016, se confrontato con i valori registrati prima della Brexit. Principale causa sarebbe il forte calo di investimento, in quanto le aziende sarebbero sempre più caute nell’allocazione delle risorse, concentrandosi quasi unicamente sull’assunzione di lavoratori.

In termini numerici questa cautela si riversa in una crescita minima degli investimenti: solo lo 0,3% tra 2016 e 2018, un valore che ha segnato anche un trend negativo tra 2017 e 2018, quando c’è stato un vero e proprio calo dello 0,4%. Anche per quanto riguarda il volume degli affari si è registrata una riduzione: lo 0,9% in meno, pari a un totale di 46,7 miliardi di sterline (per quanto attiene al terzo e quarto trimestre del 2018).

Se si aggiunge a tutto ciò anche la perdita di valore della sterlina (è da poco tornato alla carica anche il dollaro, arrivato a un cambio di 1,29) e una situazione di stallo presso la Banca d’Inghilterra, non è facile intuire come mai l’UK stia guardando al Pechino. Dovendo trovare un nuovo partner commerciale, e potendo proporsi come un nuova potenza finanziaria priva di legacci e impedimenti, è importando per il Regno Unito stringere nuovi accordi commerciali.

La Cina sarà, senza alcun’ombra di dubbio, la protagonista dei prossimi anni, e Londra ha scelto di salire sul treno sostenendo la Belt and Road Initiative (BRI), la nuova Via della Seta che collegherà Occidente e Oriente attraverso una fitta rete di infrastrutture.

In attesa dell’incontro di giugno tra i due Paesi, il Cancelliere dello Scacchiere Philip Hammond ha sottolineato quanto sarebbe miope restare fuori dalle iniziative cinesi: “La Bri ha un enorme potenziale, in grado di portare prosperità e sviluppo sostenibile, in quanto potrebbe interessare circa il 70 per cento della popolazione mondiale. Si tratta di un progetto che ha ambizioni su amplissima scala”.

Ed è proprio nella ricerca di finanziamenti privati che la Gran Bretagna potrebbe entrare in gioco, grazie all’esperienza e al know how accumulato nell’ambito del project financing: “Il nostro obiettivo è quello di unire le eccellenze della manifattura e ingegneria cinese e dei nostri servizi finanziari, legali e tecnici”.

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