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Referendum Brexit: ecco chi ha cambiato idea

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EU Network
AEMORGAN

Che il referendum inerente la Brexit sia stato l’evento più importante degli ultimi per il Regno Unito, è platealmente sotto gli occhi di tutti: quando nell’ormai lontano 2016 17,4 milioni di cittadini hanno deciso di votare l’opzione “Leave”, si è dato il via a un un processo politico e burocratico che ancora oggi non ha trovato una risoluzione effettiva.

Mentre si attendono maggiori sviluppi, si fanno previsioni riguardanti il futuro della Gran Bretagna in caso di “no deal” e si vedono cambiare governi sotto il peso schiacciante dell’epocale decisione, c’è anche chi ha avuto modo e tempo di riconsiderare la propria posizione sull’argomento.

Ci sono migliaia di persone, infatti, che hanno cambiato idea e che oggi, in un ipotetico secondo referendum, voterebbero diversamente. C’è anche qualcuno che sta raccogliendo le loro voci, ovvero il creatore di RemainerNow, un movimento / gruppo / sito web / hashtag su Twitter (insomma, il pacchetto completo) che intende unire i sostenitori del Leave scontenti ai Remainers.

Andy – questo il nome del 34enne che non ha voluto rivelare il proprio cognome – ha lanciato l’iniziativa a dicembre del 2017, notando di incontrare sempre più persone che esplicitavano un simile rimorso politico, anche nei termini di un’astensione che ora rimpiangono.

Il messaggio della campagna, che all’inizio ha preso piede principalmente su Twitter, è: “It’s okay to change your mind / Va bene cambiare opinione“. Ci sono migliaia di persone che partecipano al gruppo, sia sui social che sul web in generale, ma anche durante le tante marce organizzate per protestare contro la Brexit.

Uno degli obiettivi di RemainerNow è quello di colmare questo vuoto venutosi a creare nel dibattito complessivo, per comprendere cosa possano insegnarci molte delle storie così raccolte e stimolare una riflessione più profonda rispetto alla messe di ingiurie che avvolgono gli scambi tra i due opposti schieramenti. 

Secondo Andy ci sono tre ragioni principali dietro al ripensamento che caratterizza chi aderisce a RemainerNow:

  • c’è chi ha votato Leave perché ha creduto nell’affermazione, poi rivelatasi falsa, che i soldi chiesti dall’Europa sarebbero finiti a sostegno dell’NHS, il servizio sanitario nazionale britannico. Una posizione pre-politica, che è stata sconfessata dalla realtà nel peggiore dei modi, con la piena ammissione dei responsabili della bugia.
  • c’è chi invece ha votato la Brexit come segno di protesta contro un governo che non amava, volendogli dare uno scossone, spesso pensando che il Leave non avrebbe avuto speranze di vittoria
  • infine, una certa parte dell’elettorato ha creduto nella versione norvegese del rapporto con la UE: rapporti proficui dal punto di vista economico all’interno dello stesso mercato, ma maggior libertà politica.

Vediamo cosa hanno affermato nello specifico alcuni membri di RemainerNow:

  • Emma-Jane Manle per esempio ha votato Leave pensando di aiutare i propri cari in difficoltà, sopratutto la madre che versava in gravi condizioni di salute. Dopo aver scoperto la bufala dell’NHS, però, ha subito cambiato idea.
  • Callum Tennant ai tempi era troppo giovane per votare, ma ha fatto attivamente campagna per il Leave per ragioni patriottiche, distanziandosi però dagli argomenti anti-immigrazione. Solo dopo un anno dall’esito ha iniziato ad avere dei dubbi e da allora si è tenuto lontano dalla politica.
  • James Mellor ha invece confessato di aver votato Leave in segno di protesta e pensando che il risultato non avrebbe cambiato di molto la posizione della Gran Bretagna nell’Unione Europea, come promesso da tanti politici. Tra le ragioni della sua decisione James annovera anche l’ascendente politico del padre, un ex consigliere conservatore.

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