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Brexit: tutti i costi extra per lo shopping online tra UK e Unione Europea

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EU Network
AEMORGAN

Dopo l’entrata in vigore della Brexit, il Regno Unito ha ufficialmente abbandonato l’Unione Europea e di conseguenza l’unione doganale. In teoria, dal punto di vista commerciale, l’accordo stipulato prevede che dal 1 gennaio 2021 l’Unione Europea e il Regno Unito continuino comunque a scambiarsi merci senza l’imposizione di dazi e senza limiti sui beni, ma ciò non è propriamente conforme alla realtà.

C’è da sottolineare che quando il Regno Unito faceva parte del mercato unico dell’Unione Europea, le merci potevano circolare liberamente senza tasse di importazione, mentre adesso sono soggetti a controlli di frontiera, tasse e oneri amministrativi che possono trasformarsi in costi aggiuntivi. Questo è il motivo per il quale molte persone che hanno fatto ordini online nell’ultimo mese si sono ritrovate a pagare somme non previste in aggiunta alle spese di spedizione, in alcuni casi anche molto onerose.

A ben guardare, l’accordo del Regno Unito con l’Unione Europea prevede una tariffa zero, ovvero il divieto dei dazi doganali su tutte le merci originate dall’altra parte della Manica. Tali prodotti, però, devono essere conformi alle cosiddette “norme di origine”: ciò vuol dire che possono circolare merci che per composizione e per manifattura provengano realmente da uno dei Paesi aderenti all’accordo. Per questo motivo ai prodotti assemblati in Europa, ma le cui parti provengono da altri Paesi, possono essere applicati i dazi doganali, una percentuale di IVA e eventuali spese aggiuntive inerenti a costi logistici e di sdoganamento.

Attualmente non è prevedibile un calcolo preciso della spesa da sostenere per ogni singolo acquisto online, ma in base alle percentuali medie stilate dal governo inglese, c’è sicuramente da aggiungere l’IVA del 20% su una per merce superiore ad un valore di £ 39. Per quanto riguarda i prodotti di valore stimato superiore a £ 135, invece, tale percentuale si aggira attorno al 25%.

A questi costi ci sono da aggiungere le spese per le procedure burocratiche, per la riempitura dei moduli e per eventuali dichiarazioni che vanno a gravare sugli acquirenti i quali, al momento della consegna, potrebbero normalmente ritrovarsi a pagare una cifra molto più alta di quella prevista.

Per non perdere clienti molte aziende che operano sull’e-commerce già si stanno attivando di conseguenza, ad esempio Amazon ha assicurato che si farà carico dell’IVA al posto dei consumatori. C’è chi, invece, ancora non ha comunicato la sua strategia aziendale come ASOS che, stando ai dati, dovrà far fronte ad una spesa di circa £ 15 milioni per adattarsi alle nuove tariffe e regolamentazioni.

Insomma, attualmente tra Brexit e pandemia la situazione è più ambigua e instabile che mai. Se non volete avere sorprese spiacevoli alla consegna di un pacco, per il momento non è consigliabile fare acquisti online almeno finché le percentuali dell’IVA non saranno chiare.

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