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Coronavirus a Londra: le misure di sicurezza degli hotel dopo il lockdown

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AEMORGAN

Il Coronavirus ha decisamente fatto scendere la scure su tutto il settore turistico e dell’accoglienza: senza ragioni di impellente necessità i viaggi sono impediti o sottoposti a limitazioni strette, inoltre nessuno al momento ha intenzione di trascorrere un weekend in un altro Paese, dovendo sottoporsi a una quarantena prolungata o in ogni caso con la prospettiva di trovare molti luoghi d’interesse chiusi.

Tuttavia tutto ciò finirà, se non altro a livello emergenziale, e dunque gli hotel si stanno attrezzando per accogliere gli ospiti una volta terminato il lockdown. A Londra le strutture di lusso stanno già predisponendo i primi piani per non farsi trovare impreparate, con l’assistenza indispensabile degli stessi clienti.

A questi, per esempio, potrebbe essere richiesto di effettuare un check in online in anticipo, come già accade con le compagnie aeree, e quindi dirigersi nella propria camera senza l’accompagnamento di un membro del personale, in modo da ridurre i contatti quanto più possibile. Inoltre, considerando anche le condizioni fisiche, agli ospiti del primo e secondo piano potrebbe essere chiesto di usare sempre le scale in modo da lasciare libero l’ascensore per chi ha una camera ai piani superiori.

L’obiettivo è quello di garantire sicurezza e al tempo stesso di farla percepire in modo palpabile. Tra gli accorgimenti più probabili la trasformazione delle classiche schede magnetiche di plastica in una app per smartphone, da usare come strumento di accesso. La lobby dunque potrebbe essere ristrutturate per accogliere gli ospiti che desiderano un check in manuale, sempre rispettando le misure di distanziamento (magari pianificando anche le finestre temporali di arrivo).

Abituiamoci poi a vedere lo staff armato di mascherine e guanti, le porte interne dell’hotel aperte quanto più possibile per ridurre il contatto con pomelli e maniglie e massimizzare il ricambio d’aria. Tra gli elementi da salutare con un certo dispiacere potrebbe esserci anche la tradizionale colazione a buffet, troppo affollata, che potrebbe essere sostituita da ordinazioni al tavolo o persino in stanza (lasciata fuori dalla porta, come per ogni ordine del servizio in camera).

Ma forse l’elemento più iconico che potrebbe mancarci di più sarà la scomparsa del portiere all’entrata dell’hotel, il cui ruolo risulterebbe inutile e addirittura, controproducente, se non proprio pericoloso.

Ben Danielson, General Manager del Royal Crescent Hotel sottolinea l’importanza di pulizia e igiene: “Dovremo portarla a un nuovo standard di eccellenza, apparire molto puliti. Gli sforzi dello staff saranno intensificati e vedremo più personale attivo”. L’amministratore ha svelato che si stanno studiando sistemi di nebulizzazione per la sanificazione degli ambienti.

Ci vorranno poi altri mesi prima di poter godere di alcuni servizi extra come le spa: i trattamenti saranno ridotti e difficilmente tutto ciò che riguarda la cura del viso potrà essere effettuato in sicurezza. Tempi duri anche per le saune, mentre qualche timida speranza si prospetta per le piscine. I corsi di yoga e pilates, invece, potrebbero essere garantiti, a patto che i gruppi non siano numerosi e ci sia spazio a sufficienza, meglio ancora se all’esterno, per esempio in giardini, balconi o terrazzi.

Insomma, se l’esperienza per il cliente sarà radicalmente diversa, per chi lavora nel settore si prospettano investimenti importanti per garantire il futuro di un mondo che, virus a parte, pur non subendo direttamente la concorrenza di piattaforme come Airbnb, basava il proprio prestigio sul comfort e il lusso che poteva garantire (e che oggi è almeno in parte a rischio).

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