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Coronavirus: la polizia si prepara ad un’ondata di crimine post-blocco a Londra (e in tutta Uk)

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AEMORGAN

I casi di accoltellamenti e crimini violenti sono “scesi considerevolmente” a Londra durante il blocco del coronavirus, ci aveva rassicurato poco tempo fa il commissario della polizia metropolitana Cressida Dick. Ma no, non possiamo prendere un sospiro di sollievo. Vari quotidiani locali, infatti, suggeriscono che un’ondata di crimine potrebbe presto esplodere nel Regno Unito dopo il lockdown.

Le bande di malviventi lotteranno per riprendersi il controllo dei loro territori, dopo un periodo così lungo fuori dalla strada a causa del virus. Si dice anche che la polizia di Londra si stia preparando a questo incremento di illegalità legato alle bande, soprattutto alla criminalità collegata alla droga e ai coltelli.

Il presidente della Metropolitan Police Federation, Ken Marsh, ha dichiarato al The Times che la polizia ha espresso “grande preoccupazione” per un aumento post-blocco dei crimini e della violenza a Londra.

L’incremento della criminalità, non preoccupa solo nella capitale: parlando al Times, il commissario di polizia del West Midland, David James ha dichiarato: “Temo che i giovani senza lavoro, i locali in riapertura (pub, bar e club) e i grandi gruppi riuniti siano un mix tossico per il crimine“.

L’impatto che il coronavirus ha avuto sull’economia è senza dubbio una delle cause che potrebbe creare condizioni fertili per l’ampliamento e lo sviluppo degli affari illeciti del crimine organizzato, ma anche sviluppare una nuova delinquenza creata dalla disoccupazione e dalla generale destabilizzazione economica e sociale.

Il popolo della criminalità, dunque, sembra essersi solo apparentemente fermato e starebbe preparerando il suo ritorno in strada nel mondo dei social virtuali. “Alcune bande stanno sfruttando applicazioni come Houseparty e Snapchat per intimidire i loro rivali”, ha dichiarato il noto criminologo Craig Pinkey.

Anche John Apter, presidente della Federazione di polizia di Inghilterra e Galles, ha affermato che i siti di social media “sono stati un terreno fertile” di scontro per le bande che si scherniscono a vicenda.

Voce fuori dal coro, è quella di Stuka, noto rapper di una banda di musica drill a nord-ovest di Londra, il quale sostiene che non ci sia alcun legame tra i social media ed un un aumento della violenza delle gang, ma sostiene che sia invece l’incertezza causata dal blocco a condurre alcuni giovani verso il crimine.

Il genere di musica suonato da Stuka, il drill appunto, è stato da sempre diffamato dalle autorità e dai media, che lo collegano con il crimine da coltello e con la violenza di gruppo. Un’associazione negativa che potrebbe diventare ancora più forte a causa della necessita’ di coprirsi con la mascherina.

Molti altri musicisti della scena musicale drill, infatti, usano maschere personalizzate come parte integrante dell’estetica di questa forma di rap da strada, molto popolare tra bande che provengono da quartieri socioeconomici degradati dove la criminalità è una delle poche scelte di vita per tante persone.

Non solo: per girare video musicali, alcuni giovani si coprono il viso per nascondersi dalla polizia o dalla loro famiglia che ignora la loro passione per la musica drill o del fatto che fanno parte di una banda. Ecco, grazie al coranavirus e all’obbligo delle mascherine, questi giovani avranno una scusa in più per nascondere parte del volto.

Harding, ex consigliere di polizia dell’home office, ha dichiarato, che la crescente normalità delle maschere per il viso aiuterà i crescenti livelli di criminalità di strada, in particolare i furti. “Ora siamo in una posizione in cui possono essere mascherati legalmente e socialmente. Due mesi fa, se qualcuno mi avesse avvicinato con una maschera, sarei corso o lo avrei evitato in qualche modo. Ora questo non accadrà. “

Identificare i delinquenti, in questo periodo, potrebbe essere, quindi, molto più difficile per la polizia. In passato, la mancanza di filmati di telecamere di sorveglianza CCTV,  il silenzio dalla comunità e i pochi agenti avevano già sottolineato questo grave problema.

I dati ottenuti da Freedom of Information request (FOI) da parte della Metropolitan Police hanno poi scoperto che nel 2015 c’erano stati 3.442 reati di crimini da coltello in cui l’autore del reato non era stato accusato perché non poteva essere identificato. Questo dato è aumentato del 78% a 6.668 entro la fine del 2018. Nel 2019 è sceso solo del 18% a 5.439, non abbastanza per sentirsi sicuri all’interno della metropoli.

Non a caso, il crimine da coltello è il più discusso e temuto nel Regno Unito. Per ogni 100.000 persone nella capitale, ci sono stati 169 reati di coltello nel 2019. Questi i cinque quartieri con il numero più alto di incidenti da arma bianca: Westminster, Haringey, Southwark, Enfield e Hackney.

Il problema delle armi da taglio in Gran Bretagna va ben oltre la capitale. Il numero di accoltellamenti fatali in Inghilterra e Galles di due anni fa, è stato il più alto da quando sono iniziate le registrazioni nel 1946, come dimostrano i dati ufficiali. Ci sono state 285 uccisioni con coltello o uno strumento tagliente da aprile 2017 a marzo 2018, come mostra l’analisi dell’ufficio per le statistiche nazionali.

E’ sempre triste sottolineare che le vittime e gli autori di questi crimini sono spesso di etnia nera e minoritaria ed ancora più straziante rivelare che a perdere la vita sono spesso giovanissime anime. 

Ed ora è probabile che ora ci sia anche il Coronavirus tra le cause principali di questa terribile piaga nazionale.

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