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Banksy e il mistero dell’opera autodistrutta di Sotheby’s: qualcosa non torna

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EU Network

La notizia ha fatto parecchio scalpore. Durante un’asta di Sotheby’s, una delle opere del misterioso artista inglese Banksy ha iniziato ad autodistruggersi pochi istanti dopo essere stata aggiudicata per 1 milione di Sterline. Ma qualcosa, nelle dinamiche dell’evento, non convince.

“La ragazza col palloncino rosso,” una delle opere più iconiche e riconoscibili di Banksy, creata 12 anni fa, esiste solo in 24 versioni, anzi 23 e mezzo visto che di recente una di essere è finita letteralmente nel tritacarte nascosto nella cornice in cui era venduta. “Banksy ci ha fatto lo scherzetto” ha dichiarato Alex Branczik, direttore senior e responsabile dell’arte contemporanea della nota casa d’aste.

La provocazione -e le facce sbigottite degli astanti- è stata catturata dalle telecamere di mezzo mondo, ed è poi finita anche sull’account Instagram dell’autore, con un commento divertente “Going, going, gone…” Poi è emerso un video in cui si vede l’artista incastonare le lame del tritacarte nella cornice del quadro, ma il risultato è stato addirittura deleterio: invece di rispondere alle legittime domande del pubblico, la vicenda ha iniziato ad assumere i toni del giallo.

Innanzitutto, il valore dell’opera (ora unica nel suo genere) è aumentato a dismisura, ed è difficile credere che non ci sia premeditazione in questo. Inoltre chi ha avviato il marchingegno, e com’è possibile che la batteria del tritacarte sia rimasta carica per tutti questi anni? E come può essere che nessuno a Sotheby’s si sia mai insospettito di una cornice tanto pesante (e immaginiamo rumorosa)?

Alcuni esperti ritengono quantomeno curioso che la cornice non sia stata rimossa un fase di preparazione dell’asta, ma i curatori si sono difesi spiegando che “ci è stato espressamente chiesto di non farlo, ed è prassi consolidata nell’arte contemporanea che gli artisti considerino la cornice parte integrale dell’opera.” Ma così siamo punto a capo: non solo non conosciamo il vero volto di Banksy.  Non sappiamo neppure se siamo stati bellamente gabbati.

Già, perché allo stato attuale non sono noti né il venditore né il nuovo acquirente; anzi, si vocifera che siano la stessa persona. Nelle immagini circolate sul Web, infatti, si vede un uomo di mezza età coperto dagli occhiali e nascosto in sala, intento a filmare l’intera scena. Quel tizio somiglia sinistramente al Robin Gunningham che gli studiosi della Queen Mary University di Londra hanno identificato come Bansky.

«L’urgenza di distruggere è in sè un atto creativo», ha commentato il writer su Instagram citando Picasso; fatto sta che il rapporto tra arte, fama e vil denaro non era mai stato messo in discussione come negli ultimi tempi. Qualunque sia la vera storia dietro l’opera autodistrutta, quell’uomo è un genio.

 

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