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Effetto Brexit: oltre 7500 dipendenti della City si sono già trasferiti in Europa

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EU Network
AEMORGAN

Le conseguenze della Brexit iniziano a farsi sentire anche nel cuore finanziario di Londra soprattutto con l’avvicinarsi della data che segnerà la separazione ufficiale del Regno Unito dall’Unione Europea.

Secondo quanto rivela il Brexit Tracker della società di consulenza EY, la City si sta letteralmente svuotando: basti pensare che le società di servizi finanziari hanno già trasferito in Paesi Ue oltre 7500 posti di lavoro e asset dei clienti europei per un valore di 1,2 trilioni di sterline.

Pur con l’emergenza sanitaria in corso, il trend non è cambiato affatto, tanto che nell’ultimo mese sono stati annunciati altri 400 trasferimenti che riguardano i dipendenti delle società più significative del Regno Unito.

Si tratta di decisioni drastiche ma inevitabili in quanto, a causa della Brexit, dal 2021 le società con sede a Londra perderanno le autorizzazioni per offrire servizi nei Paesi dell’UE a meno che l’Europa garantisca loro la cosiddetta “equivalenza”, ovvero il permesso di continuare a fare business con i clienti europei.

Questo potrebbe essere uno scenario ottimistico ma, attualmente, molto lontano dalla realtà soprattutto dopo che l’Ue ha annunciato di aver avviato un’azione legale contro la Gran Bretagna per aver violato degli accordi.

Onde evitare catastrofi economiche, moltissime società finanziarie inglesi stanno incrementando la loro presenza nell’Europa continentale spostando forza lavoro e capitali. JPMorgan Chase, ad esempio, ha annunciato di voler spostare asset per 200 miliardi di euro da Londra a Francoforte invitando contemporaneamente 200 dipendenti della sede inglese a trasferirsi nella città tedesca o negli uffici di Parigi, Madrid e Milano. Stesse discorso vale per Goldman Sachs: dal 1 Gennaio 2021 100 dipendenti della società dovranno essere operativi in altre sedi europee.

Gli uffici della City, già semivuoti a causa dello smartworking, si accingono quindi ad essere sempre più deserti così come ha sottolineato il managing partner di EY Omar Ali: “Man mano che si avvicina la fine del periodo di transizione, sempre più società stanno entrando nelle fasi finali dei loro piani per la Brexit, che prevedono appunto anche i trasferimenti dei dipendenti. Molte aziende sono invece ancora in una modalità ‘wait and see’, e per questo ci attendiamo prossimamente una nuova ondata di spostamenti“.

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