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Effetto Brexit sul mondo accademico: docenti italiani via dal Regno Unito

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L’effetto Brexit comincia a farsi sentire e, tra il mezzo milione di italiani che attualmente lavora in Gran Bretagna, il malcontento maggiore arriva soprattutto dalla grossa fetta di immigrati occupati nel mondo accademico. La nostra è la seconda comunità straniera più numerosa nelle università britanniche: si contano ben 5.755 fra docenti e ricercatori, a cui si possono aggiungere i 6.749 studenti di dottorati di ricerca e master.

Quando ancora non si parlava dell’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea, il gruppo di insegnanti italiani era in forte espansione, basti pensare che nell’anno accademico 2015-2016 è incrementato del ben 13% rispetto all’anno precedente. A causa dell’entrata in vigore della Brexit, questo andamento potrebbe invertirsi bruscamente e a confermarlo arriva un sondaggio condotto dall’Ufficio Scientifico dell’Ambasciata d’Italia a Londra.

Ad essere interrogati sono stati 642 accademici, un decimo della quota complessiva che rappresenta un campione di alta rilevanza anche se non parliamo della maggioranza dei soggetti coinvolti. I risultati del sondaggio parlano chiaro: ben l’82% degli intervistati ha deciso di trasferirsi o comunque considera la possibilità di farlo, e circa un terzo di loro già sta riflettendo sull’opportunità di tornare in Italia. In particolare,  il 28,7% pensa ad un trasferimento nel nostro Paese, il 56,8% opta per un altro paese dell’Unione mentre il 14,5% per un paese extra- europeo.

L’esclusione del Regno Unito dall’Unione Europea andrà, quindi, ad incidere fortemente sulla decisione degli accademici italiani di rimanere o meno in terra straniera. Le motivazioni citate dagli stessi intervistati sono varie, tra cui l’esclusione da progetti scientifici dell’Unione Europea, la difficoltà di collaborazione con gli europei, le ridotte possibilità di accesso a fondi della Ue e il calo inevitabile di studenti dal continente. Oltre ad argomenti di stampo prettamente lavorativo, gli italiani hanno evidenziato anche il senso generale di malcontento e di demoralizzazione, soprattutto legato al dissenso verso la politica del governo britannico nei confronti del mondo dell’università generale.

Un quadro, quindi, per niente rassicurante anche se le opinioni raccolte non rispecchiano la totalità degli accademici italiani che attualmente sono impiegati nel Regno Unito. Il futuro degli insegnanti italiani in Inghilterra rimane, comunque, molto incerto e la grossa comunità attualmente esistente potrebbe perdere pezzi consistenti. Per affrontare la questione, questo fine settimana al King’s College di Londra si terrà una conferenza aperta dall’Ambasciatore Pasquale Terracciano a cui interverranno il Presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche Massimo Inguscio, rappresentanti del ministero degli Esteri oltre a vari accademici e scienziati.

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