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‘Get ready for Brexit’: come verificare se siete in regola

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EU Network
AEMORGAN

La campagna del governo per sensibilizzare il pubblico sul tema della Brexit è iniziata domenica scorsa, non senza polemiche. E tra gli strumenti creati per aiutare i cittadini, è stato messo su un sito che vi consente di sapere in pochi minuti se siete a posto con la Brexit, e a cosa invece dovete ancora ottemperare prima della scadenza del 31 ottobre.

Si chiama ‘Get ready for Brexit’ e come si intuisce dal nome, è una campagna volta a creare consapevolezza sulle implicazioni burocratiche dell’uscita del Regno Unito dall’Europa. Per le strade e sui giornali compariranno presto pubblicità, e réclame ad hoc verranno mandate in onda a tambur battente su tutte le principali emittenti televisive. Volantini informativi saranno distribuiti in tutte le principali città, e saranno istituiti centri di supporto e stand informativi.

In altre parole, preparatevi ad essere bombardati perché l’investimento è faraonico: si parla di cifre attorno ai 100 milioni di Sterline concentrate in poche settimane, cioè -per darvi una misura- il doppio di quanto spende in 12 mesi la National Lottery. Se non vi tappezzano pure il salotto di casa, poco ci manca.

In particolar modo, gli sforzi si concentreranno sulle categorie più colpite dagli effetti della Brexit, vale a dire i viaggiatori UE e le attività economiche che esportano nel Vecchio Continente. Per loro, e per tutti gli altri, è stato implementato un questionario Web che permette di sapere se siete a posto, di quali documenti avete bisogno e come ottenerli.

Ecco qualcuna delle domande cui si deve rispondere:

  • Di che nazionalità siete e dove vivete?
  • Lavorate o studiate in UK?
  • Pensate di viaggiare dopo il 31 ottobre 2019?
  • Pensate di portarvi dietro un animale?

È così ad esempio che si certifica l’amara verità, confermata ufficialmente dal governo. I cittadini inglesi residenti nei paesi UE (70.000 solo in Italia, oltre 300.000 in Spagna) vedranno mutare i loro diritti in modi inaspettati. “La protezione dei diritti dei cittadini UK in EU è una priorità del governo, ma non possiamo garantire in pieno i diritti dei cittadini UK unilateralmente.” Tradotto in soldoni, ci saranno contraccolpi proporzionali alla durezza della Brexit: cose come l’assistenza sanitaria o le politiche di sicurezza sociale non saranno garantite nel paese ospitante.

Anche perché, su un punto l’Europa è sempre stata molto ferma, cioè sul sacrosanto principio di reciprocità. E dunque, a nessun inglese verranno negate le cure, fintanto che lo stesso accadrà in UK per i cittadini europei. Un’ipotesi a cui si deve lavorare sedendosi ai tavoli delle trattative con infinita pazienza e lavorando di bisturi sulle parole, non con le dichiarazioni al vetriolo, i lanciafiamme e chiudendo il Parlamento. Ma questa è tutta un’altra storia.

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