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I gilet gialli arrivano anche a Londra: ecco cosa chiedono

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EU Network

Da circa un mese i media hanno iniziato a pubblicare  notizie relative al movimento dei gilet gialli. Una protesta nata in Francia, dove il presidente Emmanuel Macron ha dovuto fronteggiare azioni di guerriglia urbana e in generale di grande e accesa mobilitazione contro le politiche economiche recenti.

In particolare questo movimento è emerso nel momento in cui si è scatenata la protesta contro il caro carburanti, e ha sottolineato i forti contrasti tra lavoratori ed elettori della capitale e delle grandi realtà urbane e appartenenti alla Francia rurale.

Fermi stradali, azioni anche violente (nell’ordine della distruzione di alcune vetture e vetrine), il tutto a partire da una base operaia, con una forte componente di disoccupati, studenti e pensionati. Lo strato più debole della società, quindi, che ha voluto reclamare in questo modo i propri diritti.

Ora la protesta dei gilet gialli potrebbe arrivare anche nel Regno Unito, anzi sono già state documentate le prime marce, con caratteristiche uniche e distintive. Dopo aver toccato anche Belgio e Paesi Bassi, i gilet gialli sono stati visti a Londra, dove l’azione dimostrativa ha bloccato il Westminster Bridge.

Motivo scatenante il tema di cui tutti parlano in Gran Bretagna, ovvero la Brexit. Gli attivisti infatti sono a favore dell’uscita dall’Unione Europea, e caldeggiano il rispetto assoluto del risultato del referendum: questo e quanto scandivano gli slogan urlati durante la manifestazione. I presenti hanno visto sventolare sia l’Unione Jack che alcune insegne a favore di Donald Trump.

La manifestazione ha percorso Whitehall ed è arrivata fino a Downing Street, dove qualcuno ha anche invocato un incontro diretto con Theresa May, primo ministro del Paese la cui poltrona sembra sempre più traballante, nonostante sia riuscita a scongiurare il rischio di dimissioni per sfiducia.

Si tratta dunque di una congiunzione tra le proteste contro la politica dell’austerità di Bruxelles, di origine francese, e della frangia più estremista pro-Brexit, afferente alla destra, di stampo britannico.

Per ora non sono previste nuove iniziative o dimostrazioni pubbliche, anche perché il movimento visto in azione a Londra non sembra avere una piattaforma politica ben delineata come invece quello francese, dotatosi di un vero e proprio manifesto con tante di richieste e proposte al governo.

Tuttavia, se in Francia questa ondata di dissenso ha provocato la ritirata di Macron e il blocco dei provvedimenti sui carburanti, in Gran Bretagna si può ipotizzare che un eventuale intensificarsi di questa emanazione dei gilet gialli su scala locale possa dare un’ulteriore scossone alla posizione della May, sempre più precaria.

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