Le Boris Bike si dotano di luce laser per la sicurezza dei ciclisti

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Tanto tempo fa un geniale inventore applicò gli studi sull’energia elettrica prodotta dal movimento di un conduttore in un campo magnetico e inventò la dinamo. Oggi la dinamo è una dotazione di base di molte biciclette che grazie ad essa possono far funzionare il loro faretto. Ma nel 21mo secolo, era della fantascienza, abbiamo di più: abbiamo le luci laser.

L’ultima novità in fatto di sicurezza stradale per i ciclisti a Londra è quella introdotta dalla Transport for London sul suo sistema di bike-sharing Santander Cycle: una luce laser inserita nel telaio che proietta sulla strada l’immagine di una bici a sei metri di distanza dal ciclista. L’immagine luminosa in movimento dovrebbe avvertire gli automobilisti di stare attenti ai ciclisti in transito sulla corsia al loro lato.

L’invenzione si deve alla start-up londinese Blaze, fondata a Bethnal Green da Emily Brooke. Si tratta dell’ennesima risposta al problema degli innumerevoli incidenti in cui sono coinvolti i ciclisti in una città molto trafficata come è la capitale inglese. Molti di questi incidenti coinvolgono mezzi pesanti come autobus e camion, che oggi potrebbero evitare di tirare sotto un povero cristiano su due ruote che sta cercando di attuare il sorpasso: la luce proiettata funzionerebbe come un messaggero che avverte l’autista di non attuare strane manovre.

Il gadget è stato lanciato circa un anno fa e ha attirato subito l’attenzione. Anche quella di TFL, che ha deciso quindi di testarlo su 250 Boris Bikes per provarne l’efficacia. Il test potrebbe portare all’adozione del Blaze sulle 11.500 e passa bici rosse che circolano per la città.

Blaze fornirà una versione differente della sua creazione. Mentre il prodotto originale è dotato anche del suo faretto con potenza 300 lumen, per le Boris Bike si tratterà solo della sua versione laser, montata direttamente nel telaio a prevenzione di furti. E invece di ricaricarsi tramite usb, funzionerà tramite la dinamo di cui parlavamo sopra, la stessa che alimenta i faretti lampeggianti al led.

Molti hanno lodato l’iniziativa, ma non hanno mancato di far notare che sarebbe meglio se la città investisse su infrastrutture adeguate per i ciclisti, con piste ciclabili separate come in altre capitali tipo Amsterdam. In realtà Londra sta già cercando di muoversi in questo senso, ma è chiaro che si tratta di due città non paragonabili per dimensioni e conformazione urbana.

C’è chi invece ha avanzato dubbi sull’effettiva efficacia della luce di Blaze: potete leggere qui un approfondimento del The Guardian.

Anyway, se trovate il prodotto interessante e volete applicarlo alla vostra bici personale sappiate che non viene a buon mercato: il prezzo sul sito ufficiale di Blaze è di £125. Io mi auguro comunque che la TFL lo impianti su tutte le sue bici: è sempre un aiuto in più che male non può fare.

A proposito, sapete di chi erano gli studi sull’elettromagnetismo applicati alla dinamo? Dello scienziato inglese Michael Faraday. E il geniale inventore che inventò la dinamo? L’italiano Antonio Pacinotti. Da sempre la nostra creatività non conosce confini, e ancora una volta ci lega in qualche modo alla terra della regina.

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