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Londra a “Emissioni 0” entro il 2050: cosa significa per la città?

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EU Network
AEMORGAN

Si fa presto a dire “Città a Emissioni 0” entro il 2050, ma cosa significa nel concreto per Londra e i suoi cittadini? Cosa dovrà cambiare per arrivare a un simile, storico risultato? Risposta breve: dovremo stravolgere le nostre abitudini. La risposta lunga potete leggerla qui di seguito.

Il progetto è ambizioso e encomiabile: ridurre drasticamente le emissioni di gas serra, portandole a un livello tale da neutralizzare l’impatto della City sul cambiamento climatico. Il che, per una città affogata nel traffico e nell’inquinamento da combustibili fossili, rappresenta non solo una rivoluzione, ma uno sconvolgimento degli attuali equilibri.

Fra 20 anni, infatti, le stime (fatte in epoca pre-Covid…) ci dicono che Londra arriverà ad assommare oltre 11 milioni di persone. Per annullare l’impatto ambientale di una simile massa, occorre rivedere completamente trasporti, produzione energetica, costruzioni, creazione e smaltimento dei rifiuti. La sfida insomma è aperta.

Sul fronte dei trasporti, qualcosa è stato già fatto con la Ultra Low Emission Zone and il piano nazionale di dismissione delle auto a diesel e benzina entro il 2035; ma potrebbe non bastare, visto che questo comparto genera la maggior parte delle emissioni nel paese. E dunque, stimano gli esperti, per arrivare a emissioni zero entro il 2050, dovremmo ridurre del 60% il traffico su strada entro il 2035, oltreché adottare mezzi a bassa emissione.

Dovranno fare meglio (anzi, molto meglio) anche i mezzi pubblici, visto che oggigiorno ogni bus della città immette nell’atmosfera la bellezza di 73.6 g di CO2 per ogni passeggero, per ogni chilometro percorso. La speranza è di arrivare al 2030 con una rete metro alimentata totalmente a energie rinnovabili e al 2037 con autobus a emissioni zero. Ma è evidente che i cittadini dovranno fare il loro, iniziando a muoversi di più in bici e a piedi, incentivati magari da piste ciclabili e pedonalizzazioni pervasive.

Nuovi criteri edilizi, isolamento termico e materiali di ultima generazione renderanno le nostre case sempre più efficienti e meno avide di risorse. Acciaio e cemento richiedono l’emissione di CO2 per essere prodotti, forgiati, posati e rimossi; il legno, invece, è carbon negative, perché durante la crescita sottrae CO2 all’atmosfera; e alcuni legni, oltre ad essere resistenti ma facilmente compostabili, crescono anche molto rapidamente. La parola chiave, dopo decenni di cementificazione selvaggia, sarà “recuperare.” Ci si lucra di meno, ma ha più senso dal punto di vista dell’ecologia.

Il riscaldamento domestico, a queste latitudini, genera oltre un terzo dei gas serra dell’intero Regno Unito; la transizione dal carbone alle fonti rinnovabili è già iniziata, ma dovrà subire una poderosa accelerazione, altrimenti non rispetteremo l’appuntamento del 2050. Per non parlare poi dell’immondizia e della gestione rifiuti che genera altro sconquasso ambientale tra produzione, trasporto e smaltimento.

Ogni anno Londra produce oltre 7 milioni di tonnellate di scarti, e solo il 41% viene riciclato. Occorre passare a materiali biodegradabili, e ridurre la quantità di packaging che produciamo solo per buttarla via, e -in breve- cambiare noi stessi e il nostro stile di vita.

Tra 20 anni, gli abitanti di Londra troveranno la città simile ma profondamente diversa: sulle strade ci saranno pochissime auto, e quelle in circolazione saranno per lo più ibride, elettriche e/o condivise. Gran parte della carreggiata sarà dedicata a ciclisti, pedoni, dispositivi di micro-mobilità a basso impatto, e al verde.

Probabilmente ci saranno anche meno bidoni dell’immondizia e più centri di riciclaggio, e fontane pubbliche ad ogni angolo. Le case saranno fatte di mattoni, pietra e legno, con tetti tappezzati di pannelli solari, giardini e orti condominiali.

Ma la parte migliore sarà invisibile, sistemica, innervata nei meccanismi che controllano la città stessa: l’aria sarà finalmente salubre. “Sappiamo che le soluzioni tecnologiche di per sé non bastano” spiega Afsheen Kabir Rashid di Repowering London, una startup che collabora con le comunità per creare reti di energia rinnovabili e locali. “Abbiamo bisogno di coinvolgere più persone se vogliamo sostenere davvero uno stile di vita a bassa emissione di CO2. Cittadini coscienti sono essenziali per raggiungere l’impatto zero e creare una Londra resiliente al clima.”

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