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Coronavirus, scuola chiusa a Londra per gli “alunni di origine italiana”: scoppia il caso

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AEMORGAN

Tre istituti inglesi -uno a Londra, e gli altri a Wolverhampton e Buckinghamshire- hanno chiuso i battenti in questi giorni a causa del Coronavirus, e fin qui nulla di strano. Ciò che ha fatto scalpore, tuttavia, è la giustificazione ufficiale adottata: il problema starebbe nell'”origine italia” di alcuni degli alunni. L’Ambasciata italiana è intervenuta, e ha chiesto spiegazioni. “Saremmo grati se il malinteso, probabilmente causato da una stesura frettolosa, venisse chiarito alle famiglie degli alunni.”

Nella lettera inviata ai genitori, infatti, l’istituto spiega di voler intraprendere una “profonda pulizia” dei locali e delle aule che ospitano gli studenti, citando esplicitamente la nazionalità d’origine di uno specifico gruppo.

“Non ci risulta che luoghi frequentati dagli italiani debbano essere puliti”, spiegano dall’Ambasciata, “e siamo certi che non fosse questo l’intento, ma saremmo grati se il malinteso, probabilmente causato da una stesura frettolosa, venisse chiarito alle famiglie degli alunni”. Tanto più che nessuna delle misure annunciate dal governo britannico, chiosano i rappresentanti diplomatici, prevederebbe la disinfezione dei luoghi in cui passano i nostri connazionali. E comunque, aggiungiamo noi, non è stato segnalato nessun caso di contagio tra i ragazzi.

Ma lo scivolone ha fatto sollevare più d’un sopracciglio, e fa particolarmente male in un momento in cui gli italiani nel mondo si vedono rifiutato lo sbarco o il rilascio del visto, semplicemente per la propria nazionalità. A prescindere dallo stato di salute effettivo.

In ogni caso, dal Trust Accademico fanno sapere che si è trattato solo di un’incomprensione. La misura preventiva infatti è nata dalla semplice constatazione che alcuni studenti -prevalentemente italiani- siano tornati al paesello per le vacanze di Natale, o per la settimana bianca in Nord Italia. Il che è certamente vero, ma è pure una mezza verità che rischia di accendere la scintilla del razzismo: a sciare sulle Alpi, dopotutto, potrebbero esserci venuti tutti: pure gli inglesi da sette generazioni.

Vicenda archiviata dunque, e via verso nuove e mirabolanti avventure. Ma ci sono due lezioni che abbiamo appreso, in tutta questa vicenda. La prima, che in tempi bui la tentazione di ricorrere alla discriminazione è sempre forte, ma occorre contrastarla con la ragione. Perché è come la sfiga: prima o poi, tocca a tutti.

L’altra -ed è forse l’implicazione più profonda- è che il passaporto magico a cui eravamo abituati, capace di schiudere tutte le porte del mondo allo schioccare delle dita o all’apertura del portafoglio non è un diritto, né dura in eterno. È un privilegio che ci tocca in sorte, e che dipende interamente da un fattore su cui nessuno ha potere: il luogo e il momento storico in cui si nasce. Chissà che questo non ci apra un po’ gli occhi, e il cuore, verso chi ha l’unica colpa di essere nato nel posto e nel momento sbagliati, e per di più col passaporto sfigato.

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