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Londra sta per diventare leader mondiale della tecnofinanza

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AEMORGAN

Londra potrebbe presto rubare il primato a San Francisco, per quanto concerne gli investimenti in startup che operano nel campo della tecnologia finanziaria. Si parla di un sacco di soldi, e di tanto lavoro, ma la Brexit rema contro.

Col termine FinTech, tradotto in italiano come tecnofinanza, si intende il campo molto moderno dei servizi e prodotti finanziari erogati attraverso le ultime tecnologie dell’Information Technology. Si tratta di giovani e snelle startup che fronteggiano banche e colossi storici della finanza a suon di applicazioni mobili, Bitcoin e Smart Contract.

Negli ultimi anni, l’investimento totale nel settore ha registrato un aumento del +2.200%, passando dai 930 milioni di dollari del 2008 ai 22 miliardi abbondanti del 2015. E Londra ha contribuito parecchio a questo balzo in avanti , visto che il 40% della forza lavoro della City è impiegato nei servizi finanziari e tecnologici. Parliamo di un investimento, solo in Europa, pari a 1.5 miliardi di dollari l’anno, 539 milioni dei quali fluiscono nella capitale inglese. Ma le prospettive sono tutte al rialzo.

Tant’è che, delle 29 più importanti realtà a livello globale (cioè società FinTech che fatturano più 1 miliardo di dollari), nove si trovano a San Francisco, mentre sette hanno il quartier generale a Londra. È la più alta concentrazione di aziende di questo tipo al mondo.

“Londra,” spiega la Robert Walters, “mostra le potenzialità per minacciare lo storico predominio di San Francisco sul mercato.” E così, nel 2018 il settore FinTech londinese si è accaparrato il 39% di tutti i finanziamenti europei, seguito da Berlino col 21% e Parigi col 18%.

Tra i brand che si contendono la classifica, ci sono nomi già noti come Revolut, TransferWise e OakNorth; quest’ultima, a mo’ di paragone, ha visto una crescita “fenomenale” 77.1 milioni di Sterline a 177.6 milioni nel giro di soli 12 mesi. Vale a dire un aumento su base annuale del giro d’affari pari al +268%. Non sorprende dunque che, con simili performance, SoftBank abbia di recente investito in OakNorth la bellezza di 440 milioni di dollari.

Stessa storia per Monzo, un’altra startup che si è appena conquistata 130 milioni di dollari di capitale da un investitore statunitense; cosa che da sola ha fatto schizzare alle stelle il valore societario, pari a 2 miliardi di Sterline.

“L’ascesa degli smartphone e del 4G ha reso il digital banking sempre più un’opzione, riducendo le barriere in entrata per i nuovi arrivati,” si legge nel rapporto. “Ma è soltanto ora, con l’ascesa delle grandi startup FinTech, che il settore bancario si è svegliato e ha iniziato ad adattarsi al nuovo paradigma.”

A loro dire, infatti, entro il 2020 più di metà dei fornitori di servizi di pagamento del Regno Unito saranno completamente digitali, cioè senza banche fisiche di appoggio. E non c’è nulla che possiamo fare per fermare questa rivoluzione già in atto.

“Per i millenial che sono cresciuti a pane e cellulare, il FinTech è particolarmente interessante poiché permette di condurre transazioni finanziarie allo stesso modo con cui condividono una foto o inviano un curriculum.”

E ora, quel che prima era vissuto dagli utenti come una delle tante possibilità (accedere via cellulare ai servizi), ora diventa la scelta d’obbligo: nessuna azienda può fare a meno dell’Internet mobile. I tempi sono maturi, e gli utenti pronti; c’è un unico potenziale ostacolo alla crescita del settore, e si chiama Brexit. Un irrigidimento dei confini, infatti, metterebbe a rischio i risultati raggiunti e soprattutto quelli futuri.

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