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Parrucchieri ed estetisti a Londra: quando e come riapriranno?

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AEMORGAN

Il periodo della pandemia da Coronavirus, con conseguente lockdown, verrà ricordato, da chi vorrà sottolineare gli aspetti più leggeri e divertenti, per la gran quantità di capigliature folte, imbizzarrite, fuori controllo, barbe vichinghe e i peli di ogni tipo ricresciuti senza alcun tipo di contrasto a causa della chiusura forzata di parrucchieri ed estetisti.

Un hair designer potrebbero trarre ispirazione da questo stato di cose per creare delle nuove acconciature, ma per i comuni cittadini si tratta spesso di rassegnarsi a tagli mediocri dopo essersi muniti di rasoi e forbici, strumenti con i quali non si ha molta dimestichezza. Dopo i primi segnali di allentamento del lockdown, che già hanno generato alcune polemiche, tutti attendono con impazienza la riapertura di barbieri, parrucchieri e centri estetici per poter tornare a forme di socialità un po’ meno informali.

Già, ma quali sono le tempistiche? Mentre in Italia è già stato dato il via libera a partire dal 18 maggio, a patto che siano rispettate le misure precauzionali studiate da un apposito comitato scientifico, per quanto riguarda Londra e il Regno Unito bisognerà aspettare ancora qualche tempo.

La conferma arriva direttamente dal Primo Ministro Boris Johnson, il quale nella sua conferenza stampa televisiva del 10 maggio ha dichiarato che i parrucchieri, così come tutti i servizi di cura alla persona, sono considerati come attività ad alto rischio a causa della prossimità tra persone imposta dalla tipologia di trattamenti. In questa prospettiva i vari centri e locali dovranno seguire le stesse linee guida imposte alla strutture ricettive e potranno sperare di tirare su le serrande non prima di sabato 4 luglio.

Ulteriori dettagli sono stati forniti ai cittadini britannici nel documento di 60 pagine redatto dal governo e intitolato “Our Plan to Rebuild”, ovvero il piano per la ricostruzione dopo la devastazione portata dal Coronavirus. Gli specialisti che si sono occupati della stesura, sottolineano come tutti i centri di cura alla persona non potranno riaprire se non garantiranno il rispetto delle misure di distanziamento sociale e la fornitura, sia per lo staff che per i clienti, di dispositivi di protezione personale quali mascherine e guanti.

In ogni caso il governo non ha intenzione di stare con le mani in mano e sta già sviluppando i primi progetti pilota di queste riaperture per testare le capacità di adattamento alle linee guida fornite. Concorrerà all’acquisizione di dati, da parte della task force deputata al compito, anche l’osservazione delle analoghe riaperture che, con un certo anticipo, si stanno svolgendo in altre parti del mondo (come per esempio Francia, Lituania, Germania e Spagna, oltre all’Italia).

In ogni caso, la prospettiva non è affatto rosea dal punto di vista economico. Riorganizzare un locale per adattarsi alle nuove regole sanitarie, richiede tempo e denaro e alcuni responsabili, come Ken Picton (presidente della British Hair Fellowship) parlano anche di scarsa fiducia nelle direttive del governo, e dell’adozione di misure personalizzate da parte di quei centri che ritengono le misure prescritte non siano sufficienti a garantire la sicurezza di lavoratori e clienti.

Altri proprietari di saloni ritengono che la riapertura sarà possibile solo quando la situazione non sarà tornata sicura per tutti, a prescindere dalle misure cautelative adottate. Altri ancora ritengono che la mancata attività di questi mesi abbia già portato al fallimento molte persone, o le porterà a breve.

Infine, c’è persino chi ipotizza che molte attività non riapriranno mai, in particolar modo a Londra, dove il valore degli immobili è molto alto. Il governo, infatti, ha sviluppato un sistema di aiuti economici basati sul valore stimato di ogni singola attività, ma in una grande metropoli anche i piccoli negozi occupano porzioni di suolo che fanno lievitare indirettamente il loro valore al netto dei loro guadagni.

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