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Pfizer lavora alla pillola anti-Covid, partiti i test sull’uomo

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AEMORGAN

Non soltanto vaccini: presto, potremmo avere un nuovo alleato nella guerra mondiale al SARS-CoV-2. Pfizer ha annunciato infatti un farmaco antivirale orale, nome in codice PF-07321332, che -almeno nella sperimentazione preclinica- sembra molto efficace nel bloccare la replicazione del virus. Se i test sull’uomo andranno come sperato, la pillola anti-covid potrebbe rivoluzionare tutto.

In un momento storico molto difficile, in cui quasi tutti i paesi del mondo sono in difficoltà nel gestire la pandemia (Vedi India che dovrebbe mandare 10 milioni di vaccini in UK ma ne ha necessità per combattere la nuova ondata) ogni munizione in più nell’arsenale della scienza è una manna dal cielo. E così, dopo aver contribuito a vaccinare quasi 35 milioni di persone in UK assieme a AstraZeneca e Moderna, Pfizer si prepara alla mossa successiva.

Il colosso farmaceutico ha annunciato in queste ore di aver avviato lo studio clinico di Fase 1 di un farmaco inibitore della proteasi che sembra riuscire a bloccare la replicazione del Covid-19. In pratica, una volta assunto il farmaco, il virus non riesce più a produrre alcune componenti fondamentali alla sua propagazione all’interno delle cellule. Occorre tuttavia sottolineare due aspetti importanti:

  1. L’inibizione funziona fintanto che nell’organismo circola il farmaco, che ha un’emivita di tot ore e non induce produzione di anticorpi. Va bene come protezione immediata, se si teme un possibile contagio, ma non come protezione a lungo termine; per quella, meglio il vaccino.
  2. Il meccanismo di azione non è del tutto nuovo; inibitori delle proteasi sono utilizzati già e con successo con i virus dell’HIV, responsabili dell’AIDS (sindrome da immunodeficienza acquisita), e contro il patogeno dell’epatite C. Questo ha accelerato certamente la ricerca.

La nuova molecola sintetizzata da Pfizer ha evidenziato una “notevole efficacia anti-virale nei test in vitro contro SARS-CoV-2, oltreché una certa attività contro altri coronavirus”, cioè nelle cellule in coltura e negli animali. Ciò “suggerisce il potenziale uso per affrontare future minacce da coronavirus.”

“Affrontare la pandemia da Covid-19” spiega Mikael Dolsten, “richiede sia la prevenzione coi vaccini sia il trattamento mirato per coloro che contraggono il virus. Date le modalità con cui SARS-CoV-2 sta mutando e l’impatto globale del COVID-19, sembra probabile che l’accesso a diverse opzioni terapeutiche sia ora che oltre la pandemia si rivelerà fondamentale. Abbiamo progettato PF-07321332 come potenziale terapia orale che potrebbe essere somministrata ai primi segni dell’infezione, senza necessità dunque di ricovero o ospedalizzazione.”

A questo si aggiunge un altro potenziale candidato, PF-07304814, un farmaco endovenoso più potente destinato invece a chi è già in ospedale. Durante lo studio di Fase 1, verranno coinvolti adulti sani cui verranno somministrate dosi crescenti del farmaco per determinare il dosaggio ideale, verificare il profilo di sicurezza, la tollerabilità e la non tossicità; si tratterà di uno studio randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo.

Purtroppo al momento non esistono tempistiche certe, ma se tutto va come sperato -e ci sono ottime possibilità, perché solitamente gli inibitori della proteasi “non associati a tossicità”- una terapia orale per il Covid-19 potrebbe arrivare già entro metà 2022.

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