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Il Covid cambia le regole per richiedere la cittadinanza britannica e il settled-status

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EU Network
AEMORGAN

La Brexit è ormai alle porte e ci sono tante questioni ancora poco definite, o sulle quali i cittadini britannici (e coloro che vorrebbero diventarlo) nutrono dubbi sostanziali. Come si ricorderà, infatti, da gennaio 2021 il Regno Unito uscirà definitivamente dall’Unione Europea e da allora i rapporti tra le due entità sovranazionali cambieranno radicalmente.

A farne le spese, in primis, chi vorrebbe richiedere per sé e i propri cari lo status di pre-settled e settled per continuare a vivere in Gran Bretagna. Nel caso in cui la richiesta venga effettuata nel 2021, bisognerà dimostrare in qualche modo di aver vissuto in UK negli anni precedenti.

In quest’ultimo periodo è inoltre subentrato un altro problema, quello rappresentato dalla pandemia da Coronavirus: tanti italiani – e non solo – residenti in Gran Bretagna hanno infatti scelto di prendere un aereo e tornare in Italia per ricongiungersi alla propria famiglia, e qui trascorrere il periodo di isolamento forzato.

Proprio in vista della stretta finestra temporale, in tanti hanno deciso di ripercorrere al contrario il loro viaggio per poter effettuare il passaggio burocratico del pre-settled status. Il rischio da mettere in conto, ovviamente, è quello di una quarantena.

Ci sono ulteriori ingranaggi burocratici da considerare, poi, e che riguardano chi risiede in Gran Bretagna ma ha la necessità di fare domanda di cittadinanza o di settled status, pur trovandosi in Italia proprio per il motivo sopra spiegato.

Le normative prevedono che la domanda possa essere effettuata dall’estero, e la legge prevede un numero di giorni di assenza dal Paese abbastanza cospicuo da giustificare la lontananza. Se quest’ultima, però, si protrae troppo a lungo potrebbero esserci intoppi. Le richieste, infatti, prevedevano la dimostrazione della residenza o del settled status, validi da almeno un anno, nonché un massimo di 450 giorni di assenza dal Regno Unito nell’arco degli ultimi 5 anni. Ulteriore dettaglio: ogni anno, e dunque anche l’ultimo, prevede un massimo di 90 giorni di lontananza.

Per fortuna però l’Home Office ha recepito le rimostranze che sono state portate alla sua attenzione nel corso degli ultimi mesi e ha decretato un ampliamento dei criteri: in caso di richiesta di naturalizzazione i giorni di assenza possono essere maggiori di 450 e arrivare fino a 900 (o 540 nel caso di un coniuge di cittadino britannico); per quel che riguarda la cittadinanza, il limite passa a 180 giorni. In entrambi i casi dovrà essere provato oltre ogni ragionevole dubbio che le assenze sono state provocate in modo diretto o indiretto dalla pandemia da Coronavirus ancora in atto.

Naturalmente, trattandosi di indicazioni generiche, entrerà in gioco il fattore umano, ed è dunque importante che nella richiesta tutte le informazioni siano chiare e le motivazioni evidenti. Se possibile, dunque, è consigliato inserire generose documentazioni per non dare adito a dubbi. Il tempo, come stanno scoprendo i britannici, non è dalla loro parte.

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