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Uk esce dall’Unione Europea? Ecco perché non c’è da preoccuparsi e quali sono i vantaggi da sfruttare!

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Brexit – Keep Calm And Carry On

La Gran Bretagna ha votato: 52% vs 48% a favore di un’ uscita dall’Unione Europea. Il referendum ha rivelato la realtà di un paese spaccato da profonde divisioni politiche e sociali tra i vari partiti, le diverse generazioni e le aree geografiche del Regno Unito.

 

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Fonte: Bloomberg

Come dicono gli Inglesi: Now What? Cerchiamo di esaminare i fatti allo stato attuale delle cose, in tutta calma e con sano pragmatismo britannico. Ecco quindi una breve guida alle conseguenze della Brexit nell’immediato, in puro stile londinese:

  1. Keep Calm and Carry On: Anzitutto, nel breve termine non cambierà assolutamente nulla. Il referendum ha dato un verdetto (tra l’altro molto diviso) sull’opinione pubblica del popolo britannico, ma adesso il risultato deve essere discusso e gestito dagli organi politici. Ci sarà, quindi, da vedere come e quando il processo di secessione dall’Unione Europea verrà negoziato ed implementato. Stando all’articolo n50 del trattato dell’EU, la Gran Bretagna ha due anni di tempo per negoziare i termini di un’eventuale (ed ancora non per nulla certa) uscita.  Sino a quando l’uscita non verrà finalizzata (come citato da Bloomberg, gli analisti affermano che ci vorrà molto più di due anni per definire i vari accordi economici e diplomatici) il Regno Unito rimane formalmente parte dell’Unione Europea ed e’ ancora soggetto a tutte le sue regole…quindi nessun cambiamento sostanziale, almeno nel breve/ medio termine.
  2. Don’t Panic: Anche se, come deciso nel referendum, lo UK dovesse eventualmente uscire dall’EU, in tutta probabilità non ci saranno cambiamenti significativi per i cittadini Europei con residenza nel Regno Unito e per tutti coloro che lavorano e pagano regolarmente le tasse. Quindi, nonostante non si abbiano ancora certezze a riguardo, se siete iscritti all’albo degli Italiani residenti all’estero (AIRE) sezione UK, in pratica (molto probabilmente) non cambierà nulla.  Ed anche se non foste iscritti, la procedura di iscrizione, che si puo’ fare online come spiegato qui, dura 6 mesi…il che da tempo un po’ a tutti coloro che desiderano rimanere a Londra in futuro, visto che, come spiegato prima, per almeno due anni non ci sarà alcun cambiamento alle regole attuali.
  3. Always look at the bright side of life: Uno degli slogan più famosi dei Monty Phyton, che è anche uno dei consigli più saggi fornitoci dal pragmatismo made in UK: Guardiamo sempre al lato positivo delle cose! Uno degli effetti più immediati del referendum è stato far crollare il valore della sterlina vs l’euro. Al momento in cui sto scrivendo, e’ possibile cambiare un euro per 80 centesimi di pound. Quindi se avete in programma di rimanere qui per il futuro prossimo e desiderate cambiare euro in sterline, o trasferire euro dall’Italia, questo potrebbe essere un buon momento per farlo, risparmiando un po’ rispetto ai tassi di cambio dei mesi scorsi.

Alla fine dei conti, qualunque cosa succeda, Londra è, e rimarrà, sempre una capitale Europe ed anche se il resto dell’Inghilterra desiderasse (come effettivamente dimostrato) uscire dall’UE, niente e nessuno potrà mai cambiare il clima accogliente e cosmopolita della città più internazionale del mondo. Questo è dimostrato, a parte che dalla schiacciante maggioranza di londinesi che ha votato per rimanere in Europa, anche dalle parole del nuovo sindaco di Londra Sadiq Khan, il quale oggi ha dichiarato:

I want to send a clear message to every European resident living in London – you are very welcome here. As a city, we are grateful for the enormous contribution you make, and that will not change as a result of this referendum.

There are nearly one million European citizens living in London today, and they bring huge benefits to our city – working hard, paying taxes, working in our public services and contributing to our civic and cultural life.

We all have a responsibility to now seek to heal the divisions that have emerged throughout this campaign – and to focus on what unites us, rather than that which divides us.”

Traduzione: “Desidero inviare un messaggio chiaro ad ogni cittadino Europeo residente a Londra: Qui siete i benvenuti. Come città, siamo riconoscenti per l’enorme contributo che apportate e che non cambierà con il risultato del referendum.

Ad oggi, ci sono circa un milione di cittadini Europei che vivono a Londra e che portano enorme beneficio alla nostra città – lavorando duramente, pagando tasse, lavorando nel settore dei servizi pubblici e contribuendo alla nostro tessuto civico e culturale.

Ora abbiamo tutti responsabilità di cercare di lenire le divisioni che sono emerse durante questa campagna politica e concentrarci su quello che ci unisce, piuttosto che su quello che ci divide.”

Alcuni cittadini londinesi hanno iniziato addirittura ad invocare l’indipendenza di Londra ed una secessione della città dal resto del Regno Unito. Vari siti internet e piattaforme mediatiche hanno già lanciato delle petizioni per mettere in discussione il risultato del referendum, come ad esempio quella organizzata dallo stesso parlamento britannico (https://petition.parliament.uk/petitions/131215), o quella ancora più estrema di Change.org, che puntualizza come Londra abbia votato per rimanere in EU con una grande maggioranza, e dato che la città da sola genera la meta’ degli introiti fiscali complessivi del Regno Unito, è sconcertante come la voce dei londinesi venga ‘soffocata’ da una ‘leggera maggioranza nazionale, che ha preso una decisione vitale che la città di Londra non condivide  (https://www.change.org/p/uk-parliament-londonstays-we-want-to-remain-part-of-the-european-union?recruiter=57740923&utm_source=share_sponsor_thank_you&utm_medium=facebook&utm_campaign=facebook_link). Change.org ha anche lanciato l’ hash tag #londonstays.

Tra l’altro, sembra inizino già ad emergere le prime crepe tra i ranghi politici che hanno supportato il brexit durante la campagna pre-referendum, con i leader Boris Johnson e Nigel Farage accusati di aver mentito riguardo l’eventuale riutilizzo dei fondi desitanti all’Unione Europea verso il sistema sanitario pubblico (NHS). Imbarazzante l’intervista a Nigel Farage, leader del partito UKIP, pubblicata dal Telegraph questa mattina:

http://www.telegraph.co.uk/news/2016/06/24/nigel-farage-350-million-pledge-to-fund-the-nhs-was-a-mistake/

Insomma, sino ad ora, e per il momento, gli effetti del referendum si limitano all’aver esacerbato il dibattito politico e le divisioni storiche tra Scozia e Inghilterra, Londra e UK e così via, ma nel concreto non ci sono cambiamenti immediati, ed alla fine della fiera potrebbe anche non cambiare nulla, o magari, dopo le dovute buone riflessioni, le cose potrebbero cambiare in meglio.

Quindi, per il momento, niente panico…continuiamo a seguire con attenzione ogni sviluppo ed andiamo avanti, nella nostra bellissima Londra tutta da Vivere.

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