TEMPO-LIBERO

Arte di strada e secchi di vernice ad Oxford Circus

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C’è un posto a Londra dove non si riesce a camminare se non schivando le mine impazzite che ti vengono addosso: centinaia di persone, piedi, borse, cellulari, facce, corpi proiettati verso ansie e vite frenetiche e, non ultimi, individui sperduti con occhi fissi sull’iphone, che seguono le preziose direttive dell’indispensabile citymapper.

Tutto ciò e anche di più, succede ad Oxford Circus.

E’ difficile, quasi impossibile, darsi appuntamento all’incrocio di Oxford Circus: i quattro angoli sono occupati dagli altezzosi colossi Benetton, H&M, Tezenis e Nike e attraggono sguardi e portafogli da tutto il mondo. Per fortuna non è tutto commercio quel che luccica e sotto le moli dello shopping c’è anche qualche artista tutt’altro che arrivato: musicisti e street performers che regalano la propria arte ai passanti in cambio di pochi secondi di attenzione e di qualche pences nel cappello.

Il talento non è certamente un requisito fondamentale: lo sono senza dubbio però la faccia tosta e un impianto appena decente (e forse nemmeno quello…) da portarsi in strada.

Il mio primo incontro (domenica): un paio di ragazzetti neri seminudi con tanto di stereo anni ’90 alle spalle ballano una breakdance rivisitata e con movimento del corpo a mò di serpente, si slogano spalle, muscoli e ossa delle braccia e bacino, a tempo di musica.

Il giorno dopo è la volta di un trio composto da due musicisti italiani, uno al cajon e l’altro al sax, e un chitarrista/cantante francese abbastanza scarsetto ma con radiomicrofono (!); nella custodia della chitarra c’è un cartello con il loro contatto facebook e il cd in vendita.

Sull’angolo opposto, lo stesso giorno: un gruppo rock/metal di ventenni ha appena scoperto la distorsione: distorsione ovunque, nelle casse, nelle orecchie, nella testa.

Giovedì ripasso da quelle parti e incontro un cantante bianco, vestito come un figlio dei fiori, capelli lunghi stile Gesù Cristo, voce roca e repertorio di Otis Redding: si sente la reincarnazione di un cantante di blues maledetto ma a sentirlo bene del bluesman maledetto sembra avere in comune solo un particolare: tanta droga.

Sabato invece si è alzato il gran vento, mentre cerco una sciarpa per coprire la mia unica ricchezza e fragile dote, sento un ritmo frenetico e regolare: roba tra l’africa e l’elettronica. Rapita dall’energia di quei colpi, poco più avanti di H&M becco un ragazzo nero con treccine in testa seduto su un secchio da vernice sistemato all’ingiù, circondato da un’altra decina di secchi da vernice colorati gialli verdi e blu e percuote con delle bacchette il suo set di batteria totalmente home-made: non ho mai visto dei secchi di vernice utilizzati meglio!!

Il tipo colpisce a gran forza i secchi come fossero tamburi: gli passa a fianco una signora per bene con cagnetto altrettanto per bene a seguito e che non sembra minimamente incuriosita da tutto quel “frastuono”, nemmeno gira lo sguardo: lo scaltro batterista attacca un pezzo non molto elegante di un famosissimo hook fine anni ‘90 che urla “Who let the dogs out woof woof..!” … ha vinto.

Indirizzo: incrocio tra Oxford Street e Regent Street

Fermata metro: Oxford Circus

Costo: free (preparate qualche pence a sostegno all’arte di strada)

Orario: primo pomeriggio/tardo pomeriggio/mattina/sera

Musica: rock/soul/drum&bass/folk/pop/trash

Aria condizionata: parecchia

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