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Che cos’è quella cascata di papaveri rossi che inonda l’Imperial War Museum? Ecco la spiegazione

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Ricordate la cascata di papaveri rossi che qualche anno fa invase la Torre di Londra? Per la gioia dei cittadini e dei turisti, quella meravigliosa esplosione floreale qualche giorno fa è tornata in città ma questa volta la si può ammirare all’Imperial War Museum.

L’istallazione iniziale era stata concepita per celebrare il centenario dell’inizio della prima guerra mondiale: nel 2014 l’artista Paul Cummins e il designer Tom Piper avevano utilizzato 888.246 papaveri di ceramica rossa disposti a cascata dalla cima della torre fino a coprire tutto il terreno sottostante. Il numero dei fiori non era casuale, ma rappresentava esattamente il numero dei soldati britannici e coloniali che avevano perso la vita nel corso del conflitto mondiale.

Dopo una serie di sculture iconiche presentate in varie località della Gran Bretagna, quest’anno i papaveri rossi sono tornati nella capitale in onore del centenario dell’Armistizio che sancì la fine della guerra mondiale. L’istallazione, curata sempre da Cummins e Piper, prende il nome di “Weeping Window” che simbolicamente sta per ‘Finestra che piange’.

L’opera è solo una porzione dell’istallazione precedente: si tratta di una cascata floreale formata da 11 mila papaveri di ceramica rossa che dalla cupola dell’Imperial War Museum si riversa sul prato anteriore all’edificio. L’impatto visivo è spettacolare anche perché, oltre al valore artistico, l’opera scatena nei cittadini inglesi una forte tensione emotiva e spirituale. Quell’esplosione di colore rosso rappresenta simbolicamente il mare di sangue versato in una delle guerre più brutali della storia dell’umanità, un conflitto che ha segnato in modo indelebile non solo la Gran Bretagna ma il mondo intero.

Se abitate a Londra, o passate in città in questo periodo, è quindi d’obbligo fare tappa alla “Weeping Window”! La visita è gratuita ma affrettatevi: la cascata di papaveri rossi sarà fruibile a tutti solo fino al 18 Novembre quindi non c’è tempo da perdere.

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