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TEMPO-LIBERO/CONCERTI

Royal Albert Hall: rischio chiusura con le nuove norme contro il Coronavirus

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AEMORGAN

Ci troviamo in un momento di passaggio all’interno di una delle più grandi crisi che il Regno Unito abbia affrontato dalla Seconda Guerra Mondiale: le autorità hanno infatti lievemente allentato il lockdown necessario per contenere il contagio da COVID-19, e vari tipi di attività e imprese stanno già iniziando a come pianificare la fase della riapertura.

Il settore culturale rappresenta un mondo a sé, che si trovava a volte in seria difficoltà a prescindere dallo scatenarsi del virus e dalla misure di contenimento che saranno indispensabili per non generare nuovi focolai. Tra le istituzioni che rischiano di non poter riprendere appieno le attività c’è la Royal Albert Hall.

Detto in maniera molto brutale: con le attuali limitazioni alla capacità della grande sala da concerti, difficilmente si riusciranno a coprire i costi di gestione, e la struttura vecchia di 150 anni sarà obbligata a chiudere per sempre. L’amministratore delegato Craig Hassall ha rivelato che assicurarsi che ogni possessore di biglietto rimanga a due metri di distanza dalle altre persone diminuirà drasticamente la capacità del teatro, portandola al 30% su un totale di 5000 posti. Il colpo di grazia, però, verrà dato dalla chiusura forzata di ristoranti e bar, un disastro dal punto di vista finanziario.

Una serata in cui non riusciamo a occupare l’85-90% dei posti a disposizioni è una serata in perdita per noi. Abbiamo bisogno di circa 378 performance all’anno con la vendita dell’85% dei posti per creare i guadagni medi annuali della Royal Albert Hall”, ha spiegato in modo chiaro il manager. Anche solo per riuscire ad andare avanti senza guadagni c’è bisogno di un cambiamento, in quanto i fondi messi da parte sono in procinto di terminare.

Non ci sono ancora dichiarazioni ufficiali, ma è indubbio che difficilmente i promoter di spettacoli riusciranno a trovare accordi con la Royal Albert Hall se questa potrà garantire un numero di biglietti così ridotto. Tra le questioni pratiche da affrontare per poter pensare a una riapertura ci sono poi l’eliminazione degli intervalli, che causerebbero assembramenti indesiderati, o ancora la gestione dell’uso dei servizi igienici.

Sarebbe davvero inimmaginabile vedere le porte serrate della sala da concerti. Anche perché la proposta della BBC, che vorrebbe trasmettere in streaming la stagione concertistica dei Proms, il cui inizio sarebbe in teoria fissato al 17 luglio, è stata ritenuta impraticabile da Hassal. Troppo gravoso l’impegno, a fronte dei ricavi: solo l’esibizione di Katherine Jenkins, che ha cantato nel teatro vuoto per il 75esimo anniversario del Victory in Europe Day, ha richiesto cinque giorni di riprese e una troupe alquanto nutrita. Il tutto per un’ora di spettacolo.

Nel frattempo sono stati cancellati tutti gli eventi previsti per maggio e giugno, incluse le performance di Peter Frampton, degli Scouting for Girls e il classico balletto Il lago dei cigni della English National Ballet, oltre alle esecuzioni orchestrali di colonne sonore famose quali Titanic e Terminator. Al momento gli artisti più famosi come James Blunt e George Benson hanno rimandato ai prossimi mesi i concerti, ma la sorte dei live è incerta.

L’istituzione culturale non ha azionisti che possano investire, né gode di finanziamenti pubblici come altri luoghi della cultura londinese, come accade anche per la Royal Academy o lo Shakepeare’s Globe. Serve chiarezza e un intervento delle autorità, ma al momento l’unica risposta del Department for Digital Culture Media and Sport non è stata particolarmente soddisfacente. Sono stati annunciati aiuti fiscali, e si invitano tutti gli enti con i giusti requisiti a farne richiesta, ma manca un vero e proprio coordinamento e delle soluzioni pratiche e davvero credibili.

Altri luoghi della cultura che hanno lamentato le stesse difficoltà sono la Royal Festival Hall, che dovrebbe operare con 800 posti a disposizione sui 2700 totali, il National Theatre, la cui sala più grande, la Olivier, potrà lavorare solo con 250 poltrone su 1100.

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