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Coronavirus a Londra: ecco quali potrebbero essere le misure di sicurezza dei ristoranti alla riapertura

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AEMORGAN

La quotidianità, nel Regno Unito, a Londra, così come nel resto del mondo, non potrà più tornare a essere la stessa, prima della scoperta di un vaccino al Coronavirus. Tuttavia, in vista di un allentamento o di una fine del lockdown, sono tante le attività che stanno per riprendere il proprio corso, seppur in un simulacro di normalità che serve anche a risollevare gli animi.

I ristoranti londinesi, per esempio, dovranno adottare una serie di misure radicali per mantenere i propri locali sicuri, che cambieranno drasticamente il modo in cui mangiamo al di fuori dell’ambito domestico.

Ristoranti londinesi ai tempi del Coronavirus: cosa ci aspetta

Una recente ricerca, approntata interrogando alcune delle figure chiave del settore, afferma, infatti, che i clienti dovranno abituarsi a code come quelle che vediamo oggi davanti ai supermercati, ma localizzate all’ingresso dei ristoranti. Nascerà dunque per l’occasione un’inedita figura del “buttafuori da ristorante”.

Stessa cosa – va da sé – anche per quel che riguarda i servizi igienici dei locali per ridurre i contatti. Considerando che già prima del Coronavirus in più di qualche caso eravamo abituati ad attendere, quando ne valeva la pena, la notizia è al tempo stesso confortante (perché di facile attuazione) e irritante (perché nessuno vuole aspettare ore per una cena, non importa quanto succulenta possa essere).

Inoltre, i camerieri saranno dotati di maschere e guanti, i tavoli saranno distanziati notevolmente sulla base delle misure in vigore e ci sarà una frenetica attività di applicazione di alcol e pulizia di oggetti toccati con regolarità dai clienti, come per esempio le maniglie. Si pensa, ma andrà dimostrato quanto la cosa possa essere davvero applicabile, che ai clienti con la tosse possa essere rifiutata l’entrata.

Hong Kong e i suoi ristoranti, già riaperti, rappresentano il modello da seguire, secondo gli opinion leader della ristorazione. Nella colonia cinese, infatti, si sta iniziando a pre-ordinare via telefono o email cibo e bevande, per limitare l’uso dei menu, così come il pagamento in anticipo così da non usare contanti o carte di credito.

Le pietanze e le bottiglie, quindi, potrebbero essere portate dai camerieri su uno dei tavoli vuoti che attornieranno i clienti, i quali dovranno poi portare il tutto al proprio tavolo. Altre misure per contenere i costi parrebbero essere della paratie di vetro o plexiglas tra i tavoli, così come i menu limitati (anche in vista della penuria prevista di alcuni generi alimentari).

In ogni caso, molti manager hanno già avvisato che la regola del distanziamento sociale di almeno due metri dovrà essere considerata in modo elastico, altrimenti l’intera industria della ristorazione potrebbe essere spazzata via. Si calcola, infatti, che in questo caso un ristorante di alto livello vedrà ridotti i suoi coperti del 55%, mentre quelli più alla buona, dove i tavoli sono in genere ravvicinati, addirittura del 70%. La massima distanza accettabile per avere dei profitti, è stata calcolata in 75 centimetri.

La considerazione finale è comunque all’insegna di un certo pessimismo: in molti lamentano che la mancanza di linee guida certe da parte del governo sta rendendo molto difficile pianificare la riapertura del proprio business.

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