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Riapertura dei club a Londra: informazioni e previsioni

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Se durante il lockdown si trova qualche modo per trascorrere la giornata senza impazzire, tra smart working, faccende domestiche e intrattenimento, sono le serate il vero tasto dolente di questa quarantena provocata dalla pandemia da Coronavirus. Non è affatto impossibile trovare un film, una serie tv o uno spettacolo teatrale da vedere prima di andare a dormire, ma chi era abituato a scatenarsi al pub o ballando si trova del tutto spaesato.

Sorte molto peggiore, però, è toccata a chi dell’intrattenimento notturno ha fatto il proprio lavoro. I club di Londra , infatti, sono stati chiusi come tutti gli altri esercizi, ma notoriamente saranno anche una delle ultime tipologie di attività commerciali a poter riaprire i battenti, per quanto con restrizioni che pongono serie incognite sul futuro.

Nelle settimane seguenti il 23 marzo, dj, promoter, baristi, camerieri e tutto il personale che lavora nei club ha visto progressivamente prosciugarsi qualsiasi possibilità di tornare in sella, con la consapevolezza che la crisi economica in atto porterà dei cambiamenti tutt’altro che di poco conto alla vita notturna londinese.

Proprietari e promoter sono pessimisti, in quanto ritengono che le disposizioni a supporto dei business messe in moto dal governo, per quanto lodevoli, non siano sufficienti a garantirne la sopravvivenza. Molti locali londinesi, al momento sopratutto della scena queer (la quale ha visto la perdita del 60% dei club inizialmente presenti nel 2005), hanno già annunciato che non riprenderanno le attività anche una volta terminato il lockdown.

E questo nonostante un sistema di sgravi e sostegno fiscale non indifferenti. Si può citare la possibilità di mettere in congedo i lavoratori, la nuova legge che proibisce ai proprietari di sfrattare le attività che non possono pagare l’affitto (valida fino al 21 giugno), nonché il bonus da 25mila sterline per tutti gli spazi con un valore imponibile inferiore a 51mila sterline.

In quest’ultimo caso, però, si riscontra il paradosso del valore aggiunto di un business sito nella capitale. A causa degli affitti gonfiati tipici di Londra, il valore imponibile di un club di piccole dimensioni in molti casi è superiore alla cifra limite, negando così l’accesso al bonus.

Una recente ricerca ha mostrato che il 50% dei pub, locali di musica autogestiti e club LGBT+ non possono essere destinatari degli aiuti economici, e la percentuale potrebbe essere ancora più alta per i nightclub. I sussidi ai lavoratori e alle imprese sono stati due ottimi provvedimenti, sostengono molti protagonisti della scena, ma non sono abbastanza.

Anche il blocco del pagamento degli affitti continua a impensierire i gestori, perché, se ai padroni di casa è vietato lo sfratto, in ogni caso la maggior parte di questi continua a richiedere il pagamento degli arretrati, che in questo modo si accumula in enormi somme di debito che difficilmente potranno essere saldate. E in questo modo anche i sussidi saranno stati sprecati, perché i destinatari non avranno più un lavoro.

A pesare sono anche le probabili restrizioni e le norme di distanziamento sociale che verranno applicate una volta terminato il lockdown. Ridurre la capacità di oltre il 50% per molti club significa la morte, o comunque una perdita di guadagni tale da porre seri dubbi sulla sostenibilità finanziaria dell’impresa.

Chi ha già calcolato nei dettagli i piani operativi – comprensivi di schermi protettivi ai banconi, distanziamento di due metri delle file, scanner termici all’arrivo, mascherine e guanti per lo staff e una politica di accesso riservata esclusivamente ai membri – parla di svariati mesi in cui si andrà a operare in perdita, tenendo presente che normalmente il margine di guadagno di un business del genere è del 10%.

Cosa è possibile fare per sostenere i locali? In primis, l’ufficio del sindaco di Londra ha chiesto al governo di farsi carico del sostegno diretto dell’industria dell’intrattenimento notturno, mettendo a disposizione un fondo di 675mila sterline per i locali più a rischio, a cui si aggiunge la raccolta fondi #SaveOurVenue, ovvero un crowdfunding dal basso.

Esistono anche due petizioni molto attivo sull’argomento: #raisethebar chiede che il limite del valore imponibile per l’assegnazione delle 25mila sterline sia innalzato a 150mila sterline; inoltre la campagna #NationalTimeOut chiede al governo uno stop di nove mesi al pagamento degli affitti per club, bar, ristoranti per aiutarli a sopravvivere al lockdown e ad aprire a capacità ridotta.

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