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Un edificio che sembra un foglio di carta spezzato: ecco l’ultima opera di Chinneck!

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Londra è sempre stata fucina di correnti artistiche innovative dando i natali a personaggi eclettici e geniali che con le loro opere non smettono di sorprendere sia i cittadini inglesi che i turisti provenienti da ogni angolo del mondo. Nell’ultimo periodo, ad esempio, l’attenzione di chi passeggia per le strade delle città non potrà non essere catalizzata dalle creazioni bizzarre di Alex Chinneck, un giovanissimo artista nato a Londra nel 1984.

Una delle sue opere più famose si trova a Blackfriars Road, vicino alla Tate Modern, e prende il caratteristico nome di “Under the weather but over the moon“. Si tratta di una casa letteralmente capovolta tanto che è normale per i turisti ammirarla a testa in giù. Una creazione ugualmente suggestiva si trova a Covent Garden e si chiama “Take my lightning but don’t steal my thunder“. In questo caso ci si trova davanti ad un edificio che sembra magicamente spezzato in due, con la parte superiore sospesa in aria. L’opera ha qualcosa di eccezionale ma, a guardare bene, c’è un trucchetto che regge l’artificio: un piccolo chioschetto verde a lato dell’edificio è, in verità, il contrappeso che regge la parte superiore della struttura che ad occhio nudo sembra fluttuare nell’aria.

Ancora più spettacolare è l’opera appena terminata nella zona di Hammersmith e che rappresenta la prima istallazione pubblica permanente di Chinneck. Si chiama “Six Pins e Half A Dozen Needles” situata specificatamente nell’area dell’ Assembly London, un campus di uffici, attività commerciali e ristoranti. Posizionata a venti metri d’altezza, la creazione è costituita da un’enorme facciata di mattoni russi fratturata in due come se fosse un foglio di carta spezzato. L’artista, in questo modo, ha voluto omaggiare l’editore che in passato viveva in quell’edificio, prendendo ispirazione da un foglio di un libro.

Per realizzare l’opera intera Chinneck ha impiegato ben 14 mesi collaborando con un team di ingegneri strutturali, produttori di mattoni e di acciaio, saldatori e operai specializzati in piastrelle. La creazione, lunga 12 metri per un peso di 10 tonnellate, è costituita da 4 mila mattoni e più di mille componenti in acciaio inossidabile. Un lavoro impegnativo che, però, ha dato vita ad un edificio che lascia a bocca aperta i passanti.

L’artista, così come per le altre sue opere, è riuscito a fondere l’architettura con la scultura dando modo ai cittadini di guardare quell’angolo della città sotto un nuovo punto di vista:

“Cerco di introdurre interventi scultorei in contesti inaspettati, aumentando un senso di scoperta quando si incontrano. Il mio lavoro vuole stimolare l’architettura riconfigurando e rinvigorendo ciò che era già materialmente presente […]  Il surrealismo è il rovescio del mondo che ci circonda e sia il mio lavoro che i titoli delle mie opere hanno l’obiettivo di distorcere la familiarità con una parte misurata di fantasia“.

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