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Teatri a Londra: la riapertura forse solo nel 2021

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La pandemia da Coronavirus sta svolgendo con sempre maggiore evidenza una funzione livellatrice, almeno per quanto riguarda alcune situazioni. Per esempio, ha generato un dubbio che sta attanagliando tutti i politici in queste settimane, ovvero: quanto a lungo è possibile mantenere il lockdown e sospendere o frenare al massimo l’economia, prima di risentire dei pesanti contraccolpi?

Tra le tante categorie di lavoratori colpiti da questa crisi si discute spesso di tutti coloro che compongono il variopinto mondo dello spettacolo. Attori e registi, certo, anche famosi, ma al 99% stiamo parlando di tecnici e professionisti di tutti i tipi, considerando quanto ampio sia l’indotto.

E in una città come Londra, dove l’attività teatrale è forse la più frenetica al mondo, la chiusura delle sale è una vera e propria sciagura sia per chi vi lavora che per i milioni di spettatori che ogni anno desiderano assistere alle produzioni che si allestiscono. Per non parlare delle decine di migliaia di persone che spesso prendono un aereo anche solo per godersi in prima fila alcuni musical del West End londinese.

Tuttavia, sembra che tutti costoro non potranno tornare alla desiderata normalità, almeno nel breve periodo. Lo conferma uno dei produttori di musical di maggior successo dei nostri giorni, Cameron Mackintosh, il quale ritiene che le misure di distanziamento sociale, necessarie per fermare l’arrestata del COVID-19, renderanno impossibile o molto difficile la riapertura prima del 2021.

Con alle spalle produzioni come Cats, Les Misérables e Hamilton, Mackintosh sa bene di cosa parla quando afferma che “dal momento in cui il distanziamento sociale non sarà più in piedi, ci occorreranno dai 4 ai 5 mesi per riportare gli attori sul palco. Torneremo, ma abbiamo bisogno di tempo. Se non arriverà uno stop entro poche settimane temo che non sarà prima dell’anno prossimo”.

Non mancano i problemi economici, che rischiano di far chiudere definitivamente piccole sale e mettere in ginocchio tutti coloro che fanno parte della filiera teatrale. Il famoso drammaturgo James Graham, autore di Quiz, ha lanciato un appello affinché il governo aiuti finanziariamente, con investimenti e sostegno, chi si trova in difficoltà.

Gli fanno eco le parole di Rufus Norrism, Artistic Director del National Theatre, che solo un mese fa aveva già lanciato l’allarme: “A meno che non vi siano misure reali e concertate per sollevare l’industria culturale del Paese, ci sarà un disastro devastante. Inutile far finta di niente.” Preoccupazioni legittime per un settore che all’inizio dell’anno stava mostrando una crescita impressionante.

Riguardo al National, che ha un fatturato di circa un centinaio di milioni di sterline all’anno, ogni giorno perso equivale a un’emorragia monetaria letale. I fondi di riserva si stanno velocemente esaurendo, e potrebbero durare al massimo per un anno. Per non creare disagi ai dipendenti la scelta del National è stata quella di tagliare ogni spesa che non riguardasse il lavoro di qualcuno; molte produzioni sono state rimandate e poche sono state le cancellazioni, ma anche i budget sono stati spesso dimezzati.

La nota di speranza in tutta la questione è rappresentata dalla solidarietà reciproca che sta legando il network teatrale. Lasciando da parte la competizione, i 13 teatri regionali più grandi si parlano su base giornaliera, cercando di capire il da farsi, tra iniziative in streaming e nuovi progetti ancora da svelare.

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