5 caratteristiche (umane e professionali) che ti dicono se puoi davvero lavorare come ragazza alla pari a Londra

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Chi vive a Londra ha almeno un amico o conoscente (più spesso però al femminile) che ha lavorato come au pair, ovvero ragazzo/a alla pari. Secondo la definizione un au pair o giovane alla pari è un giovane di età compresa tra i 18 e i 30 anni, non sposato e senza figli, che decide di trascorrere un periodo di tempo all’estero presso una famiglia ospitante. Suo compito sarà quello di accudire i bambini della famiglia e contribuire a semplici lavori domestici, come già scritto in questa mini guida al mondo degli au pair. Fin qui sembra tutto semplice, in realtà questo è un impiego che richiede alcune caratteristiche che alcuni potrebbero scoprire i non avere.

1 Spirito di adattamento

Paese straniero, usanze e abitudini diverse, cucina differente. Non c’è nulla come vivere con una famiglia straniera che ci fa rendere bene conto di tutto ciò. Adattarsi vuol dire in questo caso anche imparare a rispettare ed apprezzare  le differenze, nei limiti del possibile. Questo può comportare il consumare la cena alle 18, l’ora in cui comincia l’aperitivo italiano, bere più tè che acqua e sopportare l’odore di fagioli e uova strapazzate al mattino. Il giorno in cui però verrà servito alla tavola della famiglia  ospitante un piatto di spaghetti con pollo e maionese o ketchup, lo sciopero della fame sarà legittimo.

2. Interesse verso i bambini

Può sembrare banale, ma spesso molti ragazzi alla pari non fanno troppo caso a questo aspetto, pensando che a meno che si tratti di un neonato ancora in fasce, il lavoro sarà semplice. E’ con i bambini che l’au pair dovrà trascorrere buona parte del proprio tempo, dal  mattino quando dovrà preparare loro la colazione ed accompagnarli a scuola, alla sera quando dovrà cucinare per loro e dovrà poi metterli a letto. In molti casi poi si tratta di due o più fratelli (spesso infatti le famiglie assumono una ragazza alla pari per risparmiare e concentrare in una sola figura la baby sitter e la signora delle pulizie) a cui si possono aggiungere gli amici e i compagni di scuola.

3. Predisposizione a condividere

Solitamente l’au pair ha a disposizione una camera per sè, ma il resto degli spazi è in comune. Ciò vuol dire che sarà difficile per il giovane alla pari riuscire a cucinare una pasta alla carbonara dopo le ore 21 mentre è in piena astinenza di cibo italiano. I pasti di solito si consumano insieme ai bambini e in qualche modo l’au pair si sentirà sempre un po’ un ospite, si spera gradito, nell’utilizzo degli spazi condivisi.

4. Apprendimento veloce di un’educazione diversa

Lavorare come au pair significa apprendere rapidamente alcuni capisaldi dell’infanzia del bambino inglese, ad esempio l’uso del monopattino. Questi simpatici mezzi di locomozione che hanno la funzione di tranciare le caviglie altrui, sono usati da ogni bambino inglese che sappia per lo meno stare in piedi, per poi scoprire che saranno abbandonati difficilmente in età adulta. A un bambino inglese non si potrà negare di andare a scuola usando lo “scooter”, che poi l’au pair dovrà costantemente trascinare a casa in quanto non in tutte le scuole esistono parcheggi per monopattini. Altra abitudine abbastanza consueta è la merenda a base di fish and chips o alette di pollo, anche se viene sempre più rimpiazzata da abitudini alimentari più sane. Inoltre è abitudine che i bambini trascorrano l’intervallo fuori all’aperto nel cortile, anche se il termometro segna vari gradi sotto zero. La chiamavano “educazione siberiana”.

5. Fedina penale, referenze ed interessi

Non da ultimo occorre che l’au pair abbia una fedina penale pulita, e per dimostrare ciò occorre un certificato rilasciato da un commissariato italiano. Inoltre le referenze di precedenti datori di lavoro, professori o figure rilevanti sono gradite ed aiuteranno la famiglia ospitante ad aver maggior fiducia nell’au pair. Infine una lista di propri passatempi e interessi aiuterà entrambe le parti a capire se si è fatti l’uno per l’altra. In quanti vorrebbero vivere con una famiglia amante dei rettili?

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