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Effetto Brexit, le aziende estere ed inglesi scappano da Londra: ecco tutti i nomi!

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AEMORGAN

Il momento in cui la Brexit diventerà una realtà si sta sempre più avvicinando, con tutte le preoccupazioni che ne conseguono. La data dell’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea è fissata per il prossimo 29 Marzo quindi tra soli due mesi: quale sarà l’impatto di questo forte cambiamento sull’economia del Paese?

Di sicuro le più grandi imprese già stanno pensando a come tutelare al meglio i propri interessi e molte si sono attivate con anticipo per arginare i rischi. L’esempio più eclatante è quello inerente alla Sony, l’azienda che si concentra sull’elettronica di consumo, che ha deciso di trasferire il suo centro operativo da Londra in Olanda. La sede della capitale inglese non verrà chiusa e continuerà a lavorare con i suoi 900 dipendenti, ma allo stesso tempo avrà alle spalle un quartiere generale inserito legalmente del mercato unico europeo.

Stessa storia vale per la Panasonic, azienda rivale della Sony, che già a settembre aveva trasferito la sede europea dalla Gran Bretagna ad Amsterdam. Un cambiamento radicale effettuato solo per evitare problemi amministrativi e fiscali legati alla Brexit e al conseguente impatto negativo sul mercato unico.

Anche le imprese inglesi stanno adottando un comportamento simile per paura di ripercussioni negative sul bilancio. La Dyson, azienda che progetta e produce elettrodomestici, trasferirà la sede addirittura a Singapore dove pare che il mercato sia più attivo. Invece la P&O, società britannica che da quasi due secoli gestisce i traghetti che attraversano la Manica, sposterà la sede operativa a Cipro.

La situazione non è migliore nel settore medico e farmaceutico: la AstraZeneca ha sospeso ogni decisione sugli investimenti da fare in Gran Bretagna in vista della Brexit; la Wasdell e la Central Pharma hanno fatto grossi investimenti in Irlanda, Paese in cui a breve si trasferiranno; la Steris, azienda che si occupa della vendita di strumenti chirurgici, ha già lasciato l’Inghilterra.

Insomma, pare che le grandi imprese preferiscano scappare via dalla Gran Bretagna prima che la Brexit possa danneggiarle. C’è chi ancora spera in un eventuale rinvio dell’Articolo 50 ma il capo negoziatore della Ue Michel Barnier è stato chiaro:

“Ci sono due possibilità per lasciare l’Unione: la prima è un’uscita ordinata basata sull’accordo costruito passo dopo passo con il Regno Unito dopo 18 mesi di negoziati; la seconda è un’uscita disordinata, che è anche al momento uno scenario di default”.

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