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Coronavirus: vietato l’ingresso nel Regno Unito da chi proviene dai Paesi in “lista rossa”

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AEMORGAN

Per evitare la diffusione di nuove varianti del Coronavirus, il governo del Regno Unito ha rafforzato ulteriormente i suoi confini introducendo ulteriori restrizioni per quanto riguarda i viaggi all’estero.

In primis sono stati rimossi i cosiddetti “corridoi di viaggio” e, per questo motivo, chiunque rientra in Inghilterra dall’estero dovrà necessariamente fornire un risultato negativo di un test COVID-19 effettuato 72 ore prima della partenza.

Come ulteriore misura preventiva, è stata stilata una “lista rossa” che include 33 Paesi: i viaggiatori che partono da quelle specifiche destinazioni, d’ora in poi, saranno respinti al confine, a meno che non si tratti di cittadini britannici e irlandesi o residenti ufficiali del Regno Unito. In quest’ultimi casi, chi rientra dovrà comunque sottoporsi per il momento a dieci giorni di autoisolamento a casa a prescindere dall’esito del test.

Il governo sta addirittura pensando ad una “quarantena alberghiera” per chi rientra, così da evitare anche la possibile diffusione del virus nei domicili dei viaggiatori. Se così dovesse essere, tutti coloro che tornano da determinati Paesi saranno accolti all’aeroporto e portati direttamente in un hotel in cui trascorreranno una quarantena precauzionale a proprie spese. Agli ospiti sarà vietato lasciare le loro stanze fino a quando non avranno avuto il permesso di andarsene. 

Al momento non ci sono ulteriori dettagli sul nuovo sistema di quarantena alberghiera ma, stando alle ultime indiscrezioni, in settimana il governo dovrebbe chiarire se e quando entrerà in vigore la nuova norma e quali particolari Paesi ne saranno interessati.

Intanto il dipartimento dei trasporti del Regno Unito ha affermato che qualsiasi esenzione di viaggio esistente fino ad adesso non si applica alla “lista rossa”, quindi non è consentito nessuno spostamento per nessun motivo (neanche lavorativo). I Paesi che ne fanno parte sono i seguenti:

Angola
Argentina
Bolivia
Botswana
Brasile
Burundi
Capo Verde
Cile
Colombia
Repubblica Democratica del Congo
Ecuador
Eswatini
Guyana francese
Guyana
Lesotho
Malawi
Mauritius
Mozambico
Namibia
Panama
Paraguay
Perù
Portogallo (comprese Madeira e Azzorre)
Ruanda
Seychelles
Sud Africa
Suriname
Tanzania
Emirati Arabi Uniti (EAU)
Uruguay
Venezuela
Zambia
Zimbabwe.

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