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Brexit, il Parlamento britannico non approva l’accordo sull’UE: cosa succede adesso?

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EU Network
AEMORGAN

L’accordo sulla Brexit non è stata approvato dal Parlamento britannico: alle 19:40 (ora UK), la Camera dei Comuni ha rigettato la proposta di accordo che il governo di Theresa May aveva negoziato con Bruxelles per l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea con 432 voti a sfavore (di cui 118 Tories) e 202 a favore.

Nonostante l’accorato appello del Primo Ministro inglese, che invitava ad approvare l’accordo perché “rispetta la volontà democratica espressa dal popolo britannico nel referendum del 2016 e apre la strada a un futuro migliore per la Gran Bretagna”, la House of Commons ha votato in modo contrario, aprendo di fatto una crisi di governo e delle prospettive poco chiare per la Brexit.

Theresa May, dopo la votazione, si è rivolta ai parlamentari dicendo che hanno “votato per quello che non vogliono, ma non hanno detto cosa vogliono”. Jeremy Corbyn, leader dell’opposizione, dopo avere dichiarato che “questa è la peggiore sconfitta di un Governo dal 1920”, ha proposto una mozione di sfiducia contro l’esecutivo, che verrà discussa domani. Secondo i Labour, l’unica soluzione adesso è rimanere nell’UE perché l’ipotesi no-deal non è un’opzione contemplabile. In ogni caso domani Theresa May cercherà di aprire un tavolo di negoziazioni con l’opposizione per vedere quali sono le alternative per la Brexit e quali nuovi piani negoziare con l’UE. Ian Blackford, leader di SNP per Westminster, ha poi affermato che il suo partito appoggerà la mozione di sfiducia.

Brexit: cosa succede ora?

Domani, mercoledì 16 gennaio, si voterà la mozione di sfiducia che deciderà se l’esecutivo dovrà dimettersi, a partire da Theresa May. Nel caso in cui il governo venisse confermato, le prospettive sono le seguenti:

  • No-deal. Continuare con la Brexit, prevista per il 29 marzo 2019, senza trovare un nuovo accordo con l’Unione Europea. È ovviamente l’opzione che tutti non vorrebbero si realizzasse, tranne coloro che ritengono che “meglio un non accordo, che un brutto accordo”.
  • Tre giorni per presentare un piano B. In base a un emendamento approvato dal Parlamento, l’esecutivo è obbligato a presentare un piano B emendabile dalla Camera dei Comuni.
  • Rinvio data della Brexit. Un’altra soluzione sarebbe quella di estendere la durata dell’art. 50 TUE che disciplina l’uscita di uno Stato membro dall’Unione. Questa opzione varrebbe anche nel caso in cui la mozione di fiducia passasse.

Cosa succede invece se la mozione di sfiducia passa? In questo caso si dovrebbe formare un nuovo esecutivo. Se il nuovo Governo fosse presieduto da Corbyn, l’ipotesi più probabile è che si pensi a nuovo accordo con l’UE o a rinvio della data della Brexit. Ovviamente, tra le varie opzioni sul tavolo c’è anche un nuovo referendum.

No accordo sulla Brexit: le dichiarazioni dell’UE

Dopo la notizia del mancato accordo, è arrivata pronta la risposta dalle istituzioni europee. Il portavoce di Donald Tusk, presidente del Consiglio europeo, ha detto: “Ci dispiace per l’esito del voto e chiediamo al governo britannico di chiarificare al più presto le sue intenzioni nel rispetto dei passi successivi da fare. Gli altri 27 Stati membri rimangono uniti e responsabili come lo sono stati per l’intero processo e cercheranno di ridurre il danno causato dalla Brexit. Continueremo le nostre preparazioni per tutti gli scenari, incluso quello del no-deal. La possibilità di un’uscita disordinata è aumentata con questo voto e, anche se non vogliamo che accada, dobbiamo essere preparati. Questo accordo rimane al momento il migliore e solo modo per un ritiro ordinato del Regno Unito dall’Unione Europea”.

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