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CORONAVIRUS

Coronavirus: tutti potremmo essere infetti a nostra insaputa

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AEMORGAN

Le linee guida dell’NHS dicono chiaramente cosa fare quando si ha tosse o febbre alta: stare al chiuso, porsi in quarantena per 7 giorni (che diventano 14 giorni dal momento che altri, in casa, hanno iniziato ad avere sintomi), evitare contatti esterni, e indossare la mascherina per limitare ulteriori esposizioni. Il fatto è che queste misure non sono sufficienti nel 100% della casistica, e molti di noi potrebbero essere contagiosi senza rendersene conto. È questa la morale della storia di Charlie Lawrence-Jones.

Tutto è iniziato diversi giorni fa, quando il primo boccone di uno speziato curry indiano è risultato piuttosto deludente. Non insapore o poco piccante: non aveva proprio nessun gusto. Una circostanza che in Italia era già nota, ma che nel Regno Unito è emersa sui mezzi di informazione solo sabato scorso, quando la British Association of Otorhinolaryngology (ENT UK) ha infatti confermato che la perdita del gusto e dell’olfatto può essere uno dei sintomi del Coronavirus.

In gergo medico questa condizione si chiama anosmia, e potrebbe svilupparsi in presenza d’infezione anche senza altri sintomi. Ed è questo il vero problema: Charlie è diventato un portatore precoce di COVID-19, cioè qualcuno che è ancora nella fase di incubazione senza avere sintomi manifesti. Ed è lì che è iniziato il vero dramma: ricostruire la fitta rete di incontri e contatti avuti durante i precedenti 14 giorni.

Tutte queste persone, infatti, sono considerate ora ad alto rischio, e dovrebbero effettuare un tampone, così da evitare ulteriori danni. Ma è facile comprendere la difficoltà di un simile busillis: se uno in quel periodo va a lavoro come al solito, prende i mezzi pubblici, va al ristorante e in palestra, non c’è praticamente modo di risalire alla catena dei contagi. Prendete per esempio quel che abbiamo sotto gli occhi ogni giorno.

Un gran numero di londinesi, per scelta o per necessità (l’affitto non si paga da solo), continua a prendere autobus strapieni e metropolitane sovraffollate come niente fosse, più che nelle altre capitali europee. E questo nonostante le crescenti restrizioni messe in atto. Parliamo del 16% della popolazione di Roma e del 9% di quella milanese contro l’83% dei londinesi (dati Citymapper aggiornati al 15 marzo): una enormità che rischiamo di pagare cara.

“Non mi sentivo minimamente ammalato” spiega Charlie. “Non c’era alcuna ragione per dovermi mettere in auto-isolamento. Persone nella mia stessa posizione potrebbero camminare ora lungo le strade, o mettersi in fila al supermercato per la spesa. Questa mancanza di informazione non è colpa dell’NHS o delle autorità, ma mostra la velocità mostruosa a cui questa pandemia si sta sviluppando. Serve a capire che tutti, giovani e adulti, dobbiamo restare a casa. Altrimenti, siete tutti ad alto rischio di ricevere o di passare l’infezione ad altri.” #StayhomeNOW.

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