David Davis: “Il Regno Unito pronto a espellere i migranti UE in caso di ondata di nuovi arrivi”

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Se ci fosse un’ondata di nuova immigrazione dai paesi UE prima dell’uscita ufficiale del Regno Unito dall’organizzazione sovranazionale, i nuovi arrivati potrebbero essere rimpatriati. È questo il monito che David Davis, nominato pochi giorni fa dal neo Primo Ministro Theresa May a capo del ministero che si occuperà proprio della Brexit, ha voluto lanciare tramite le pagine del tabloid britannico Daily Mail.

Nella sua prima intervista da ministro, Davis ha sottolineato che cercherà di raggiungere un accordo per permettere ai cittadini UE già a Londra e nel resto del Regno Unito di rimanere così come di far sì che i cittadini britannici che vivono negli altri Paesi Membri dell’Unione possano continuare a vivere all’estero. Non c’è nessuna volontà da parte del neo governo britannico, quindi, di rispedire a casa i tre milioni di migranti che già vivono e lavorano in Gran Bretagna.

Tuttavia, nel caso in cui il numero di migranti europei che raggiungessero Londra nel periodo di negoziati tra l’UE e il Regno Unito per formalizzare l’uscita di quest’ultimo aumentasse in maniera esponenziale, il governo potrebbe intervenire. Come? Stabilendo che solo quelli che hanno raggiunto il Regno Unito entro una certa data abbiano il diritto all’indefinite leave to remain, cioè al risiedere nel Paese a tempo indeterminato, cosa che non avverrà per i nuovi arrivati (che molto probabilmente dovranno richiedere un visto).

In realtà, la legittimità della mossa è dubbia, nel caso sia presa prima che la Brexit diventi ufficiale. Infatti, in teoria, finché il Regno Unito non avrà siglato un accordo con l’Unione Europea che stabilisce le condizioni di uscita, il Paese rimane a tutti gli effetti uno stato membro dell’organizzazione e in quanto tale non può prendere misure a limitazione della libertà di circolazione come suggerito in precedenza. Al momento il governo britannico non ha ancora attivato l’articolo 50 TUE con il quale possono iniziare formalmente le negoziazioni tra le due parti coinvolte.

Anche se David Davis sembra convinto che non ci sarà bisogno di negoziare: “Non dobbiamo fare alcuna negoziazione, solo capire quali sono i loro interessi. Non è la stessa cosa. Quando attiveremo l’Articolo 50 sapremo quale forma e contenuto avrà l’accordo”. Il ministro scongiura anche la possibilità di una recessione economica: “Diventeremo il Paese con il mercato più aperto e di ampie vedute del mondo”.

A questo messaggio di parziale chiusura che arriva dal governo conservatore in risposta alla volontà popolare che ha supportato la Brexit, il sindaco di Londra, Sadiq Khan, ha risposto in maniera opposta. Sui suoi profili social ha condiviso un video in cui i londinesi aprono le loro porte, a partire dal numero 10 di Downing Street e terminando nell’ufficio del sindaco. “Mandiamo un messaggio potente a tutto il mondo – #Londraèaperta”, ha commentato Sadiq Khan.

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