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La Scozia contro la Brexit: proposto un referendum sul distacco dal Regno Unito

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TELC

Continua ad essere un equilibrio precario quello tra Scozia e Regno Unito da quando si parla di Brexit e della possibilità di perdere l’accesso al mercato unico europeo. L’argomento è più caldo che mai in previsione dei negoziati tra Gran Gretagna e Ue, previsti per la fine di marzo.

Il popolo scozzese, in verità, già si era schierato contro la Brexit nel referendum dello scorso giugno, anche se poi la situazione si era completamente ribaltata con i voti positivi dell’Inghilterra. Ad oggi il primo ministro della Scozia Nicola Sturgeon è tornata sull’argomento con maggiore incisività, dichiarandosi disposta ad un nuovo referendum sul distacco dal Regno Unito pur di non perdere l’accesso al mercato unico europeo.

In un’intervista al “Financial Times” la rappresentante scozzese ha, così, affermato che questa settimana presenterà una proposta di accordo con la Gran Bretagna affinché il suo Paese rimanga inserito nel mercato unico del Vecchio Continente anche se, dopo la Brexit, sia Inghilterra che Galles e Irlanda del Nord ne dovessero uscire. Il primo ministro non vuole, quindi, scendere a compromessi e la sua intenzione è quella di difendere gli interessi del suo popolo puntando su una buona volontà politica anche perchè, uscendo dall’UE, metterebbe a rischio ben ottantamila posti di lavoro.

A questo punto le pressioni per il premier britannico Theresa May continuano ad aumentare tanto che ha assicurato che si impegnerà ad ascoltare le ragioni del governo scozzese, così come quelle del Galles e dell’Irlanda del Nord, prima di iniziare le trattative a Bruxelles l’anno prossimo. Stando ai fatti, quindi, la Brexit inizia già a perdere colpi ancor prima di essere partita senza tener conto che molti dubbi arrivano anche da altri Paesi Europei.

Basti pensare che il ministero delle Finanze della Danimarca guidato da Kristian Jensen ultimamente ha espresso molte titubanze a riguardo, essendo soprattutto preoccupato per la necessità di riempire un buco da 7,6 miliardi che la Gran Bretagna lascerà nel momento in cui dovesse uscire dal mercato unico. Attualmente l’Inghilterra è, infatti, uno dei più grandi contributori netti dell’Unione Europea e, di conseguenza, con la sua ipotetica assenza il Vecchio Continente dovrà contenere le spese cercando di compensare la batosta sul bilancio europeo direttamente collegata all’attuazione della Brexit.

 

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