La mostra di Marlene Dumas al Tate Modern di Londra

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The Image as Burden, questo il nome col quale è stata battezzata la mostra più importante mai realizzata di un’artista contemporanea tanto apprezzata quanto controversa, Marlene Dumas, che fino al 10 maggio sarà ospitata dalla Tate Modern di Londra.

Lei, sudafricana trapiantata nei Paesi Bassi, da anni sulla scena internazionale grazie alla perfezione pittorica che è stata in grado di imprimere nelle sue opere; una cosa va subito detta, non parliamo di una mostra delicata e neppure generosa di punti deboli: è una retrospettiva di quarant’anni di arte in un centinaio di dipinti intimi, e questi quarant’anni trasudano di opere forti, prepotenti, dove la figura umana -così come la disegna la Dumas- non conosce sconfitta grazie all’acquerello che smorza ogni condizione.

I quadri partono sempre da qualche foto, personali come parenti e amici, o pubbliche come quelle stralciate dai giornali e la pittrice fa delle istantanee una sorta di culla per le sue tele; ma le foto diventano sempre altro nella pittura, diventano un emblema, un suono, un racconto, un viaggio e lo scatto del reale si stravolge e l’intento di agguantare un frammento di realtà diventa il quadro che non t’aspetti, eppure lo guardi e rievoca un momento.

E’ un evento più che una semplice mostra, non solo perché è l’esposizione più imponente -su scala mondiale- dei lavori della Dumas, ma anche per il carico espressivo che genera il suo modo di scegliere un’immagine e di renderla simbolo di un contesto; se è vero che -a suo dire- le immagini di seconda mano generano emozioni di prima mano, ogni spettatore coglierà ogni quadro in base al vissuto personale, al grado di intensità percettiva che ognuno di noi è capace di riversare nell’incontro con l’arte.

Nelle stanze della Tate Modern incontriamo mescolati i volti di Obama, Osama Bin Laden, ma anche neonati altissimi, figure impossibili, e donne tante donne, perché il tema della forza femminile e della sua capacità di dare senso e svolta alla storia è sempre stato tema caro a Marlene Dumas; e quindi incrociamo Amy Winehouse, una patriota algerina catturata durante la guerra di indipendenza, Naomi Campbell, la terrorista Meinhof, Lady D., una vittima del terrorismo ceceno, Charlotte Corday, che uccise Marat, perché uccidendo un uomo ne avrebbe salvati centomila.

Uno sguardo al passato che detta le regole dei volti irregolari, una mano a strappare quel che resterà forse del presente, con un preciso e voluto approccio singolare tra l’opera ed il singolo che le è di fronte, quasi a solleticare la memoria di ognuno a furia di pennellate che -col solo cambiamento di tono- sono capaci sulla tela di fare di un volto irregolare una manciata di ricordi, come se fosse il quadro a creare la foto e non la foto a guidare il quadro.

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