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Brexit rimandata? Sì se non c’è accordo: il voto del Parlamento

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EU Network

Brexit: la Camera dei Comuni approva l’emendamento per rimandare l’uscita dall’Unione Europea

Dopo aver bocciato l’accordo tra UE e Regno Unito firmato dal Governo di Theresa May, il Parlamento britannico è tornato a votare sulla Brexit, questa volta per decidere se rimandare la data di uscita dall’Unione Europea, fissata al 29 marzo.

Con 502 voti a favore e 20 contrari, la Camera dei Comuni ha approvato l’emendamento F presentato dai deputati Cooper e Letwin il quale prevede che se il governo non avrà raggiunto un nuovo accordo con Bruxelles entro il 13 marzo, Theresa May dovrà richiedere all’UE di prolungare, ai sensi dell’art. 50 TUE, le negoziazioni per raggiungere un nuovo accordo di uscita. In pratica, si cerca così di scongiurare l’ipotesi di un “no deal”, costringendo il governo a rimandare la Brexit se non si sia raggiunto un accordo entro metà marzo. Ovviamente, però, affinché le negoziazioni sulla Brexit siano prolungate, tutti e 27 gli Stati Membri dell’UE dovranno essere d’accordo.

Sono stati bocciati dal Parlamento invece due emendamenti: il primo riguardava l’imposizione nell’accordo di uscita di alcune condizioni tra cui la presenza di un’unione doganale tra UE e Regno Unito dopo la Brexit; il secondo, invece, mirava a escludere ogni uscita senza aver raggiunto un accordo, anche in caso di prolungamento di negoziazioni e che queste non andassero a buon fine.

Brexit: cosa succede ora

I prossimi step, in sintesi sono i seguenti:

  • Il governo di Theresa May cercherà di concludere una proposta di accordo entro il 13 marzo con Bruxelles per poi presentarla al Parlamento britannico.
  • In questa data, la Camera dei Comuni voterà l’accordo proposto. Se, come probabile, l’accordo sarà rigettato, il Parlamento voterà sulla possibilità di uscita senza accordo.
  • In caso di rifiuto dello scenario no deal (più che altamente probabile), il giorno seguente, il 14 marzo, il parlamento voterà sulla possibilità di estendere l’art. 50 e quindi rimandare la Brexit.

È possibile che la Brexit sia ancora fissata al 29 marzo? Per Theresa May la risposta è sì

In questo scenario, quindi, la condizione di prolungamento della Brexit si avvererà solo qualora il Regno Unito non riesca a raggiungere un nuovo accordo con Bruxelles e/o se questo non sarà poi votato dal Parlamento britannico. Theresa May, nonostante lo scenario a lei non proprio favorevole, è fiduciosa: “Il nostro obiettivo è quello di lavorare per raggiungere un accordo e uscire il 29 marzo“, ha scritto come riporta il The Guardian. “Fare ciò significa dare alle attività commerciali e ai cittadini le certezze che meritano”. “Il parlamento dovrebbe fare il suo lavoro così che il nostro Paese possa andare avanti”.

Theresa May, infatti, spera di convincere gli euroscettici a votare per il nuovo accordo puntando sul fatto che il prolungamento delle negoziazioni potrebbe portare a un secondo referendum sulla Brexit. Tuttavia, rimane la questione del backstop irlandese, punto di vero stallo tra Bruxelles e la parte euroscettica e gli unionisti irlandesi .

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